Prospettive per l’arte svizzera nel 2026: i vantaggi della disuguaglianza
Tra eredità record e giochi di potere nel Golfo, pare che nel 2026 il denaro avrà un ruolo senza precedenti in ambito culturale. Ma non dimenticate di dare un’occhiata alla nostra selezione di mostre e alle novità dal mondo del cinema svizzero.
Le eredità dalle otto cifre in su sono in aumento, e le parti coinvolte a livello economico si contendono le modalità con cui tassarle. Tuttavia, una maggiore ricchezza ai piani alti della società contribuisce a un ambiente più fiorente per il mercato dell’arte.
Secondo una ricercaCollegamento esterno condotta dalla banca svizzera UBS, le persone ultra-benestanti stanno generando livelli record di ricchezza, miliardi di dollari che verranno poi trasmessi a coniugi e discendenti. La maggior parte di questi lasciti dovrebbe provenire dagli Stati Uniti, seguiti da India, Francia, Germania e Svizzera. Stando alle previsioni, nei prossimi 15 anni solo nel Paese elvetico verranno ereditati 206 miliardi di dollari (165 miliardi di franchi).
Un altro studio dell’istituto di credito svizzero, l’edizione 2025Collegamento esterno dell’Art Basel and UBS Survey of Global Collecting, si concentra in particolare sulle persone con un patrimonio netto elevato (HNWI), sui loro interessi nelle diverse regioni e generazioni, e sulle loro abitudini di spesa.
Lo studio ha individuato due tendenze: nel 2025, collezionisti e collezioniste HNWI hanno destinato circa il 20% del proprio patrimonio all’arte, rispetto al 15% del 2024. Gli HNWI con un patrimonio superiore a 50 milioni di dollari hanno raggiunto una media del 28%. Anche collezionisti e collezioniste della Gen Z (con anno di nascita compreso tra fine anni Novanta e inizio anni 2000) hanno fatto registrare investimenti superiori alla media, pari al 26%.
L’altra tendenza è che l’84% degli HNWI che ha partecipato al sondaggio, ha ereditato opere d’arte, tesoretto che corrisponde a circa il 30% delle opere di loro proprietà. Il 90% degli HNWI della Gen Z che hanno ricevuto in eredità delle opere artistiche le ha conservate. Gli autori dello studio ritengono che questo dimostri una tendenza a portare avanti la tradizione familiare e ad ampliare le proprie collezioni, ma potrebbe anche essere che, vista la lieve tendenza al ribasso degli ultimi due anni, la maggior parte preferisca aspettare un momento più propizio per vendere.
Tempi difficili e cauti ottimismi
Un anno fa, prima dell’insediamento del presidente statunitense Donald Trump, all’Art Basel di Miami Beach, l’ultima grande fiera dell’anno, che è solitamente considerata un buon indicatore del mercato, regnava un’atmosfera di “cauto ottimismo”.
Alla luce della guerra sui dazi e delle incertezze riguardanti la politica statunitense, la stampa specializzata ha fatto più volte ricorso a questa espressione negli ultimi mesi. Tuttavia, le vendite tardive dei blue chip alla fiera di Miami a dicembre, che hanno consolidato le tendenze osservate sia all’Art Basel di Parigi sia alla Frieze di Londra in ottobre, e la ripresa del mercato delle aste nella seconda metà del 2025, hanno spostato l’accento più sull’“ottimismo” che sulla “cautela”.
Agli ultraricchi è tornata la voglia di fare acquisti, e non solo di opere d’arte. Grandi case d’asta come Christie’s e Sotheby’s avevano investito su beni di lusso per compensare la tendenza al ribasso delle opere d’arte, strategia che sembra aver dato i suoi frutti: le aste di gioielli di Christie’s a Ginevra hanno portato oltre 72 milioni di dollari a maggio e 60 milioni a novembre. A dicembre, a Londra, la casa d’aste ha anche venduto un uovo Fabergé per la cifra record di 22,9 milioni di sterline (24,5 milioni di franchi).
Il mutamento geografico
I centri di potere dell’arte, però, si stanno spostando verso il Golfo Persico. La regione, infatti, è il più recente campo di battaglia nella guerra geopolitica tra Art Basel e Frieze, le due principali fiere d’arte internazionali.
