Fiducia nel futuro, senza rimpianti per il passato
Sembra essere questo il succo del messaggio di Capodanno alla nazione, letto lunedì dal nuovo presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger.
I motivi che giustificano questa fiducia ci sono, afferma Leuenberger nel suo discorso radiotelevisivo: l’economia elvetica è in netta ripresa, mentre l’Europa, segnata per secoli dalle guerre, sta assumendo un nuovo volto e «oggi possiamo sperare in un nuovo millennio senza conflitti». Inoltre, l’apertura verso il mondo e il progresso tecnologico «ci offrono insospettate possibilità» e lasciano intravedere la possibilità di creare «per tutti i presupposti di un futuro promettente».
Certo, le profonde trasformazioni vissute dall’economia creano insicurezza, con lo spostamento di posti di lavoro «in pochi minuti da un continente all’altro», con la privatizzazione e l’internazionalizzazione delle aziende statali come Posta, Swisscom, FFS e centrali elettriche, con la scomparsa di «offerte che erano diventate ormai abitudini radicate».
Molti temono di perdere una parte di quanto è loro familiare e «guardano con nostalgia al passato», rileva Leuenberger. Che subito ammonisce: «Non lasciamoci andare ai rimpianti. Non tutto era meglio in passato». Con queste trasformazioni scompaiono anche molti impieghi, «ma ne vengono creati tanti altri, addirittura nuovi; come per esempio nell’informatica, dove attualmente sono scoperti migliaia di posti di lavoro». Oltre ad essere una necessità, queste trasformazioni rappresentano anche «una grande opportunità».
Da quando è stata fondata, la Svizzera «ha sempre trovato da sé la forza di rinnovarsi, con il suo ritmo congenito – e questo a proprio vantaggio». Molte novità sono state contestate in passato – dall’ampliamento della democrazia diretta, alla costruzione di strade o ferrovie, alla fondazione di università. Ma alla fine si sono rivelate benefiche, ci hanno semplificato la vita e hanno permesso alla Svizzera di essere competitiva a livello mondiale.
Non dobbiamo dunque «lasciarci guidare dalla paura, non nei confronti di quanto ci è estraneo e non nei confronti del nuovo»: «La paura porta a un atteggiamento di chiusura e paralizza la nostra mente». La Svizzera deve dare il proprio contributo, per esempio sostenendo le giovani democrazie nei Balcani, partecipando a missioni per la pace e «dando ai nostri soldati in Kosovo la possibilità di difendersi, se necessario». E poi, con l’adesione all’Onu.
A dispetto di ogni trasformazione della società, l’obiettivo rimane sempre lo stesso, conclude Leuenberger: «Vogliamo una Svizzera nella quale le diverse culture interagiscono in modo pacifico; una Svizzera equa sul piano sociale, solidale con il resto del mondo; una Svizzera nella quale ognuno tratta il prossimo come a sua volta vorrebbe essere trattato da esso; una Svizzera ove ognuno rispetta anche il suo avversario; una Svizzera accogliente, che ci infonde un senso di sicurezza; una Svizzera che offre spazi e opportunità di sviluppo a tutti i suoi abitanti; una Svizzera, per finire, che non considera questo slancio iniziale come un semplice salto nel vuoto, ma che lo percepisce e lo valuta come una grande opportunità.»
swissinfo e agenzie
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