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Democrazia diretta in Svizzera

Dai sondaggi un sì all’ONU

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La tendenza per il sì all'adesione all'ONU si sta affermando, ma non bisogna confondere sondaggio e votazione. Le ultime due settimane di campagna possono ancora cambiare tutto.

Se si fosse votato a metà febbraio, il popolo svizzero avrebbe detto sì alla proposta di aderire all’Organizzazione delle Nazioni unite nella misura del 54%. Il 37% avrebbe votato contro, mentre gli indecisi sarebbero stati il 9%.

Questo è in sintesi il risultato del sondaggio condotto dall’istituto di ricerca GfS su incarico della televisione della Svizzera tedesca. I dati si basano su un campionario di 1271 persone interrogate nelle tre principali regioni linguistiche del paese, tra l’11 e il 16 febbraio.

Guadagna il campo dei sì

L’evoluzione dei dati rispetto al precedente sondaggio, condotto dal GfS in gennaio, indica che sono stati soprattutto i fautori dell’adesione a guadagnare terreno, con 4 punti a loro vantaggio, mentre gli avversari sono rimasti allo stesso livello di un mese fa.

Questa evoluzione è promettente per chi crede nell’adesione, perché tra il sondaggio di gennaio e quello di metà febbraio la campagna è entrata nella sua fase più significativa. Organizzazioni e partiti hanno definito le loro indicazioni per il voto e numerosi duelli con rappresentanti di spicco delle due parti si sono già svolti.

Una partecipazione da primato?

Dai risultati emerge inoltre che l’interesse per la votazione è aumentato e il tasso di partecipazione potrebbe raggiungere il 49%. Un mese fa questo tasso era del 47% e prima della campagna raggiungeva soltanto il 41%. Rispetto alle altre votazioni federali, si tratta di dati nettamente sopra la media.

Anche il campo degli indecisi si è ridotto notevolmente. In occasione del sondaggio precedente il 13% non sapeva ancora come avrebbe votato. Questo tasso toccava addirittura il 19% per il primo sondaggio del GfS, realizzato in dicembre.

La polarizzazione della campagna rispecchia il solco tracciato dai partiti. Socialisti, democristiani e radicali sono favorevoli e le loro sezioni cantonali non hanno deviato dalla linea tracciata. Sull’altro fronte figura l’Unione democratica di centro, ma alcune sue sezioni cantonali non hanno seguito la decisione presa dal partito a livello nazionale.

Dunque, il 77% della base dei socialisti voterà in favore, così come il 71% dei democristiani e il 69% dei radicali. I cittadini con una formazione superiore si pronunciano più facilmente per il sì, piuttosto contrario, invece, chi ha un livello di formazione inferiore. Poche le differenze tra città e campagna.

Le argomentazioni

Tra le principali argomentazioni dei fautori dell’adesione figurano la volontà di potere decidere come impiegare i soldi che diamo all’ONU. Essi pensano inoltre che l’adesione sia nell’interesse del paese e sia compatibile con la neutralità. In caso di bocciatura l’immagine della Svizzera ne patirebbe.

Tra gli avversari si cita l’argomento dei costi troppo elevati e della violazione della neutralità. L’adesione è inutile e potrebbe mettere in pericolo la pace in Svizzera.

La doppia maggioranza ancora incerta

Anche la maggioranza dei cantoni, indispensabile per questa iniziativa, potrebbe essere acquisita. A questo proposito, la Svizzera romanda sembra avviarsi verso un sì al di sopra della media nazionale, come del resto nei cantoni di Basilea, Zurigo e Berna. I fautori dell’adesione dovrebbero dunque potere contare su 9 cantoni sicuri. I cantoni vicini alla media nazionale dovrebbero essere Soletta, Zugo, Argovia, Lucerna, San Gallo, Sciaffusa e Grigioni. Tra quelli che invece boccerebbero l’iniziativa figura il Ticino, con il 44% di no, il 43% di sì e il 13% di indecisi.

Mariano Masserini

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