Il parlamento deve uscire dalle frontiere nazionali
Di fronte alla crescente sfiducia dei cittadini nei confronti dei loro dirigenti e all’incapacità dei governi di affrontare le sfide planetarie, i parlamenti dovrebbero assumere una nuova dimensione internazionale. È l’auspicio espresso alla 125esima assemblea dell’Unione interparlamentare, a Berna.
“Dalla Primavera araba i giovani sono scesi sulle strade in ogni parte del mondo per rivendicare il diritto di partecipare alla vita economica e politica. Dobbiamo ascoltarli, se non vogliamo che il prossimo decennio sia contrassegnato da instabilità e disaffezione dei cittadini, che minano le nostre prospettive di pace, sicurezza e prosperità. Il loro futuro è il nostro futuro”.
Con queste parole, pronunciate in apertura dei lavori dell’Unione interparlamentare (UIP), il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon ha invitato i rappresentanti di 130 parlamenti a dare il loro contributo per spingere i governi ad affrontare, senza perdere ulteriore tempo, le grandi sfide planetarie: la crescita della popolazione mondiale, che raggiungerà 7 miliardi entro la fine di questo mese, la povertà, la fame, i cambiamenti climatici, la crisi finanziaria internazionale.
“Ma la sfida più grande è il deficit di fiducia: la gente sta perdendo la propria fiducia nei governi e nelle istituzioni”, ha dichiarato Ban Ki-moon. “La Carta dell’ONU inizia con le parole ‘Noi, popoli delle Nazioni unite’. Siete voi, parlamentari di tutto il mondo, a rappresentare i popoli, le loro speranze, la loro volontà”.
Storica missione
È la prima volta che un segretario generale dell’ONU si esprime dinnanzi ai rappresentanti dell’UIP. Con la sua presenza a Berna, Ban Ki-moon ha tenuto a sottolineare come, proprio in questo periodo di incertezze e minacce, l’organismo mondiale dei parlamenti sia investito di un ruolo importante per ristabilire la fiducia dei cittadini nei confronti dei loro dirigenti e per favorire la pace e la cooperazione tra i popoli.
Un ruolo che, agli occhi dei suoi padri fondatori, la più vecchia istituzione politica internazionale avrebbe dovuto assumere sin dalla sua nascita. L’UIP era stata infatti creata nel 1889 – su iniziativa di due parlamentari pacifisti, l’uno francese e l’altro britannico – per risolvere i conflitti tramite negoziati politici multilaterali e per favorire la democratizzazione in ogni parte del mondo.
Una missione portata avanti con un certo successo nei primi decenni: tra il 1901 e il 1913 sei premi Nobel per la pace erano stati attribuiti a personalità dell’UIP. Poi le due guerre mondiali e l’avvento dei regimi totalitari in Europa avevano completamente vanificato gli sforzi dell’organismo parlamentare.
Un parlamento mondiale?
Nel 1954, proprio a Berna, i membri dell’UIP avevano dibattuto la proposta di creare un parlamento mondiale. Una proposta irrealizzabile durante la Guerra fredda, ma che ha ripreso un certo senso dopo la democratizzazione di numerosi paesi, dall’Europa dell’est all’America latina. Ma anche di fronte all’incapacità dimostrata dai governi e dai grandi organismi mondiali, come il G20, di affrontare le sfide internazionali tenendo conto dell’interesse dei popoli e non di interessi economici particolari.
Una visione sostenuta anche dalla presidente della Confederazione, durante il suo messaggio di benvenuto ai 1300 delegati dell’UIP a Berna. In un universo globalizzato si assiste ad una moltiplicazione di organismi decisionali continentali e internazionali, che spesso non godono di una grande legittimità democratica, ha osservato Micheline Calmy-Rey. “In questo contesto, gli organi legislativi devono prendere parte più attivamente alle decisioni, in modo da rafforzare l’ideale democratico a livello globale”.
