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Consiglio nazionale: i soldati svizzeri in missione all’ estero si difenderanno con le armi

Le truppe svizzere in missioni di pace all'estero dovranno essere armate per difendersi. La Camera bassa intende dunque aggiornare in questo senso la legge sull'esercito e l'amministrazione militare. (foto: soldati missione di pace in Kosovo)

L’idea di armare per la difesa personale le truppe svizzere impegnate in missioni di pace all’estero ha superato martedì il primo scoglio parlamentare: il Consiglio nazionale l’ha, infatti, accolta con 86 voti contro 49 e 30 astenuti. Ora dovrà vedersela con il meno impegnativo esame degli Stati, per poi superare quello più incerto del popolo, visti i referendum dichiarati della sinistra pacifista e della destra isolazionista.

Sono falliti tutti i tentativi per silurare il progetto per l’attribuzione di armi d’autodifesa alle truppe svizzere impegnate in missioni di pace all’estero. La «strana alleanza» tra una maggioranza dell’UDC e frange dello schieramento rosso-verde non è riuscita né a far naufragare, né a rinviare la revisione parziale della legge sull’esercito e l’amministrazione militare.

La Svizzera non può più permettersi di affidare la sicurezza dei propri militi a eserciti stranieri, com’è ora il caso nel Kosovo, ha rilevato il relatore della commissione Jean-Claude Vaudroz (PPD/GE). Ne va della sua attendibilità. Altri Stati neutrali, come l’Austria e la Svezia, partecipano senza problemi alle azioni di mantenimento della pace con truppe armate, hanno ricordato vari oratori.

Sul fronte opposto, invitando a non entrare in materia o a rinviare il progetto, Flavio Maspoli (Lega) ha ricordato che solo qualche anno fa il popolo svizzero ha respinto con una chiara maggioranza i caschi blu.

Ma Adolf Ogi gli ha risposto giocando con fervore la carta della solidarietà.«Dobbiamo mostrarci solidali se vogliamo che la comunità internazionale ci spalanchi le sue porte», ha affermato il ministro della difesa. Del resto, se la Svizzera s’impegna contro la guerra, lo fa anche nel proprio interesse, ha sottolineato Ogi. Approfitta così – ha aggiunto – della stabilità creata nelle aree di crisi.

Gli oppositori
Tuttavia, Ulrich Schlüer (UDC/ZH) è andato alla carica per sottolineare come un centinaio di militi svizzeri all’estero non basti a migliorare la situazione sul fronte dell’asilo nel nostro paese. Inoltre, la maggioranza dei deputati dell’UDC di Adolf Ogi considera l’armamento dei soldati svizzeri all’estero una violazione della nostra neutralità.

Un parere questo condiviso anche sul fronte completamente opposto da Josef Zisyadis (PdL/VD) che ha accusato Adolf Ogi d’essere «affetto d’intervenzionismo acuto». Anche Fernand Cuche (Verde/NE) se l’è presa con questo tentativo di riavvicinamento alla NATO. Bernhard Hess ha esclamato: «diventeremo le marionette delle grandi potenze straniere».

No a imporre la pace
Per calmare i bollori in sala, il Nazionale ha deciso, con 147 voti contro 25, d’escludere espressamente dalla legge la partecipazione ad azioni di combattimento destinate a imporre la pace.

I mandati
Gli impieghi di truppe svizzere per la promozione della pace potranno svolgersi sulla base di un mandato dell’ONU o dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Ma potrà bastare l’accordo degli Stati interessati, ciò che ha suscitato l’opposizione di una minoranza condotta da Barbara Haering (PS/ZH), che teme abusi.

Per l’invio di oltre 100 militi o per un periodo di oltre tre settimane, il governo dovrà sollecitare l’autorizzazione del parlamento. In caso d’urgenza, quest’approvazione potrebbe essere concessa a posteriori. Per gli altri interventi armati, il Consiglio federale dovrà prima consultare le commissioni di politica estera e di politica di sicurezza del parlamento.

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