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Caso Regli, parlamentari svizzeri vogliono indagare in Sudafrica

Sulle attività dell'ex-capo dei servizi segreti, Peter Regli, è in corso anche un'inchiesta amministrativa Keystone Archive

I deputati sperano di chiarire eventuali accordi tra Berna e Pretoria sulla produzione di armi chimiche e biologiche.

Per far luce sui rapporti fra i servizi segreti svizzeri e quelli del Sudafrica, la delegazione delle commissioni della gestione delle Camere federali potrebbe accedere anche a documenti e testimoni legati al regime dell’apartheid.

Far luce su vicende delicate

Una decisione in questo senso non è ancora stata presa, ma è stata inviata una lettera al Consiglio federale per chiedere come dovrebbe comportarsi in tal caso la delegazione, ha spiegato il suo presidente e consigliere nazionale Alexander Tschäppät (PS/BE), prendendo posizione su un articolo della «Berner Zeitung».

Visto che in Svizzera sono stati distrutti documenti su temi scottanti, relativi all’attività dell’ex capo del Gruppo servizio informazioni Peter Regli e dei suoi sottoposti, i parlamentari sperano di poter accedere a fonti straniere per fare luce su vicende delicate, come la presunta esistenza di un accordo fra i due paesi per la produzione di armi chimiche e biologiche.

In attesa di una risposta

Oswald Sigg, portavoce del Dipartimento federale della difesa, ha da parte sua confermato che il Consiglio federale ha ricevuto una lettera in tal senso, a inizio febbraio. La risposta del governo è in fase di preparazione, ha detto Sigg, e sarà comunicata in marzo.

La delegazione delle commissioni della gestione sta esaminando i rapporti tra la Svizzera e il regime sudafricano dell’apartheid nell’ambito dei servizi di informazione. Lo scorso 12 novembre, la delegazione aveva deciso di procedere a un’inchiesta supplementare. Sull’affare, è pure in corso un’inchiesta amministrativa del dipartimento federale della difesa.

swissinfo e agenzie

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