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Come proteggersi dall’ictus cerebrale

Il logo della nuova campagna della Fondazione svizzera di cardiologia. Schweizer Herzstiftung

La Fondazione svizzera di cardiologia campagna nazionale di prevenzione intitolata: "Ictus cerebrale: conoscere i rischi, sapersi difendere". Articolo di Maria Cristina Valsecchi e intervista di Lucia Mottini al cardiologo Rubino Mordasini.

L’ictus cerebrale è la terza causa di morte in Svizzera. Ogni anno colpisce 12’500 persone e ne uccide un terzo. La metà dei pazienti che sopravvivono rimane gravemente menomata. L’attacco si manifesta all’improvviso con un forte dolore al capo e altri sintomi, come vertigini, perdita di sensibilità degli arti, paralisi, cecità e incapacità di articolare le parole.

Nella maggior parte dei casi, la crisi è dovuta a un’ostruzione, un coagulo di sangue o una placca di grasso, che blocca un’arteria e interrompe momentaneamente il flusso sanguigno, privando il cervello del necessario apporto di ossigeno.

A volte, invece, l’ictus dipende dalla rottura di un vaso e dalla conseguente emorragia, che comprime i tessuti. Se la normale circolazione del sangue non viene ripristinata entro pochi minuti, ampie porzioni della corteccia cerebrale sono irreparabilmente danneggiate.

La Fondazione Svizzera di Cardiologia, in collaborazione con il Gruppo svizzero per lo studio delle malattie cerebrovascolari, ha lanciato una campagna nazionale della durata di due anni, per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione dell’ictus attraverso il controllo dei fattori di rischio e dei segnali premonitori.

Nei prossimi mesi, i volontari della Fondazione allestiranno degli stand nei maggiori centri commerciali del Paese, dove i cittadini potranno sottoporsi all’analisi del sangue, alla misurazione della pressione e dell’indice di massa corporea.

I principali fattori di rischio per l’ictus sono la predisposizione familiare alle malattie cardiovascolari, l’età avanzata e la pressione alta. Contro i primi due c’è poco da fare, ma l’ipertensione può essere tenuta sotto controllo seguendo una dieta adeguata e, se occorre, una terapia farmacologica.

Il fumo, l’abuso di alcol, la vita sedentaria e lo stress sono tutti elementi che contribuiscono ad aumentare la pressione sanguigna e quindi favoriscono l’insorgere dell’ictus. Importante, poi, è riconoscere i segnali premonitori che si spesso manifestano qualche ora prima della crisi: improvvisi capogiri, disturbi passeggeri della parola o della vista, paralisi temporanee degli arti o dei muscoli facciali.

Se il soggetto colpito viene ricoverato entro due-tre ore dai primi sintomi, ha buone possibilità di superare l’attacco senza danni permanenti.

Maria Cristina Valsecchi

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