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Il Forum di Davos apre alle ONG per scongiurare la violenza

Il presidente del Forum economico mondiale di Davos Klaus Schwab (a destra) con il ministro svizzero degli esteri Joseph Deiss Keystone

Per evitare nuove esplosioni di violenza il Forum di Davos deve migliorare la comunicazione e coinvolgere maggiormente sia la popolazione che le organizzazioni non governative: è l'obiettivo che si sono prefissi Consiglio federale, autorità del canton Grigioni e del comune di Davos, nonché rappresentanti del «World Economic Forums» (WEF) al termine di un incontro avuto martedì a Berna per analizzare presente e futuro della manifestazione.

Da 30 anni il Forum svolge un ruolo unico in Svizzera e nel mondo, ha dichiarato Joseph Deiss alla stampa al termine delle discussioni. Permette infatti di riunire i responsabili dell’economia, della politica, della scienza e della società civile. Il Consiglio federale vuole che la manifestazione continui a svolgersi in Svizzera, a patto che le condizioni di sicurezza siano accettabili. La libertà d’espressione e il diritto di manifestare vanno inoltre rispettati. Oltre a Deiss, all’incontro hanno preso parte anche Pascal Couchepin e Ruth Metzler.

Da parte sua il fondatore del WEF Klaus Schwab ha promesso che in futuro la manifestazione integrerà di più i rappresentanti della società civile, pur ricordando che all’ultima edizione erano presenti 40 ONG. Schwab ha inoltre riconosciuto che possono essere fatti progressi nell’ambito della comunicazione. «Non abbiamo spiegato abbastanza chi siamo e quello che vogliamo fare», ha detto. Uno sforzo maggiore deve essere fatto infine per meglio informare i giornalisti, in particolare quelli svizzeri. I rappresentanti dei media sono infatti il 20 percento dei partecipanti al
WEF.

Klaus Huber, capo del dipartimento economia del canton Grigioni, ha reso noto che il rapporto dell’ex direttore dell’ufficio federale dei rifugiati Peter Arbenz su quanto successo nell’edizione 2000 del WEF sarà pronto alla fine dell’estate. Huber ha inoltre comunicato che l’enorme apparato di sicurezza è costato otto milioni di franchi più dell’anno scorso (2,6 milioni). Se si considerano anche i due milioni messi sul tavolo dagli organizzatori del WEF, il totale dei costi raggiunge 13 milioni di
franchi.

Non è ancora ben chiaro chi pagherà. La Confederazione aveva promesso a Coira di assumersi l’80 percento dei costi provocati dalla sicurezza dei notabili tutelati dal diritto internazionale. Chi siano esattamente queste persone, è ancora oggetto di trattative.

swissinfo e agenzie

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