Per una Svizzera aperta verso gli stranieri
Riuniti a Morat, i delegati del Partito liberale radicale hanno adottato un programma sull'integrazione degli stranieri e hanno approvato il contributo svizzero al fondo di coesione dell'UE.
L’assemblea dei delegati dell’Unione democratica di centro, tenuta a Baar, ha respinto invece all’unanimità l’iniziativa sul finanziamento dell’AVS con gli utili della Banca nazionale.
Il Partito liberale radicale svizzero (PLR) vuole impegnarsi per una politica d’integrazione “intelligente”, che permetterà alla Svizzera di continuare ad avere successo.
Nel corso dell’assemblea, tenuta venerdì e sabato a Morat, nel canton Friborgo, i delegati hanno preso in esame il programma “Per una Svizzera aperta”, che formula 10 proposte in materia d’integrazione degli stranieri, volte a migliorare la coesione sociale.
Al centro dei dibattiti vi sono stati in particolare i rapporti tra lo Stato e la religione, l’integrazione degli stranieri sul mercato del lavoro e nelle scuole, oltre che la concessione dei diritti politici e l’esercizio dei diritti civili.
Apertura e formazione
Per concretizzare l’apertura, ha dichiarato il consigliere federale Hans-Rudolf Merz, la Svizzera deve in primo luogo sfruttare un livello di formazione elevato e un posto di primo piano nell’economia, nella ricerca e nella finanza.
“Per mostrarsi aperti non occorre abbandonare le nostre peculiarità, le nostre tradizioni e le nostre istituzioni”, ha aggiunto il ministro delle finanze, secondo il quale l’apertura è in primo luogo una questione di mentalità e di tolleranza, ma è pure una problema di formazione.
L’assemblea ha respinto le proposte di reintrodurre l’uniforme per gli allievi e di vietare i simboli religiosi a scuola. Alcuni delegati hanno insistito sul fatto che la cultura cristiana è parte della società svizzera: i problemi relativi all’integrazione non si risolvono negando i fondamenti su cui poggia il paese.
Sì al fondo di coesione
L’assemblea del PLR, che ha tra l’altro rinnovato la fiducia al presidente Fulvio Pelli, ha invece approvato il “miliardo di coesione” per i 10 nuovi paesi membri dell’UE, in votazione il prossimo 26 novembre.
I delegati invitano la popolazione ad accettare la nuova legge sulla cooperazione con l’Est, che costituisce la base legale per il versamento a tappe del miliardo, destinato a ridurre le disparità economiche e a favorire lo sviluppo dei nuovi membri dell’UE.
Con il loro referendum contro il miliardo di coesione, Unione democratica di centro, Democratici svizzeri e Lega dei Ticinesi rimettono in questione l’affidabilità della Svizzera quale partner negoziale internazionale e anche le relazioni bilaterali con l’Europa, ritiene il PLR.
No dell’UDC all’iniziativa COSA
Riuniti sabato a Baar, nel canton Zugo, i delegati dell’Unione democratica di centro (UDC) hanno respinto l’iniziativa COSA del Partito socialista, che chiede di destinare gli utili della Banca nazionale all’Assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), ad eccezione di una quota annua di un miliardo di franchi riservata ai cantoni.
L’assemblea dei delegati ha bocciato il testo dell’iniziativa, in votazione il prossimo 24 settembre, con 391 voti senza opposizione. Il consigliere federale Samuel Schmid si è rallegrato che per una volta UDC e governo sono d’accordo.
Secondo il responsabile del dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, l’iniziativa minaccia l’indipendenza e la credibilità della BNS: “Questa proposta mette in pericolo la solidità del franco svizzero e quindi la fiducia nella moneta nazionale”.
No all’armonizzazione degli assegni famigliari
I delegati dell’UDC hanno inoltre deciso di sostenere il referendum degli ambienti padronali contro l’armonizzazione degli assegni famigliari, tema che sarà sottoposto a votazione il prossimo 26 novembre.
In apertura di assemblea, il presidente del partito, Ueli Maurer, ha di nuovo aspramente criticato l’amministrazione federale che “si arroga diritti che non ha”, mentre “i cittadini si sentono sempre più incompresi e tormentati da una giungla di prescrizioni”.
Dal canto loro, il vicepresidente Yvan Perrin e il consigliere nazionale Christoph Mörgeli hanno ribadito il sostegno all’inasprimento delle leggi sull’asilo e sugli stranieri, in votazione federale fra cinque settimane.
swissinfo e agenzie
Il Partito liberale radicale (PLR) è l’unico schieramento politico ad essere sempre stato rappresentato in governo dalla nascita della Confederazione nel 1848.
Maggiore forza politica svizzera ancora una decina di anni fa, il PLR ha dovuto cedere numerosi voti nelle ultime due elezioni. Dal 2003 i radicali sono soltanto il terzo partito nel parlamento elvetico.
L’Unione democratica di centro è nata nel 1971 dalla fusione di altri due partiti difensori dei contadini e degli artigiani.
Dall’inizio degli anni ’90 l’UDC ha registrato una forte ascesa, diventando il primo partito in parlamento.
Il prossimo 24 settembre il popolo svizzero è chiamato a votare sulle proposte di revisione delle leggi sugli stranieri e sull’asilo, combattute da referendum, come pure sull’iniziativa che mira ad impiegare gli utili della Banca nazionale per finanziare l’AVS.
Il 26 novembre saranno invece sottoposti a votazione federale la nuova legge sulla cooperazione con l’Europa dell’Est e la legge sull’armonizzazione degli assegni famigliari.
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