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“L’iniziativa ‘No a una Svizzera da 10 milioni’ non impedirà agli svizzeri e alle svizzere all’estero di rientrare nel Paese”

La Svizzera deve porre un tetto alla sua popolazione di 10 milioni di abitanti, limitando severamente l'immigrazione? Nella nostra trasmissione Let's Talk abbiamo discusso delle implicazioni dell'iniziativa dell'UDC, sulla quale il popolo voterà il 14 giugno.

“L’obiettivo principale della nostra iniziativa è controllare i flussi di persone che entrano nel nostro Paese”, spiega Manfred Bühler, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), nel nostro dibattito filmato Let’s Talk.

Il suo partito ritiene che l’immigrazione eserciti una pressione eccessiva sulla Confederazione. Ha quindi lanciato un’iniziativa che propone di porre un tetto alla popolazione svizzera di 10 milioni di persone. Il testo, che sarà sottoposto al voto popolare il 14 giugno, vuole costringere il Consiglio federale a prendere delle misure non appena verrà raggiunta la soglia dei 9,5 milioni.

>> I dettagli sulla posta in gioco dell’iniziativa:

Altri sviluppi

Manfred Bühler riconosce che l’introduzione di un tetto massimo alla popolazione sarebbe una misura senza precedenti. Come avevamo mostrato in questo articolo, l’unico territorio a disporre di una legislazione che permette di limitare il numero di abitanti è quello delle Galapagos, per ragioni ambientali. Il deputato democentrista sottolinea tuttavia che l’obiettivo di controllare chi entra ed esce dal Paese per stabilirvisi o lavorarvi è condiviso dalla maggior parte degli Stati del mondo.

Agli occhi del deputato socialista Jean Tschopp, l’iniziativa dell’UDC è inopportuna. Rileva che la popolazione non dovrebbe continuare ad aumentare all’infinito. “Tutti i demografi e le demografe concordano nel dire che la curva s’invertirà e che la popolazione totale in Svizzera con ogni probabilità diminuirà nell’arco di 10-15 anni”, afferma.

Tornare allo statuto di stagionale?

Il testo dell’UDC prevede diverse misure per limitare l’immigrazione, in particolare attraverso una restrizione delle ammissioni provvisorie per le persone richiedenti l’asilo e del ricongiungimento familiare. Se ciò non bastasse, il Governo dovrebbe denunciare i trattati internazionali che favoriscono la crescita demografica, come l’accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE.

Jean Tschopp ritiene che la fine della libera circolazione delle persone metterebbe la Svizzera in una situazione delicata. “Ciò porrebbe fine al regime attuale dei permessi di lavoro e di domicilio. Saremmo costretti a tornare a un precario statuto di stagionale per rispondere alle esigenze di settori che già soffrono di una forte penuria di manodopera”, afferma.

Per Manfred Bühler, si tratta prima di tutto di essere più selettivi. Sottolinea che, sulle 80’000 persone che arrivano ogni anno in Svizzera, solo la metà lavora. “Possiamo accontentarci di 30’000-40’000 persone per rispondere al fabbisogno dell’economia, mobilitando nel contempo maggiormente la manodopera interna, aumentando i tassi di occupazione e rafforzando la formazione di chi già vive nella Confederazione”, precisa.

Jean Tschopp mette però in guardia: “Se i permessi di soggiorno e di lavoro diventeranno più difficili da ottenere, il numero di lavoratrici e lavoratori frontalieri potrebbe aumentare, aggravando gli ingorghi stradali”.

Manfred Bühler, da parte sua, rileva che alcune regioni di confine sono già sotto pressione a causa dell’afflusso di personale frontaliero, ma è persuaso che molte posizioni potranno essere occupate da persone che già risiedono in Svizzera.

Le pensioni svizzere a rischio?

La maggior parte degli studi riportati dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) conclude che l’immigrazione e la libera circolazione hanno un effetto benefico sulla crescita in Svizzera. Manfred Bühler, tuttavia, sfuma questa constatazione. “La crescita del PIL pro capite ha comunque rallentato, poiché ci sono più abitanti. La torta a disposizione viene ripartita tra più persone”, stima.

Da parte sua, Jean Tschopp ricorda che i lavoratori e le lavoratrici stranieri versano contributi nettamente superiori alle prestazioni che ricevono dall’Assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS). “Queste persone sono contribuenti importanti per il nostro sistema sociale. Ne abbiamo bisogno per attenuare gli effetti dell’arrivo all’età del pensionamento della generazione dei baby boomer”.

Un parere non condiviso da Manfred Bühler, secondo cui bisogna trovare altre soluzioni per finanziare le pensioni. “Far crescere costantemente la popolazione residente per finanziare l’AVS è un gioco pericoloso”, avverte.

Un ostacolo per la diaspora svizzera?

L’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” preoccupa l’Organizzazione degli Svizzeri all’estero. Quest’ultima ha preso posizione contro il testo dell’UDC, temendo che possa indebolire lo statuto giuridico dei circa 500’000 svizzeri e svizzere che vivono nei Paesi dell’UE.

Manfred Bühler tiene tuttavia a rassicurare: “Anche se gli svizzeri e le svizzere all’estero non sono esplicitamente menzionati nel testo, la nostra iniziativa non impedirà loro di rientrare nel Paese”. Se l’iniziativa supererà la prova delle urne, egli promette che la questione sarà regolata nelle disposizioni d’applicazione discusse dal Parlamento. Jean Tschopp non è convinto e ritiene che l’iniziativa potrebbe creare problemi agli svizzeri e alle svizzere che vivono all’estero. “Ad esempio, una cittadina elvetica che va a vivere in Francia o in Spagna, sposa un cittadino europeo e desidera tornare in Svizzera con lui, potrebbe incontrare difficoltà se il suo coniuge non ha il passaporto svizzero”, afferma.

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Testo riletto e verificato da Samuel Jaberg

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