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Matrimoni fittizi: contestata la proposta dell’Udc

Per le persone sprovviste di documenti, la via che conduce al matrimonio può essere assai problematica imagepoint

L'iniziativa «Impedire la conclusione di matrimoni fittizi», presentata dal deputato Toni Brunner, chiede di vietare il matrimonio alle persone che risiedono in Svizzera ma non dispongono di un permesso di soggiorno.

Il progetto è stato criticato dalla Piattaforma dei «sans papier» («senza documenti»), secondo cui l’iniziativa comporta «una grave violazione dei diritti degli svizzeri che desiderano sposarsi con stranieri».

Quattro anni or sono, i cittadini elvetici avevano approvato in votazione un inasprimento del diritto in materia di stranieri e d’asilo, su proposta dell’Unione democratica di centro (Udc, destra nazional-conservatrice).

In quest’ottica, nel 2005 il consigliere nazionale e presidente del partito Toni Brunner ha depositato un’iniziativa parlamentare affinché l’articolo 98 del Codice civile svizzero obblighi i fidanzati che intendono sposarsi e non sono cittadini svizzeri a presentare un permesso di dimora o un visto validi.

All’iniziativa è stato dato seguito e – nel suo rapporto del 31 gennaio 2008 – la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (Camera del popolo) ha approvato un progetto di revisione in questo senso della legge sugli stranieri. I deputati avrebbero dovuto discutere il tema durante la sessione estiva, ma il dibattito è stato rinviato a settembre.

«Diritto violato»

Secondo Catherine Menétrey, presidente uscente della Piattaforma dei «sans papier» (sarà sostituita dal deputato socialista Eric Voruz) , tale modifica violerebbe il diritto costituzionale al matrimonio e alla famiglia. «Si tratterebbe sostanzialmente di una proibizione di sposarsi per chi ha un partner sprovvisto del permesso di soggiorno».

Già attualmente, ha spiegato l’ex consigliera nazionale, alcuni cantoni richiedono questo documento: «Per le coppie che si amano e talvolta hanno già figli, ciò implica l’inizio di una lotta quotidiana». Infatti, da quel momento incomincia una lunga e complessa trafila che obbliga a spostarsi continuamente da un ufficio all’altro, coinvolgendo anche il partner elvetico e gli eventuali figli.

Conseguenze per i figli

Catherine Menétrey ritiene inoltre che un’eventuale modifica del Codice civile non influenzerebbe soltanto il matrimonio, ma anche il riconoscimento dei figli nati dall’unione e il ricongiungimento famigliare.

A suo parere – per esempio – in caso di espulsione del padre i figli perderebbero il diritto, sancito dalla convenzione delle Nazioni Unite, di vivere con i propri genitori.

L’obbligo di possedere una regolare autorizzazione di soggiorno presuppone inoltre che le persone prive di permesso, desiderose di sposarsi, si autodenuncino presso gli uffici di controllo degli abitanti. È questa l’opinione di Myriam Schwab, collaboratrice del Centro sociale della Chiesa protestante vodese.

Secondo lei, ne conseguirebbero umilianti trafile, che potrebbero comportare il rifiuto dei documenti presentati dal richiedente o la denuncia alla polizia.

Corsa a ostacoli

La procedura necessaria per ottenere un visto implica sovente il superamento di una lunga serie di ostacoli, spiega Myriam Schwab. Infatti, nel processo decisionale sono coinvolte le ambasciate, le autorità d’immigrazione e la polizia degli stranieri.

«A ciascuno di questi stadi, vi sono ampie possibilità per rifiutare la concessione del visto», sottolinea Schwab. A titolo di esempio, essa menziona il caso di una cittadina afgana costretta a una vera e propria maratona burocratica di oltre diciotto mesi – in patria e nella Confederazione – prima di poter sposare il fidanzato, residente in Svizzera.

Obiettivo non facile

La lotta contro l’inasprimento legislativo s’annuncia molto impegnativa, e i rappresentanti della Piattaforma dei «sans papier» ne sono ben coscienti. Infatti, la lotta contro i matrimoni fittizi è condivisa sia dal governo, sia dai partiti borghesi.

Finora l’associazione è generalmente riuscita a cooperare con le autorità in maniera tale da appianare gli ostacoli amministrativi e rendere possibile il matrimonio. Tuttavia, conclude Myriam Schwab, «se l’eccezione – ossia la proibizione di sposarsi – dovesse diventare la regola, il diritto al matrimonio sancito dalla Costituzione sarebbe soltanto fumo negli occhi».

swissinfo, Renat Künzi
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

Nel suo rapporto, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale scrive:

«Le nuove disposizioni mirano a garantire che un matrimonio o un’unione domestica registrata possano essere contratti solo se le due persone soggiornano legalmente in Svizzera. In particolare, i richiedenti l’asilo definitivamente respinti e gli stranieri che soggiornano illegalmente nel nostro paese e devono lasciare il territorio svizzero non devono potersi sottrarre al rimpatrio, come spesso capita, avviando una
procedura preparatoria».

Secondo uno studio effettuato nel 2004 dall’Ufficio federale della migrazione, in Svizzera risiedono tra 80’000 e 300’000 persone senza permesso di soggiorno. Stando all’istituto di ricerca fgs.bern, invece, tale cifra di situa attorno alle 90’000 unità (margine d’errore: +/- 10’000).
Il solo cantone di Vaud, secondo stime delle autorità, conta da 12’000 a 15’000 «sans papiers», Ginevra tra 8 e 12’000. Si ritiene che la maggioranza provenga dal Sudamerica, dall’ex Iugoslavia, dalla Turchia e dall’Europa orientale.
Buona parte dei clandestini lavora nei settori seguenti: edile, alberghiero, ristorazione, agricoltura, lavori domestici. Molto spesso vi sono situazioni di sfruttamento: capita che 200 ore di lavoro mensili vengano retribuite con 1’200 – 1’500 franchi.

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