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Democrazia diretta in Svizzera

Giro di vite della polizia per coltivatori, venditori e consumatori di cannabis

Tempi duri, in quasi tutti i Cantoni della Svizzera, per produttori e consumatori di cannabis Keystone

Nonostante la prospettiva di una liberalizzazione delle droghe leggere, in certe regioni della Svizzera la polizia ha aumentato ultimamente la pressione sui coltivatori di cannabis, sui canapai e sui consumatori di marijuana.

A provocare una serie di retate presso i venditori, e la confisca di sacchetti e cuscini profumati, sono le leggi in vigore e le denunce da parte dei genitori.

Le polizie cantonali, interpellate dall’agenzia di stampa svizzera Ats, rifiutano tuttavia di parlare di un’accresciuta severità e respingono i rimproveri di eccesso di zelo: «Non è in atto nessuna caccia, però non chiudiamo nemmeno entrambi gli occhi» spiega Kurt Arnold della polizia cantonale di Zugo. «Finché ci sarà una legge, la prenderemo in considerazione» asserisce Peter Abelin della polizia cantonale di Berna. Anche il loro omologo ginevrino Eric Grandjean conferma: «Interveniamo solo nel caso in cui costatiamo un’infrazione; non facciamo altro che applicare la legge».

A causare le retate in alcuni cantoni sono stati i campioni omaggio distribuiti ai giovani. Spesso sono i genitori di ragazzi denunciati o multati per possesso di cannabis a chiedere l’intervento della polizia, tramite querele contro i canapai. Solo nei cantoni di Basilea Campagna e dei Grigioni i controlli sono tuttavia aumentati.

In altri cantoni come Turgovia, Sciaffusa ed Appenzello Interno il numero di coltivatori e di venditori è in continua diminuzione per «cause naturali». All’origine di questo cambiamento sono le difficoltà economiche: il mercato, infatti, non rende.

Il Ticino rappresenta un caso speciale: è il solo cantone di tutta la Svizzera dove sia in atto una vera e propria «caccia alle streghe», secondo i termini usati da verdi e socialisti. Forse anche perché il problema è più acuto che altrove: il turismo della cannabis proveniente dalla vicina Italia ha fatto crescere il numero di canapai a 50 unità. Si cercano ora soluzioni per frenare questa tendenza.

I democristiani ticinesi del Partito popolare-democratico hanno chiesto, lo scorso mese di novembre con un’iniziativa parlamentare, che in futuro possano vendere canapa solo negozi con un’autorizzazione cantonale. In questo modo la legge cantonale ticinese diverrebbe più severa di quella nazionale. I comuni di Lugano e Mendrisio hanno emanato lo scorso dicembre leggi comunali, ma dopo numerosi ricorsi il Consiglio di Stato ticinese le ha abrogate in giugno.

swissinfo e agenzie

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