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Denuncia vittime apartheid: via libera Usa

Circa 50 società, fra cui alcune svizzere, accusate di aver violato l'embargo contro il Sudafrica dell'apartheid rischiano di pagare danni per 400 miliardi di dollari.

La Corte Suprema degli Stati Uniti era stata chiamata a pronunciarsi sulla competenza dei tribunali americani in merito alla causa internazionale in questione. L’Alta corte lunedì si è tuttavia dichiarata nell’impossibilità di giudicare, poiché quattro dei suoi nove giudici hanno avuto partecipazioni azionarie nelle società coinvolte.

I tribunali federali statunitensi, ai quali si sono rivolti i querelanti, giudicheranno dunque la fondatezza delle accuse e delle richieste di indennizzi per 400 miliardi di dollari. Le vittime dell’apartheid accusano multinazionali americane e di altri paesi di aver violato in passato le leggi internazionali, appoggiando il governo sudafricano all’epoca dell’apartheid.

Fra le aziende sotto accusa vi sono le svizzere UBS, Credit Suisse, Holcim, Ems Chemie, Novartis, Nestlé, Unaxis e Sulzer. Reagendo martedì alla decisione dell’Alta corte Usa, l’UBS si è dichiarata delusa che la massima istanza giudiziaria americana non abbia messo fine al contenzioso. La più grande banca elvetica è comunque fiduciosa sull’esito finale.

Tra le società internazionali di spicco sotto accusa vi sono anche Shell, Citigroup, Barclays, Coca-Cola, Colgate-Palmolive, Dow Chemical, Exxon Mobil, Ford, Fujitsu.

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