il laboratorio del federalismo
La Svizzera non ha inventato il federalismo. Ma lo pratica con successo. Ed aiuta altri paesi ad elaborare o affinare i loro modelli.
Autentico laboratorio di idee, l’Istituto di federalismo di Friburgo invita ricercatori stranieri e delega i suoi esperti nei paesi in conflitto: dai Balcani alle Filippine, passando dal Sudan.
Non parlate di “esportazione” del federalismo a Thomas Fleiner, detesta infatti questa espressione.
“Il nostro lavoro – spiega il direttore dell’Istituto di federalismo (IF) – è di stimolare la ricerca di soluzioni che possano adattarsi a situazioni molto diverse da quelle che conosciamo in Svizzera”.
L’istituto conta 18 collaboratori, suddivisi in due centri: il primo, nazionale, si occupa di promuovere un federalismo più giusto ed efficace su mandato di Confederazione e cantoni. Il secondo, internazionale, guarda oltre i confini.
È qui che ricercatori provenienti da mezzo mondo lavorano su questioni
che, un giorno o l’altro, diverranno attuali nei loro rispettivi paesi. L’IF è fiero di mettere a loro disposizione la biblioteca più completa al mondo di testi sul federalismo in lingua inglese.
Vecchio come la democrazia
La Svizzera non ha il monopolio del federalismo, che non è neppure nato con il Patto del 1291. È sicuramente più vecchio della stessa democrazia, come testimoniano le leghe delle città greche dell’Antichità.
Duemila anni dopo, quando i cantoni svizzeri formano semplicemente un’alleanza di Stati sovrani, spetta a Johannes Althusius porre, all’inizio del XVII secolo, le basi della teoria
moderna del federalismo. Questo pensatore tedesco si rifà all’esempio elvetico, ma non solo: guarda anche a quelli del Sacro Romano Impero e delle Province unite dei Paesi Bassi.
Un secolo dopo, Montesquieu rispolvera l’idea che si incarnerà nel modello americano. La Carta fondamentale degli Stati Uniti, la più antica costituzione federalista del mondo, sarà fonte di ispirazione per i redattori di quella del 1848, che sancisce la nascita della Svizzera moderna.
Altri luoghi, altre usanze
Le caratteristiche dei due sistemi sono però assai diverse. “La Svizzera ha adottato un modello di condivisione del potere tra le
comunità, non ha pertanto nulla a che vedere con il ‘melting pot’ all’americana”, sottolinea Thomas Fleiner.
Il direttore dell’IF, che rifiuta di attribuire al modello svizzero delle connotazioni universali, ricorda tuttavia volentieri che in 150 anni il federalismo svizzero ha largamente contribuito a trasformare uno dei paesi più poveri d’Europa in uno dei più ricchi al mondo.
Attraverso i secoli la Svizzera è uno dei rari esempi di costruzione “dal basso” di un sistema federalista, garante di una stabilità politica esemplare.
Per Thomas Fleiner – consigliere della delegazione serba durante i
primi negoziati sul Kosovo – il caso della Bosnia è il tipico esempio contrario. Ed è pure la perfetta illustrazione di quanto non si dovrà fare nel Kosovo.
“Non spetta alla comunità internazionale imporre una soluzione. Tutto deve venire dai popoli, che sono sempre sul posto prima delle leggi e delle costituzioni”.
La politica resta fuori
La missione nei Balcani è solo uno dei numerosi mandati internazionali affidati al direttore dell’IF o ai suoi collaboratori.
Che si tratti di andare all’estero o di organizzare dei soggiorni in Svizzera
per le delegazioni straniere, l’Istituto ha voce in capitolo nell’ambito di numerosi conflitti etnici che hanno devastato, o che devastano, il pianeta: Iraq, Sri Lanka, Sudan, Somalia, Burundi, Filippine, Colombia…
Al termine dei negoziati il successo non è tuttavia sempre garantito. Thomas Fleiner ha ad esempio contribuito all’elaborazione del piano delle Nazioni Unite per la riunificazione di Cipro. Il piano è però stato respinto dalle urne e quindi soltanto la parte greca dell’isola ha potuto aderire all’Unione europea.
Un colpo duro, certamente. Ma gli esperti dell’IF hanno una regola ferrea: restare sempre neutrali.
“Non siamo dei consiglieri politici – sottolinea il direttore – quello che conta è il raggiungimento del consenso. E perché ciò avvenga occorrono delle solide conoscenze”.
Dal 1986 l’IF organizza corsi che riuniscono studenti universitari provenienti da una trentina di paesi. Lo scopo è di condividere conoscenze ed esperienze per fare in modo che ciascuno rientri a casa con una migliore comprensione su determinate questioni: condivisione del potere, decentralizzazione, soluzione dei conflitti.
Non tutti coloro che frequentano il corso provengono da Stati federalisti, ma ciò non ha nessuna importanza. “Il 95% della popolazione mondiale – ricorda
Fleiner – vive in un contesto multiculturale. E se lo Stato è unitario, basato sulla nazione, non dispone generalmente di soluzioni adatte al contesto”.
swissinfo, Marc-André Miserez (traduzione: Françoise Gehring)
25 dei 193 paesi del mondo hanno un sistema politico federalista.
Tra di essi dei giganti del pianeta: India, Russia, Canada, Stati Uniti d’America.
Insieme, i loro abitanti rappresentano il 40% della popolazione mondiale.
L’Istituto di federalismo di Friburgo conta 18 collaboratori.
L’Istituto di federalismo, collegato alla Facoltà di diritto dell’Università di Friburgo, è l’unico del genere in Svizzera. Gode di una fama mondiale.
Il suo maggior finanziatore esterno è il governo svizzero, che nel 2004 gli ha attribuito mandati per 1.8 milioni di franchi.
Il centro internazionale di ricerca e consulenza all’interno dell’Istituto collabora con la Direzione dello sviluppo e della collaborazione, con il Dipartimento federale degli affari esteri e con numerose altre autorità o istituzioni svizzere o estere.
Una delle principali attività del centro riguarda il cosiddetto scambio di conoscenze, che include consulenza e servizi in materia di federalismo, decentralizzazione, temi costizionali e istituzionali.
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