Art Basel Qatar vedrà la sua prima edizione a febbraio, mentre a novembre 2026 Frieze aprirà una sede ad Abu Dhabi, dove Sotheby’s ha appena inaugurato la sua prima Collectors’ Week annuale (a novembre 2025). Il fondo sovrano dell’emirato detiene infatti una quota di minoranza nella casa d’aste di origine britannica con sede a New York.
La capitale emiratina ospita già un “franchise” del Louvre, ma ha anche appena aperto due colossali musei locali, lo Zayed National Museum e un museo di storia naturale.
Nel frattempo, tra le 100 persone più influentiCollegamento esterno nel settore selezionate annualmente da Art Review, i primi dieci nominativi includono ben due persone provenienti da quest’area geografica. La prima è Sheikha al-Mayassa bint Hamad bin Khalifa al-Thani, sorella dell’attuale emiro del Qatar e direttrice dei Qatar Museums, che comprendono una dozzina di istituzioni e siti storici nel Paese, che è passata dal ventunesimo posto dello scorso anno, alla seconda posizione. Subito dopo viene la curatrice Sheikha Hoor al Qasimi, figlia minore del sovrano del Sharjah e presidente della Sharjah Art Foundation, la quale l’anno scorso aveva ottenuto il primo posto in classifica.
Il Sharjah è uno dei sette emirati degli Emirati Arabi Uniti e ospita la più antica Biennale d’arte della regione, risalente al 1993. L’apertura di nuove gallerie è prevista anche in Arabia Saudita e a Dubai. Il Golfo si rivolge alle élite provenienti da Asia, Africa, Occidente e, naturalmente, dal Medio Oriente.
Con e senza Koyo a Venezia
Il Vecchio Continente, tuttavia, non ha ancora perso smalto, né attrattiva. La 61° Biennale di Venezia, prevista per i primi di maggio, ha già suscitato grandi aspettative. La nomina della svizzero-camerunese Koyo Kouoh a direttrice artistica della mostra era stata accolta con grande favore nel mondo dell’arte, poiché la curatrice è stata una delle figure più importanti degli ultimi decenni in questo campo.
La sua improvvisa scomparsa all’età di 58 anni, lo scorso maggio, ha lasciato un vuoto incolmabile, ma curatori e curatrici ad interim promettono di “portare avanti il progetto così come Kouoh lo aveva concepito e definito, con l’obiettivo di preservare, valorizzare e diffondere le sue idee e il suo lavoro”.
Il Padiglione Svizzero quest’anno ha scelto di far rappresentare il Paese a un collettivo elvetico con un lavoro di respiro paneuropeo: l’installazione “The Unfinished Business of Living Together”. Il concept, ideato dai curatori Gianmaria Andreetta (Lugano/Berlino), Luca Beeler (Zurigo) e dall’artista Nina Wakeford (Londra), è stato sviluppato da un team composto anche da Miriam Laura Leonardi (Zurigo), Yul Tomatala (Ginevra) e dal collettivo Lithic Alliance (Zurigo/Bruxelles).
Basato su una puntata del 1978 del programma televisivo svizzero Telearena in cui si discuteva di orientamenti sessuali, “il progetto prende in esame le condizioni e le potenzialità di tolleranza e appartenenza, nonché le forme di divisione sociale”. Considerando le scarse informazioni disponibili in merito, tutto ciò che possiamo dedurre al momento è che il progetto comprende molte voci, una per ogni regione linguistica della Svizzera, a creare quella che si spera sia una polifonia stimolante.
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Gioie per gli occhi e per i sensi
Il 2026 sarà un anno di mostre eccezionali in diversi musei svizzeri. Vediamone una breve selezione:
Kunsthaus di Zurigo: fino a febbraio il Museo delle Belle Arti di Zurigo si concentrerà su due donne eccezionali:
La brasiliana Lygia Clark, che ha iniziato la sua carriera sotto la profonda influenza del movimento dell’arte concreta guidato dall’artista svizzero Max Bill, ma ben presto è arrivata a superare il suo maestro, il concretismo e i principi stessi dell’arte…
…. e la ginevrina Alice Bailly, una delle prime moderniste svizzere. Come per molte sue contemporanee, la sua vita e le sue opere sono state oscurate per anni dalla fama e la gloria dei colleghi maschi.
