Maratona per il bando delle bombe a grappolo
A Dublino è iniziata la conferenza di 12 giorni sulle bombe a grappolo. La Svizzera è tra i 100 paesi che vi partecipano, ma non vede di buon occhio un bando totale di questi ordigni.
Le bombe a grappolo (cluster bomb) sono considerate tra le armi più micidiali per la popolazione civile coinvolta in una guerra. La maratona negoziale di Dublino dovrebbe portare ad un trattato che ne vieti l’uso, la produzione e lo stoccaggio.
La strada è però in salita: molti paesi importanti che fanno uso di questi ordigni, come Usa e Israele, non partecipano, e molti altri – Gran Bretagna in testa – vogliono annacquare il trattato.
La delegazione svizzera, guidata dall’ambasciatrice Christine Schraner Burgener, dovrebbe ripetere quanto ha già sostenuto alla precedente conferenza di Wellington e opporsi ad un divieto totale ed immediato delle bombe a grappolo. Per l’ONG Handicap International, Berna vuole proteggere i suoi vecchi arsenali. L’esercito svizzero sarebbe in possesso di 200’000 ordigni a frammentazione. Il Dipartimento federale della difesa non conferma questa cifra, indica però di aver investito negli ultimi anni 600 milioni di franchi in bombe M85 fabbricate in Svizzera su licenza israeliana.
Alcuni stati vogliono che il divieto non riguardi tutti i tipi di bombe a grappolo; altri vogliono più tempo per smantellare gli arsenali, altri ancora periodi di transizione. Oltre a Usa e Israele, sono assenti da Dublino Russia, Cina, India e Pakistan. I promotori del bando sperano però che una firma di decine di altri paesi faccia pressione morale sugli assenti, come avvenne per le mine antiuomo, il cui uso è stato ridotto.
Le bombe a grappolo hanno causato più morti tra i civili in Kosovo nel 1999 e in Iraq nel 2003 che qualsiasi altra arma. Molte delle ‘bombette’ in cui si frammenta l’ordigno principale continuano a esplodere e a mietere vittime anni dopo la fine delle guerre.
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