A tale scopo, la presidente della Confederazione si è espressa in favore di due opzioni: “Da un lato, i parlamenti nazionali dovrebbero essere rappresentati in seno alle delegazioni governative che partecipano a conferenze o negoziati internazionali. Dall’altro, l’idea del parlamento potrebbe lasciare le sue frontiere nazionali per svilupparsi a livello internazionale o sovrannazionale. Una via già seguita dal Consiglio d’Europa, ma anche dal Parlamento europeo, le cui competenze si sono rafforzate negli ultimi decenni. La separazione dei poteri non deve sussistere solo all’interno degli Stati”.
Dimensione parlamentare dell’ONU
Benché priva di potere decisionale, l’UIP dispone di un certo riconoscimento internazionale, in particolare presso l’ONU. “Negli ultimi anni siamo riusciti a rafforzare la collaborazione con le Nazioni unite, in cui i paesi membri sono rappresentati in realtà dai governi e non dai parlamenti. Il nostro obbiettivo è di diventare una sorta di dimensione parlamentare all’interno dell’ONU. Le prime tappe sono già state raggiunte”, afferma la deputata Doris Stump, che guida la delegazione elvetica presso l’UIP.
Molti paesi si dimostrano inoltre sensibili alle richieste dell’UIP. In seguito non da ultimo alle sue pressioni, il parlamento svizzero ha, ad esempio, aumentato allo 0,4% del Prodotto nazionale lordo i fondi per l’aiuto allo sviluppo. “L’UIP non può costringere i paesi membri ad adottare le sue risoluzioni, ma queste ultime vengono trasmesse e sostenute dai loro parlamentari che prendono parte ai lavori. Inoltre, se non vi sono progressi in alcuni ambiti importanti, pensiamo ad esempio ai diritti delle donne, un paese perde il suo diritto di voto all’interno dell’UIP”, spiega Doris Stump.
L’organismo parlamentare rappresenta inoltre una “scuola di democratizzazione” per numerosi suoi membri, provenienti da paesi non propriamente democratici. A Berna, i 1300 delegati dibattono per tre giorni di diritti umani, parità dei sessi, accesso alla sanità, ma anche di temi d’attualità, quali le rivolte nei paesi arabi e la crisi finanziaria.
L’Unione interparlamentare (UIP) è la più vecchia istituzione politica internazionale: è stata creata nel 1889 a Parigi, su iniziativa di due parlamentari pacifisti, il britannico William Randal Cremer e il francese Frédéric Passy.
Da associazione dei parlamenti, l’UIP è diventata nel corso del tempo un’organizzazione internazionale che riunisce i parlamenti degli Stati sovrani. Oggi 157 paesi sono membri dell’UIP.
Il principale organo dell’UIP è l’Assemblea interparlamentare, che si riunisce generalmente due volte all’anno. La 125esima assemblea si svolge dal 17 al 19 ottobre 2011 a Berna.
Scopo dell’UIP è di contribuire alla difesa dei diritti umani e alla promozione della pace, favorire gli scambi tra i parlamentari di tutto il mondo, far conoscere le istituzioni democratiche e dibattere di questioni di portata internazionale.
Non tutti i parlamentari rappresentati nell’UIP sono eletti democraticamente. L’organismo rappresenta tuttavia un foro privilegiato di concertazione parlamentare, con l’obiettivo di rafforzare le istituzioni legislative in tutti i paesi.
Tra UIP e Svizzera esistono stretti legami che risalgono fino alle origini dell’organismo parlamentare.
L’UIP ha avuto la sua prima sede a Berna, dal 1892 al 1911. Trasferita poi a Bruxelles e Oslo, la sede è ritornata in Svizzera nel 1921: da 90 anni Ginevra ospita infatti l’organismo dei parlamenti.
Il primo segretario dell’UIP è stato lo svizzero Albert Gobat, che ha assunto questo incarico dal 1892 al 1909. Gobat ha ricevuto nel 1902 il premio Nobel per la pace.
È inoltre la 17esima volta che l’Assemblea parlamentare dell’UIP si riunisce in Svizzera. Dal 2003, Ginevra accoglie ogni anno la sessione autunnale di questo organismo.
La delegazione elvetica, guidata dalla socialista Doris Stump, è composta di 5 parlamentari della Camera del popolo e da 3 rappresentanti della Camera dei cantoni.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.