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Tra Libia e Svizzera è ormai «crisi»

La Svizzera ha evocato per la prima volta una «crisi» tra Berna e Tripoli in connessione alla vicenda che ha coinvolto Hannibal Gheddafi, figlio del colonnello libico Muammar. Le relazioni bilaterali non sono tuttavia state interrotte.

La delegazione guidata dall’ambasciatore Pierre Helg, rientrata in Svizzera da Tripoli giovedì notte, ha presentato il rapporto della visita in Libia alla responsabile del Dipartimento degli affari esteri (DFAE) Micheline Calmy-Rey.

I diplomatici svizzeri hanno potuto incontrare alcuni «alti responsabili del ministero libico degli affari esteri, ma non il ministro in persona», ha indicato il portavoce del DFAE Jean-Philippe Jeannerat. «Le nostre relazioni bilaterali sono in crisi – ha aggiunto – ma non interrotte».

I due svizzeri incarcerati dalle autorità libiche, tra cui un collaboratore di ABB, hanno potuto incontrare un avvocato. «Continuiamo tuttavia ad essere preoccupati per la loro sorte», ha affermato Jeannerat.

La crisi tra i due paesi è stata innescata dall’arresto a Ginevra di Hannibal Gheddafi. Come rappresaglia, la Libia ha incarcerato due espatriati svizzeri, annunciato il blocco delle forniture di petrolio alla Svizzera, sospeso l’emissione di visti per i cittadini svizzeri e ridotto i collegamenti aerei.

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