Blocher riapre le ostilità contro il PSS
Christoph Blocher (foto d'archivio) insiste sulle radici comuni tra socialismo e nazi-fascismo. A tale scopo ha presentato a Zurigo l'opuscolo "Libertà al posto di socialismo", con un "appello ai socialisti di tutti i partiti"
Dopo le recenti polemiche con il Partito socialista svizzero, il consigliere nazionale e presidente dell’UDC zurighese ha giustificato la ripresa di questa battaglia ideologica come una sua reazione agli “sforzi della sinistra politica, culturale e sociale di voler paragonare i borghesi – e soprattutto l’Unione Democratica di Centro – a gruppi totalitari dell’estrema destra”. In particolare, Blocher intende replicare a questa “diffamazione sistematica avvenuta non solo in Svizzera, ma anche nel Consiglio d’Europa, a Strasburgo”.
Nel documento – che verrà diffuso in quattro lingue e in una tiratura limitata “provvisoriamente” a 20’000 copie, destinate soprattutto ai mass media e agli ambienti politici – il leader dell’UDC evidenzia come, secondo la sua rilettura della storia, le radici ideologiche comuni di nazionalsocialismo e socialismo vanno ricercate nel perseguimento dei seguenti obiettivi: “un potere possibilmente illimitato dello Stato in ogni settore della vita (statalismo), l’accentuazione eccessiva della collettività (collettivismo) e la violazione della libertà delle singole persone (antiindividualismo e antiliberalismo)”.
Blocher sostiene che “l’economia dirigista e il centralismo rappresentano insieme mali fondamentali, tanto quanto la solidarietà prescritta dall’alto”. Questi mali sarebbero una minaccia attuale anche per la politica svizzera, la quale “mostra crescenti tendenze verso il totalitarismo. L’indottrinamento della propaganda di Stato fa scuola anche nel nostro Paese, mentre la richiesta di un “primato della politica” non lascia più spazio privato al singolo individuo”.
Il documento si conclude con un appello ai “socialisti di tutti i partiti”, chiamati ad “occuparsi della questione di come sarà il socialismo del futuro”. E Blocher conclude: “Il nostro Paese non deve farsi integrare in un’Unione europea dalle strutture prevalentemente socialiste”.
Silvano De Pietro
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