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Operato elvetico lodato a Strasburgo

Per i giudici di Strasburgo si profila una nuova era

Per i giudici di Strasburgo si profila una nuova era

(Keystone)

La Svizzera si è fatta onore nel ruolo di presidente di turno del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa. Lo testimoniano le lodi ripetutamente espresse dall'Assemblea parlamentare di Strasburgo. Il bilancio stilato dalla ministra Micheline Calmy-Rey è in attivo, seppur con qualche voce negativa.

Sei mesi sono un lasso di tempo troppo breve per risolvere tutti i problemi sul tavolo del Consiglio d'Europa. Ma la piccola Svizzera è riuscita a raggiungere un grande obiettivo: sotto la sua presidenza ha ottenuto l'avvio della riforma della Corte europea dei diritti umani.

Una ristrutturazione imperativa, per un tribunale oberato dai ricorsi, che da anni dava adito a discussioni, ma che non usciva dall'impasse. Disincagliarla era l'obiettivo primordiale che la Svizzera si era data per la presidenza semestrale del Comitato dei ministri, organo esecutivo del Consiglio d'Europa, assunta dal 18 novembre 2009 all'11 maggio 2010.

Berna ha saputo concretizzare questo intento. I 47 paesi membri del Consiglio d'Europa, riuniti in febbraio in una conferenza ministeriale a Interlaken, hanno infatti approvato all'unanimità una dichiarazione politica e un piano d'azione per il futuro della Corte di Strasburgo, dove oggi sono pendenti circa 120mila ricorsi e dove ogni anno ne arrivano circa 2'000.

I paesi membri si sono assunti un doppio impegno. Il primo è di mettere in atto una serie di provvedimenti a livello nazionale in modo da assicurare che la protezione dei diritti fondamentali venga innanzitutto garantita a ogni cittadino del proprio Stato. Queste misure dovrebbero avere come risultato una sostanziale riduzione dei ricorsi che arrivano a Strasburgo.

Il secondo invece si materializza nel lavoro che gli Stati dovranno portare avanti nel Comitato dei ministri, per permettere una più celere risoluzione di tutti i casi di violazione dei diritti umani.

L'Assemblea parlamentare loda la Svizzera

La "Dichiarazione di Interlaken" e il piano che l'accompagna costituiscono una vera e propria pietra miliare nella strada verso una Corte europea dei diritti umani più efficace ed efficiente. I meriti elvetici nella sua posa sono stati riconosciuti anche dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE), che si è esplicitamente complimentata con le autorità svizzere in una risoluzione.

Elogi che sono stati più volte ribaditi dal presidente di turno dell'APCE, Mevlüt Cavusoglu. "Ci tengo a congratularmi con la presidenza svizzera per i suoi sforzi, volti a rendere più efficiente la Corte europea dei diritti umani, che beneficiano del sostegno senza riserve dell'Assemblea", ha dichiarato anche martedì a Strasburgo, dinanzi al Comitato dei ministri, in occasione del passaggio di consegne per la presidenza dalla Svizzera all'ex Repubblica jugoslava di Macedonia (FYROM).

Invitando tutti gli organi del Consiglio d'Europa a "lavorare di concerto" nella direzione tracciata dalla "Dichiarazione di Interlaken", il presidente dell'Assemblea ha quindi sottolineato il rafforzamento del dialogo con il Comitato dei ministri, riscontrato sotto la presidenza svizzera, con "la partecipazione attiva e diretta" della ministra degli affari esteri Micheline Calmy-Rey.

Per Berna, esperienza gratificante

Presentando il rapporto di attività semestrale, la direttrice della diplomazia elvetica ha a sua volta reso omaggio "all'eccellente collaborazione" fra le diverse istanze, grazie alle quali "la presidenza svizzera è stata un successo". Parlando di "un'esperienza molto arricchente", la Calmy-Rey ha espresso soddisfazione per i risultati conseguiti a Interlaken, che ha definito il "punto culminante" della presidenza di turno. "Il buon funzionamento della Corte è importante per la salvaguardia dei diritti umani nel continente europeo", ha rilevato.

