A Zurigo un’esposizione per capire cosa prova chi fugge dalla guerra
D'origine curdo-siriana, il regista Mano Khalil è giunto in Svizzera come rifugiato politico. La sua installazione video all'entrata dell'esposizione "Fuggire" permette un'immersione impressionante nel mondo dell'esilio.
(Museo nazionale svizzero)
Schweizerisches Nationalmuseum
Rifugiati in difficoltà al largo dell'isola greca di Lesbos.
(UNHCR/Ivor Prickett)
Ivor Prickett/UNHCR
Il pubblico è invitato a scegliere quattro oggetti – su dodici – da prendere con sé durante la fuga.
(Museo nazionale svizzero)
Schweizerisches Nationalmuseum
Un campo profughi improvvisato a Mogadiscio, Somalia.
(Direzione dello sviluppo e della cooperazione)
DEZA
Sono oltre 65 milioni le persone che nel 2015 sono state costrette a lasciare la propria casa. Due terzi si trovano ancora all'interno dei confini del loro paese. A Zurigo, dei rifugiati si raccontano.
(Museo nazionale svizzero)
Schweizerisches Nationalmuseum
Rifugiati siriani alla frontiera turca.
(Bulent Klic/AFP)
Bulent Klic/AFP
L'esilio ha diversi volti. Cinque persone fittizie raccontano la loro esperienza.
(Museo nazionale svizzero)
Schweizerisches Nationalmuseum
Campo profughi a Mogadiscio, Somalia.
(Direzione dello sviluppo e della cooperazione)
DEZA
In Svizzera i centri per richiedenti l'asilo accolgono persone provenienti da diversi paesi in guerra.
(Museo nazionale svizzero)
Schweizerisches Nationalmuseum
Cosa significa dover fuggire dalla guerra, abbandonare la propria casa e intraprendere un lungo e rischioso viaggio verso un paese sconosciuto? È uno dei tanti interrogativi sollevati dal Museo nazionale di Zurigo, che attraverso la mostra "Fuggire" intende far luce sulla tragica situazione dei rifugiati nel mondo.
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Promossa da diverse entità svizzere attive nel campo della migrazione e dall’Alto commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR), l’esposizione invita il pubblico a scoprire le storie di chi è costretto a fuggire dalla violenza, dalla persecuzione o dalle conseguenze del cambiamento climatico.
La mostra, aperta fino al marzo 2017, dà la possibilità ai visitatori di calarsi nei panni dei protagonisti di queste tragiche vicende e di capire cosa vuole dire arrivare in un luogo in cui non si è attesi da nessuno.
Stando alle cifre dell’UNHCR, i rifigurati e gli sfollati nel mondo sono oltre 65 milioni, la cifra più alta mai registrata dopo la Seconda guerra mondiale. Il 90% di loro dipende dalla solidarietà internazionale. L’esposizione ha per obiettivo anche di informare sugli aiuti internazionali e sulla politica svizzera d’asilo.
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