Calmy-Rey delusa: niente invito da Israele
Il Consiglio federale non è stato invitato alla festa per i 60 anni d'Israele. Lo stato ebraico accoglierà con tutti gli onori decine di personalità, tra cui George Bush.
Alle cerimonie che il 14 maggio segneranno il 60esimo anniversario della creazione dello stato d’Israele, la Svizzera sarà rappresentata soltanto dal suo ambasciatore a Tel Aviv.
In interviste rilasciate alla stampa domenicale, la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha detto di essere «personalmente dispiaciuta che non ci siano stati inviti a livello di Consiglio federale». Secondo Calmy-Rey, la Svizzera si è sempre dimostrata neutrale ed ha sempre parlato con tutti. Questo non le ha impedito di impegnarsi attivamente per il rispetto dei diritti umani e di puntare il dito contro ogni violazione. «Israele, con la sua dolorosa storia, dovrebbe essere nella posizione giusta per capire questo atteggiamento», ha sottolineato la ministra.
Tuttavia, proprio la politica svizzera nella regione, viene indicata dagli osservatori come il motivo del mancato invito. Molti sono gli episodi che hanno irritato Israele; ultimo in ordine di tempo il viaggio in Iran della ministra degli esteri elvetica per concludere un affare riguardante una fornitura di gas.
La deputata liberale Christa Markwalder, vicepresidente della commissione di politica estera del Consiglio nazionale, ha citato anche le critiche che la Svizzera ha rivolto ad Israele in occasione della guerra contro il movimento sciita libanese di Hezbollah nel 2006. «Tutto questo dovrebbe far riflettere», ha detto la Markwalder alla Radio della Svizzera tedesca.
Un altro membro della commissione, il socialista Mario Fehr, è rammaricato per la decisione d’Israele. A suo avviso, la Svizzera ha giocato un ruolo costruttivo in Medio oriente, ad esempio sostenendo l’Iniziativa di Ginevra. Capisce però che certe prese di posizione della Confederazione possano aver urtato le autorità israeliane.
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