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Minicomitato contro la medicina complementare

Un «sì» all'articolo costituzionale sulla medicina complementare provocherebbe costi supplementari per mezzo miliardo di franchi all'anno. In mancanza di un vero comitato d'opposizione, contro l'oggetto in votazione il prossimo 17 maggio sono scesi in campo martedì tre parlamentari borghesi: il liberale radicale Felix Gutzwiller, l'UDC Toni Bortoluzzi e la democratica popolare Ruth Humbel.

L’obiettivo del trio, che si rammarica del fatto che nemmeno gli assicuratori malattia si siano dati la pena di finanziare una campagna, è suscitare la discussione. Da parte dei partiti «c’è un certo opportunismo, non ci si può mostrare contrari a qualcosa che è popolare fra gli elettori», ha detto Gutzwiller in una conferenza stampa a Berna.

Il criterio principale per integrare un trattamento nell’assicurazione di base deve rimanere la prova della sua efficacia, ha aggiunto. Secondo il «senatore», specialista di medicina preventiva, diversi metodi complementari non rispettano questo criterio.

«Come gran parte delle persone, anch’io a volte faccio uso di medicamenti alternativi, ma ciò non significa che queste prestazioni debbano essere per forza rimborsate dalla cassa malattia», ha sostenuto Ruth Humbel.

Dal canto suo, Bortoluzzi ha dipinto uno scenario catastrofico in materia di spese. Secondo lui, la fattura finale per gli assicurati e i contribuenti potrebbe raggiungere mezzo miliardo di franchi.

I fautori del progetto avevano invece avanzato cifre nettamente minori, basandosi sui dati del 2004, ultimo anno in cui cinque medicine alternative sono state provvisoriamente coperte dall’assicurazione di base: i costi erano ammontati a 25 milioni di franchi. Una cifra sottostimata secondo il ministro della sanità Couchepin, che recentemente ha parlato di spese supplementari per 80- 100 milioni.

swissinfo e agenzie

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