Altro motivo di gioia durante la presidenza elvetica è stata la ratifica da parte della Russia del Protocollo 14 addizionale alla Convenzione europea dei diritti umani, che introduce un meccanismo di filtraggio per un più efficace funzionamento della Corte di Strasburgo. La Russia era l'unico Stato a non averlo ratificato e ciò bloccava il processo di riforma. Perciò Berna si è adoperata per lo scioglimento di questo nodo.

La sfida bielorussa

Ma non c'è rosa senza spine. Così, nonostante l'impegno, durante il semestre di presidenza ministeriale, la Svizzera non è riuscita a togliere tutte le spine dal fianco del Consiglio d'Europa. Quella più dolorosa è stata la Bielorussia, con la quale la presidenza elvetica ha moltiplicato i contatti "per favorirne l'avvicinamento al Consiglio d'Europa", ha detto Micheline Calmy-Rey, ricordando di avere incontrato anche il presidente Alexander Lukashenko.

Gli sforzi elvetici non sono però stati premiati. In marzo, infatti, in Bielorussia sono state eseguite due pene capitali, ha rammentato con disappunto la ministra svizzera. "La questione dell'abolizione della pena di morte, o in una prima fase di una moratoria, resta dunque fondamentale", ha affermato Micheline Calmy-Rey, esortando le prossime presidenze a continuare ad attivarsi in tal senso.

Pur avendo subito uno smacco, la direttrice della diplomazia elvetica è persuasa che si possa ancora vincere questa causa. "Malgrado le grandi difficoltà, resto convinta che il riavvicinamento debba continuare per poter un giorno accogliere la Bielorussia nella nostra famiglia paneuropea", ha dichiarato.

Una visione condivisa da Cavusoglu, il quale ha ricordato che, in seguito all'esecuzione delle due pene capitali, l'Assemblea parlamentare ha sospeso i contatti ad alto livello con le autorità bielorusse. "Ciò nonostante, a mio parere, nei confronti del popolo bielorusso abbiamo l'obbligo morale di essere più presenti e più impegnati nel paese", ha concluso il presidente dell'APCE.

Sonia Fenazzi, swissinfo.ch

SVIZZERA E CONSIGLIO D'EUROPA

La Svizzera ha esercitato la presidenza di turno semestrale del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dal 18 novembre 2009 all'11 maggio 2010.

Berna si era data tre priorità per la sua presidenza: garanzia della tutela dei diritti umani e della preminenza del diritto, rafforzamento delle istituzioni democratiche, aumento della trasparenza e dell'efficacia del Consiglio d'Europa.

Organo esecutivo del Consiglio d'Europa, il Comitato dei ministri è composto dei ministri degli esteri degli stati membri.

Al Consiglio d'Europa, fondato nel 1949, hanno finora aderito 47 stati. La Svizzera ne fa parte dal 6 maggio 1963 e dal 1968 ha una rappresentanza permanente a Strasburgo.

Gli obiettivi del Consiglio d'Europa sono la difesa dei
diritti umani
, dello stato di diritt e della democrazia.

Oltre che del Comitato dei ministri, è composto di altri tre organi: la Corte europea dei diritti umani, l'Assemblea parlamentare, il Congresso dei poteri locali e regionali.

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"OCCASIONE MANCATA"

Se globalmente Micheline Calmy-Rey si è detta soddisfatta dei progressi conseguiti durante la presidenza svizzera, la ministra degli affari esteri non ha nascosto a Strasburgo che molto resta ancora da fare per il rafforzamento delle istituzioni democratiche e dei diritti umani in Europa. La Bielorussia non è l'unico paese in cui sono necessarie riforme. In particolare, la presidente uscente ha citato la Bosnia Erzegovina e la Georgia.

Critico invece sull'operato della presidenza elvetica, il deputato nazionale Andreas Gross, membro della delegazione svizzera presso l'Assemblea parlamentare a Strasburgo. In una missiva al quotidiano "Basler Zeitung", il socialista zurighese ha affermato che "la Svizzera ha sottovalutato la complessità dei problemi in Albania, Moldavia e Bosnia Erzegovina". Il parlamentare giudica inoltre che il governo svizzero abbia "mancato una grande opportunità" di accrescere il senso di responsabilità per il rispetto dei diritti umani all'interno della Confederazione.

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