Globalizzazione nel rispetto dei diritti umani
Diritti umani e profitto non sono incompatibili. Lo ha detto la ministra Micheline Calmy-Rey durante la conferenza annuale della Divisione politica IV del ministero degli esteri.
La consigliera federale lancia un appello per un partenariato equilibrato fra politica, economia e società civile.
«Le imprese attive a livello mondiale possono contribuire al rispetto dei diritti umani e alla prevenzione dei conflitti, traendo a loro volta profitto dalla stabilità», ha affermato venerdì Micheline Calmy Rey nel corso della conferenza annuale della Divisione politica IV «Sicurezza umana» del Dipartimento federale degli affari esteri, a Berna.
La globalizzazione intensificherà gli scambi fra politica e economia. La sicurezza però rimane ancora un tema marginale, ha aggiunto. L’economia di esportazione svizzera dipende dalla pace e dalla sicurezza nel mondo, due priorità della politica estera elvetica.
Promuovere i diritti umani
Calmy-Rey ha quindi invitato le imprese a reinvestire una parte dei profitti per promuovere i diritti umani e la sicurezza nei paesi di produzione. I governi locali infatti spesso non hanno i mezzi per adottare le misure necessarie.
Per la responsabile della diplomazia svizzera è necessario un partenariato fra politica, economia e società civile. Le leggi del libero mercato infatti non bastano. L’introduzione del «Global Compact», il programma lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nel 1999, che con il quale le imprese si impegnano a rispettare standard sociali ed ecologici è un primo passo nella buona direzione.
Alla conferenza ha partecipato anche John Ruggie, consigliere speciale del segretario generale dell’ONU per la questione dei diritti umani e delle imprese transnazionali. Nel suo intervento, Ruggie ha affermato che la responsabilità aumenta con il fatturato. Ha inoltre sottolineato che il pericolo di diventare complici dei regimi locali corrotti è sempre più forte.
Lodi alla Svizzera
John Ruggie è colpito dal fatto che il governo svizzero abbia riconosciuto l’importanza di legare libertà individuale ed interessi economici. Ad esempio la Svizzera ha aderito molto prontamente al Patto Mondiale (Global Compact) dell’ONU, che difende pratiche economiche politicamente corrette.
«L’intero concetto di sicurezza come protezione di individui e dei loro diritti, piuttosto che protezione di Stati è stata espressa già in passato, ma la Svizzera, con altri paesi, è stata fra i primi a tradurlo in pratica politica», ha detto a swissinfo.
«Molti paesi hanno assunto un ruolo molto più passivo, limitandosi ad osservare la società civile e le multinazionali che palleggiavano questi concetti avanti e indietro, come in una partita di tennis. Vorrei che ci fossero più governi come quello elvetico nel mondo», aggiunge.
Alla conferenza erano presenti anche rappresentanti dell’economia e di organizzazioni non governative.
swissinfo e agenzie
John Ruggie è stato nominato consigliere speciale di Kofi Annan per la questione dei diritti umani e delle imprese transnazionali nel mese di luglio del 2006.
Il Patto mondiale dell’ONU (Global Compact) è un’iniziativa internazionale destinata a promuovere i diritti umani, l’ambiente, i diritti del lavoro, nonché a combattere la corruzione. È stata lanciata nel luglio del 2000.
Questo patto è stato firmato volontariamente da oltre 2300 imprese, di cui 41 in Svizzera.
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