I presidenti di Svizzera e Italia a tu per tu
Il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger ha incontrato venerdì a Lucerna il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, in visita privata in Svizzera.
Dopo un breve colloquio all’albergo Schweizerhof, durato 20 minuti, entrambi hanno assistito a un concerto nell’ambito del Lucerne Festival.
I due presidenti non hanno discusso di politica. Quando i rapporti sono buoni, si può anche parlare amichevolmente del più e del meno, di Dio e del mondo, ha detto Leuenberger.
Il presidente della Confederazione si è rallegrato del fatto che Napolitano abbia compiuto la sua prima visita in Svizzera, paese non membro dell’Unione europea: non nella capitale politica Berna, né in quella economica, Zurigo, ma a Lucerna, «capitale della cultura».
Atto antifascista
Leuenberger ha ricordato che il Lucerne Festival era stato definito nel 1938 da Arturo Toscanini un «atto antifascista». L’ottantenne Napolitano, militante comunista, è stato egli stesso un attivo antifascista.
Dopo il colloquio con Leuenberger, Napolitano aveva ancora in programma un incontro con i quattro membri del parlamento italiano che vivono in Svizzera. Poi il concerto al Centro culturale e dei congressi.
Solista della serata era il pianista italiano Maurizio Pollini, accompagnato dalla Lucerne Festival Orchestra diretta da un altro italiano, Claudio Abbado.
swissinfo e agenzie
Nato il 29 giugno 1925, Giorgio Napolitano è stato eletto presidente della Repubblica dal parlamento italiano il 10 maggio 2006.
Entrato all’età di 20 anni nel Partito comunista italiano, Napolitano ne è stato uno degli esponenti più in vista dell’ala moderata di tendenza socialdemocratica.
Alla fine degli anni Ottanta, ha aderito al Partito democratico della sinistra.
Nato il 21 settembre 1946, Moritz Leuenberger è stato eletto nel governo federale nel 1995. Da allora guida il Dipartimento federale dell’Ambiente, dei Trasporti, dell’Energia e delle Comunicazioni.
Membro del Partito socialista svizzero dal 1969, è stato presidente fra il 1989 e il 1990 della commissione parlamentare d’inchiesta sul cosiddetto «scandalo dello schedature».
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