Donne e politica: tra passi avanti e passi indietro (BOZZA)
Una lumaca: così si potrebbe simbolicamente raffigurare l'evoluzione della rappresentanza femminile nel parlamento elvetico. Una lenta avanzata che accomuna le donne svizzere alle loro vicine.
In seguito alle elezioni federali dello scorso ottobre, la proporzione delle donne, infatti, è aumentata nel Consiglio nazionale, mentre è lievemente diminuita nel Consiglio degli Stati. Un’evoluzione altalenante che non si limita alle due Camere.
Due mutamenti riguardano i partiti, come evidenzia l’analisi di Werner Seitz, dell’Ufficio federale di statistica, pubblicata sull’ultimo numero della rivista «Questioni femminili».
Per la prima volta dal 1971, quando fu introdotto il suffragio femminile in Svizzera, la proporzione di donne elette in seno al Partito socialista (PS) è diminuita. La perdita di mandati subita dal PS è andata più a scapito delle donne (-6) che degli uomini
(-3).
Sul fronte opposto, per la prima volta da anni, nell’Unione democratica di centro (UDC) anche le donne hanno beneficiato dell’avanzata del partito. Sui 7 seggi supplementari guadagnati dall’UDC, 5 sono stati conquistati da donne e 2 da uomini.
Si sfiora la soglia di forza
Con 59 elette su 200 seggi, alla Camera bassa le donne hanno messo a segno un incremento di 3,5 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni del 2003. La loro proporzione è così salita al 29,5%, stabilendo un nuovo primato.
Di fatto però nel Consiglio nazionale siedono solo 57 deputate (28,5%), poiché una donna è stata eletta anche alla Camera alta e ha optato per questa carica e un’altra ha rinunciato. In entrambi i casi il mandato è stato assunto da subentranti uomini.
Se il traguardo della parità appare ancora lontano, questa progressione avvicina le deputate elvetiche alla soglia del 30%, ossia al livello che gli analisti ritengono indispensabile per poter esercitare un influsso politico reale.
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Consiglio nazionale
Né campione dell’uguaglianza, né fanalino di coda
Nel raffronto fra le Camere basse di 185 paesi, la Svizzera si colloca al 25° posto. In questa stessa classifica, stilata dall’Unione interparlamentare, si situa nella fascia di paesi sopra alla media internazionale, che è del 17,7%.
Nel confronto con i suoi vicini, la Svizzera fa peggio di Austria (32,8%) e Germania (31,6%), ma fa meglio di Liechtenstein (24,0%), Francia (18,2%) e Italia (17,3%). È d’altra parte al di sotto del 31,3% dell’Europarlamento, ma al di sopra della media del 24% dei parlamenti nazionali dell’Unione europea.
Meno rosa la Camera alta
La proporzione femminile al Consiglio degli Stati è sempre stata più esigua che al Nazionale. Inoltre, più volte, dopo qualche passo in avanti, il numero delle donne alla Camera alta è regredito.
Uno scenario che si è ripetuto lo scorso ottobre: il numero delle “senatrici” è sceso a 10, una in meno della legislatura precedente. La quota femminile è così slittata dal 23,9 al 21,7%, su un totale di 46 seggi.
Le difficoltà ancora maggiori incontrate dalle donne per farsi eleggere alla Camera alta non sono una caratteristica tipicamente elvetica. Paragonando la Confederazione con i paesi confinanti, si nota una situazione analoga.
La proporzione in Germania (21,7%) è identica a quella in Svizzera, in Austria è invece superiore (24,6%), mentre in Francia (18,2%) e in Italia (14,0%) è inferiore.
Altri sviluppi
Consiglio degli Stati
La Confederazione rispecchia la situazione dei Cantoni
Werner Seitz confronta i risultati del parlamento nazionale con quelli dei legislativi cantonali nel periodo 2004-2007. In questi ultimi la proporzione di donne è cresciuta di 2 punti percentuali, attestandosi al 26%.
Dall’analisi comparativa emerge che sia al Consiglio nazionale sia nei parlamenti cantonali “la quota di donne supera la media in seno agli ecologisti e alla sinistra, e si assottiglia man mano che ci si sposta verso destra”. Lo scarto fra lo schieramento rosso-verde e quello borghese si è tuttavia leggermente ridotto rispetto al passato.
Ad eccezione del Partito popolare democratico (PPD), le differenze della rappresentanza femminile dei cinque maggiori partiti fra il Consiglio nazionale e i parlamenti cantonali non superano i 3,5 punti percentuali, precisa Seitz.
Per il PPD il divario è invece di 18 punti percentuali. Tra i popolari democratici eletti al Consiglio nazionale, la quota delle donne è infatti balzata dal 32,1 al 38,7%, mentre nei parlamenti cantonali è rimasta ferma al 21%.
Record di ministre
Fiore all’occhiello delle conquiste politiche femminili è il Consiglio federale eletto lo scorso dicembre, dopo il rinnovo delle Camere. Per la prima volta tre membri del governo su sette sono donne. Con una quota del 42,8% di ministre, la Svizzera si situa all’8° posto della classifica mondiale. Fra i paesi confinanti, fa meglio solo la Francia, con il 46,7%.
Ma l’esperienza insegna che anche nell’esecutivo non c’è alcuna garanzia di un mantenimento delle posizioni né tantomeno di una progressione lineare della rappresentanza femminile: il pericolo di una regressione è sempre in agguato.
Anche l’andamento nei governi cantonali lo dimostra. Dopo il primato del 23,4% segnato nel 2004, la quota delle donne è diminuita. Alla fine del 2007 era scesa al 19,2%, con 30 seggi su 156.
L’equa ripartizione del potere politico fra i sessi in Svizzera non sembra più una chimera. Ma il cammino verso la parità si profila ancora lungo e in salita.
swissinfo, Sonia Fenazzi
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Consiglio federale
febbraio 1971: viene accordato il diritto di voto e di eleggibilità;
ottobre 1971: elette 11 donne nel parlamento federale, 10 al Consiglio nazionale e una agli Stati;
1977: Elisabeth Blunschy (PPD) è eletta alla presidenza del Consiglio nazionale, la più alta carica politica del paese;
1983: il Partito socialista candida Lilian Uchtenhagen-Brunner al governo federale, ma la maggioranza borghese del parlamento non la elegge;
1984: Elisabeth Kopp (PLR) è eletta nel governo svizzero;
1987: Eva Segmüller è eletta presidente di un partito di governo, quello popolare democratico;
1987: Ursula Mauch è eletta presidente di un gruppo parlamentare, quello socialista;
1998: Ruth Dreifuss (PS) diventa presidente della Confederazione.
Le quote di deputate elette in Consiglio nazionale variano molto da un partito all’altro. Fra le 5 formazioni principali, i Verdi sono in testa con la parità perfetta (50%). Seguono il Partito socialista (42%) e quello popolare democratico (39%). Nettamente staccati il Partito liberale radicale (19%) e l’Unione democratica di centro (13%).
In 16 cantoni la quota di deputate elette varia dal 14 al 43%. I due seggi di Uri e Appenzello Esterno sono rimasti in mani femminili. Otto cantoni sono rappresentati in Consiglio nazionale esclusivamente da uomini.
Cinque cantoni non hanno mai eletto una donna in Consiglio nazionale: Zugo, Obwaldo, Nidwaldo, Glarona e Appenzello Interno.
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