Una sospensione che equivale a un licenziamento

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La maggioranza dei quotidiani svizzeri stima che il capo dell'esercito Roland Nef, sospeso lunedì, difficilmente potrà tornare ad occupare il suo incarico. Per alcuni editorialisti dovrebbe farsi da parte pure il ministro della difesa Samuel Schmid.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 luglio 2008 - 10:10

Il destino di Roland Nef appare segnato, sottolinea martedì la stampa svizzera, all'indomani della sospensione del capo dell'esercito dopo le rivelazioni su quanto ha fatto subire all'ex compagna.

"Le persone sospese raramente ritornano al loro posto", titola la Neue Zürcher Zeitung. Le Temps, dal canto suo, "non vede come il governo possa confermare Roland Nef al suo posto".

Dimissioni

Il Blick non esita a chiedere le dimissioni del capo dell'esercito, titolando: "Nef, via!". Per Le Matin, "Roland Nef non è una persona degna di dirigere l'esercito del nostro paese. Deve partire. Il più presto possibile".

Secondo la Basler Zeitung,"Nef ormai lotta per la sua riabilitazione personale e non più per un futuro come capo dell'esercito".

Anche se stimano detestabile "la deriva che chiede ai servitori dello Stato di essere senza macchia e una sorta di superuomini", la Tribune de Genève e 24 Heures sottolineano che se i fatti imputati a Nef dovessero essere confermati, "per una semplice questione di decenza dovrebbe dimettersi".

Il Blick pubblica già una lista dei possibili successori. Secondo Le Temps, Schmid dovrà ora cercare un nuovo capo dell'esercito, che da un lato dia alle forze armate "quella credibilità di cui hanno tanto bisogno" e, dall'altro, possa permettere al ministro della difesa di "continuare a conservare una flebile speranza di evitare alle sue riforme di naufragare definitivamente".

La posizione di Schmid

Ad essere analizzata negli editoriali non è però solo la posizione di Roland Nef, ma anche e soprattutto quella del ministro della difesa Samuel Schmid, che – come scrive il Corriere del Ticino – ha compiuto un vero e proprio "pasticcio".

" Con una leggerezza facilona che dimostra tutta la sua debolezza politica, il consigliere federale Samuel Schmid ha messo il governo svizzero in una situazione incresciosa", osserva il giornale ticinese.

Il "rischio calcolato" – come lo stesso Schmid ha definito la nomina di Nef – "gli è esploso nelle mani", scrive il Bund, "e il risultato è un disastro per tutti": per Nef, che dovrà verosimilmente lasciare il suo posto, per l'esercito, che dovrà ancora una volta cercarsi un nuovo capo, per l'ex compagna, che avrebbe il diritto di essere lasciata in pace, e infine per Schmid, la cui già traballante autorità esce ulteriormente indebolita.

Secondo la Regione, "la sospensione è un passo compiuto quando ormai entrambi i protagonisti della vicenda si sono coperti di ridicolo, facendo però arrivare anche qualche schizzo di fango sulle istituzioni da loro rappresentate e questo è inammissibile".

Deve andarsene?

Dimissioni? Il quotidiano ticinese non si spinge così in là, ma chiede al ministro della difesa di porgere delle scuse formali al Consiglio federale e al paese, "il minimo visto quanto successo".

Secondo la NZZ, "sarebbe troppo semplice esigere adesso le dimissioni del ministro della difesa". Per il giornale vallesano Le Nouvelliste, il ministro bernese ha mostrato lunedì una "presa di coscienza tardiva ma infine chiara che potrebbe accordargli una breve tregua; anche lui dovrà però provare che può ancora esercitare le sue funzioni ministeriali".

La pensa diversamente il Tages Anzeiger, secondo cui "se Samuel Schmid fosse onesto con se stesso, dovrebbe rendersi conto che nell'interesse del paese farebbe meglio a lasciare il suo posto a qualcun altro". Le Matin si chiede dal canto suo se "è intelligente lasciar gestire questa vicenda al ministro che è parte integrante dello scandalo".

Se l'autorità di Samuel Schmid non fosse stata così debole, non ci sarebbe mai stato un caso Nef, rileva la Berner Zeitung. "Certo, Schmid non può essere obbligato a dimettersi – scrive il giornale della capitale. Ma se questa vicenda non è una ragione sufficiente per dimettersi, allora quale?"

La Basler Zeitung si spinge oltre, menzionando già cinque possibili candidati alla successione di Schmid, ossia i democratici di centro Adrian Amstutz, Caspar Baader, Yvan Perrin, Bruno Zuppiger e Ueli Maurer.

swissinfo

Cronologia

giugno 2007: il Consiglio federale nomina il brigadiere Roland
Nef, 48 anni, a capo dell'esercito svizzero.
1. gennaio 2008: Roland Nef entra in funzione e comunica di voler consolidare l'esercito nel corso del suo primo anno da comandante.
12 giugno 2008: Nel corso di un incidente in barca, cinque soldati perdono la vita annegando nel Kander, a Wimmis (Berna). Viene aperta un'inchiesta.
20 giugno 2008: Walter Knutti, comandante delle Forze aeree, rassegna le dimissioni su richiesta del capo dell'esercito. Emergono lacune nella selezione dei quadri.
13 luglio 2008: La "Sonntagszeitung" rivela che una denuncia è stata depositata contro Nef al momento della sua nomina per coazione ai danni della sua ex compagna. Schmid era al corrente del fatto, ma non avrebbe informato il resto del Consiglio federale. Si parla di una denuncia per violenza domestica.
14 luglio 2008: il Dipartimento federale della difesa ammette che il ministro non ha trasmesso l'informazione ai colleghi di governo.
15 luglio 2008: Roland Nef e la sua ex compagna dichiarano che la denuncia non riguarda la violenza domestica. La coppia ha raggiunto un accordo che ha posto fine al procedimento penale.
17 luglio 2008: Nef ammette di aver versato una somma all'ex compagna come inedennizzo. Annuncia di aver inoltrato una denuncia contro il giornale "Blick" per violazione della vita privata.
18 luglio 2008: Samuel Schmid rompe il silenzio e conferma il suo pieno appoggio al capo dell'esercito.
20 luglio 2008: La "SonntagsZeitung" pubblica estratti di processi verbali della polizia con dettagli sul contenuto della denuncia. Il giorno dopo l'avvocato di Nef sporge denuncia.
21 luglio 2008: Samuel Schmid sospende Roland Nef fino al 20 agosto, data della prossima riunione del governo.

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