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Bilaterali: un voto fondamentale per il futuro europeo della Svizzera

La popolazione è chiamata alle urne questo fine settimana per esprimersi sugli accordi bilaterali conclusi con l’Unione europea. Una decisione di grande importanza per il futuro economico della Svizzera, ma anche per i nostri connazionali all’estero.

Frutto di oltre 4 anni di difficili negoziati, gli accordi bilaterali dovrebbero innanzitutto gettare le basi per un rafforzamento dei rapporti con l’Unione europea (UE). I 7 accordi settoriali consentirebbero in tal senso di colmare una serie di lacune, rimaste aperte dopo il rifiuto popolare della proposta di adesione allo Spazio economico europeo SEE, nel dicembre del 1992.

La portata di questi accordi è alquanto limitata sul piano giuridico e istituzionale rispetto al trattato SEE, che imponeva alla Svizzera di riprendere automaticamente buona parte del diritto comunitario. Gli effetti degli accordi concernono quasi esclusivamente ambiti economici e sociali, che rivestono comunque una notevole importanza, tenendo conto degli stretti legami che esistono tra la Confederazione e i 15 paesi membri dell’UE.

Basti pensare, a questo proposito che, già oggi, oltre il 60 percento delle esportazioni elvetiche sono assorbite dall’UE, mentre le importazioni dai 15 raggiungono addirittura l’80 percento. In tale ambito, gli accordi dovrebbero facilitare i rapporti commerciali tra la Svizzera e i paesi europei in 7 settori.

L’accordo sui trasporti aerei dovrebbe, ad esempio, migliorare l’accesso delle compagnie svizzere al mercato europeo, quello sull’agricoltura agevolare le esportazioni dei prodotti elvetici, quello sugli ostacoli tecnici semplificare le procedure di omologazione dei certificati relativi ai prodotti industriali. Vantaggi dovrebbero derivare anche dall’accordo sugli appalti pubblici e da quello sulla cooperazione scientifica, che permetterebbe ai ricercatori svizzeri di partecipare ai programmi europei.

A dividere maggiormente la popolazione e a creare maggiori resistenze sono invece i due accordi che concernono la libera circolazione delle persone e i trasporti terrestri. Quest’ultimo accordo, sollecitato soprattutto dall’Unione europea, autorizza infatti i camion comunitari di 40 tonnellate a transitare nel nostro paese. Ancora oggi rimane difficile da valutare se le misure previste dal governo svizzero per trasferire il traffico pesante dalla strada alla ferrovia, saranno sufficienti per evitare una valanga di automezzi pesanti.

Ancora più controverso l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Un accordo che permette ai cittadini svizzeri, entro una scadenza di due anni, di risiedere e lavorare liberamente nei paesi dell’UE. A sollevare opposizioni vi è chiaramente la libera circolazione accordata, in cambio, ai cittadini dei 15. A tappe successive ed entro un termine definitivo di 12 anni, potranno stabilirsi e esercitare il loro mestiere in Svizzera.

Se all’interno del paese il voto appare tutt’altro che scontato, nonostante il charo sostegno della maggior parte dei partiti politici e delle organizzazioni economiche, sembra invece alquanto massiccio l’appoggio degli svizzeri residenti in Europa. Gli accordi bilaterali permetterebbero loro di muoversi molto più liberamente nei 15, semplificando le complesse procedure necessarie per l’ottenimento dei permessi di lavoro e di residenza. Un interesse ancora più forte sussiste per i giovani svizzeri dell’estero, alla ricerca di un lavoro o di un diploma universitario.

Le prime indicazioni sul voto sono attese per le 13.00 di domenica, mentre i risultati definitivi dovrebbero giungere entro le 15.00-16.00. L’ultimo sondaggio, realizzato dall’Istituto GfS per la Televisione svizzero-tedesca, dava una maggioranza di SI superiore al 60 percento, contro un 25 percento di NO e un 13 percento di indecisi.

Armando Mombelli

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