17 anni al “cecchino” di Höngg
Il tribunale zurighese ha condannato martedì a 17 anni di carcere per assassinio il 23enne che la sera del 23 novembre 2007 a Zurigo –Höngg sparò senza motivo a una ragazza di 16 anni che aspettava l'autobus, uccidendola.
Oltre alla pena detentiva, la Corte ha ordinato al giovane di sottoporsi a delle cure adeguate in un istituto psichiatrico. La tesi di omicidio avanzata dalla difesa è dunque stata respinta, a favore di quella dell’accusa, che chiedeva fino a 20 anni di reclusione. Secondo il procuratore Ulrich Weder, l’imputato ha mostrato disprezzo per la vita umana, colpendo la vittima a sangue freddo. Di ritorno dalla scuola reclute, il giovane si era appostato dietro a un cartellone segnaletico – a 80 metri di distanza da una fermata del bus a Zurigo-Höngg – e aveva preso di mira Francesca con un fucile d’assalto. Colpita da un proiettile al petto, era morta ancora prima dell’arrivo dell’ambulanza.
La difesa ha fatto leva sull’infanzia difficile dell’imputato: nato in Cile, è stato affidato a una famiglia che lo ha poi messo in orfanotrofio. Adottato da una coppia svizzera all’età di tre anni, è poi finito nella spirale dell’alcool. Il giovane ha riconosciuto i fatti, senza però essere in grado di spiegare il folle gesto: «Non so a cosa ho pensato in quel momento e cosa volevo fare», ha dichiarato, scusandosi poi con la famiglia della vittima.
L’omicidio di Francesca, di origini italiane ma nata e cresciuta a Zurigo, aveva suscitato grande scalpore in Svizzera, riaccendendo il dibattito sull’opportunità di lasciare ai militi l’arma d’ordinanza anche fuori servizio.
swissinfo.ch e agenzie
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