Nel mese di ottobre il Kunsthaus metterà invece a confronto le opere dell’austriaca Maria Lassnig e del norvegese Edvard Munch, di cui possiede la maggiore collezione al di fuori della Norvegia. L’audace giustapposizione tra i due artisti, le cui carriere non si sono mai incrociate, “consente una nuova lettura della loro arte”, scrive la curatela.
Per quanto riguarda la collezione Emil Bührle, dal 20 marzo si arricchirà di nuovi lavori, parallelamente alla sezione dedicata alla ricerca sulla provenienza delle opere sospettate di essere state sottratte con la forza a collezionisti e collezioniste ebrei. Il museo ha anche annunciato che dall’inizio del 2027 la collezione verrà presentata in una veste completamente nuova.
Kunstmuseum di Basilea: Nel 2020 Berna aveva ospitato una grande retrospettiva su Lee Krasner, nel 2026 sarà il turno della sua contemporanea Helen Frankenthaler, una delle più importanti artiste astratte dell’America del dopoguerra. La mostra si terrà a Basilea da aprile ad agosto. A seguire, sarà il turno di un’ampia esposizione delle stampe di Roy Lichtenstein, relative a tutte le fasi della sua carriera. A marzo invece il museo inaugurerà la mostra “The First Homosexuals 1869-1939”, incentrata sui primi esempi di desiderio omosessuale e diversità di genere nelle arti.
Fino ad aprile, il Musée d’art et d’histoire di Ginevra (MAH Genève) ospita la mostra Elles. Contemporary Australian Indigenous Women Artists, con una straordinaria selezione di opere che reinventano il millenario patrimonio spirituale e culturale australiano.
Otobong Nkanga al Museo d’arte cantonale di Losanna: l’artista nigeriana residente a Bruxelles è una delle figure più significative della generazione dell’Africa postcoloniale. Questa retrospettiva, ideata in collaborazione con il Museo d’arte moderna di Parigi, è in mostra da aprile ad agosto.
Infine, gli eventi salienti del 2026 al Zentrum Paul Klee di Berna: una mostra dedicata all’architetto paesaggista brasiliano Roberto Burle Marx, che, tra una moltitudine di opere, ha aggiunto un tocco organico al design futuristico della capitale Brasilia.
Un’altra mostra sarà invece dedicata all’artista tedesco Kurt Schwitters, la cui opera attraversa tutto il panorama artistico della prima metà del XX secolo, tra diversi generi e mezzi espressivi: dadaismo, costruttivismo, surrealismo, poesia, suono, pittura, scultura, grafica, tipografia e installazioni artistiche.
La nostra selezione di film
Diversi film svizzeri in uscita nelle sale e sulle piattaforme di streaming per il prossimo anno hanno girato i festival internazionali nel 2025. I nostri esperti ed esperte nel mondo hanno seguito con attenzione il percorso di alcuni dei più importanti:
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In estasi o in esilio con la realtà virtuale di due registi svizzeri
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Architettura, lavoro e potere attraverso la lente di Jean-Stéphane Bron
La situazione del settore e il clima creativo che vi prevale, tuttavia, diverranno più chiari solo a fine gennaio, con l’inaugurazione del Festival del cinema di Soletta, il principale festival del Paese dedicato al cinema nazionale.
Oltre al concorso per il Premio letterario di Soletta, l’evento propone diverse, curate sezioni. Quest’anno il programma “Histoires” comprende nove opere realizzate da registi svizzeri a New York tra il 1978 e il 1992. Si tratta di una costellazione molto ampia, che racchiude “da Basquiat a Brad Pitt”: New York Beat Movie, Face Addict, Johnny Suede, Piccoli rumori, Candy Mountain… Alcuni di questi titoli sono disponibili sulla piattaforma filmo.chCollegamento esterno, accessibile solo dalla Svizzera.
Il critico Alan Mattli, redattore della rivista cinematografica FilmbulletinCollegamento esterno e collaboratore di lunga data di Swissinfo, ha in programma di vedere i seguenti film: Nacktgeld (L’esposizione) di Thomas Imbach; Autour du feu (Intorno al fuoco) di Laura Cazador e Amanda Cortes; Lydia: Aufzeichnungen aus dem Irrenhaus (Lydia: Appunti dal manicomio) di Stefan Jung; Namaste Seelisberg, di Felice Zenoni; Der Mann auf dem Kirchturm (L’uomo sul campanile) di Edwin Beeler.
A cura di Mark Livingston/ts
Traduzione di Camilla Pieretti
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