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Il lavoro nero nel mirino

Misure federali contro il lavoro nero Keystone

Negli ultimi anni il fenomeno ha assunto importanza anche in Svizzera. Per combatterlo, il governo presenterà una legge contro il lavoro nero entro fine 2001. Nonostante alcune riserve della destra e di alcuni ambienti padronali, l'avamprogetto è stato accolto positivamente.

Complice la profonda crisi economica degli anni ’90, che ha spinto molte persone ad escogitare nuove soluzioni per far fronte alla disoccupazione, e l’accanita concorrenza che spinge oggi a comprimere il più possibile i costi, il fenomeno del lavoro nero ha assunto dimensioni importanti anche in Svizzera. I dati disponibili, evidentemente solo approssimativi, parlano di un volume di 35 miliardi di franchi per l’anno 2000, cifra pari all’8,9% del PIL.

Pur avendo ancora un incidenza inferiore rispetto al resto dell’Europa, in Italia le stime sull’economia sommersa si aggirano intorno al 30% del PIL, in Germania intorno al 15%, il lavoro nero è all’origine nella Confederazione di problemi ormai non più trascurabili: dalle minori entrate per l’ente pubblico alla minore protezione dei lavoratori fino alle distorsioni della concorrenza.

Accolto generalmente in modo favorevole dalle cerchie consultate, l’avamprogetto elaborato dal governo intende completare lo strumentario attuale puntando soprattutto su una politica repressiva. Nel complesso la proposta di inasprire le sanzioni ha raccolto consensi. Se la sinistra ha avanzato la richiesta di misure ancora più rigide, gli ambienti padronali hanno formulato qualche riserva giudicando in particolare troppo severe le sanzioni previste in settori dove la manodopera straniera è numerosa. Il fronte padronale si è però diviso riguardo alle sanzioni “orizzontali”, vale a dire l’esclusione dagli appalti pubblici: la misura trova infatti il sostegno soltanto dei datori di lavoro attivi nella costruzione e nelle finiture.

Divergenze anche sulla possibilità di attribuire maggiori competenze di controllo alle commissioni paritetiche o tripartite. Appoggiata dalla sinistra e dai cantoni, questa prospettiva suscita scetticismo o addirittura categorica opposizione nei partiti borghesi e nel padronato; ancora una volta solo i datori di lavoro del ramo costruzioni ne sottolineano la necessità.

Tutti d’accordo invece nel sostenere l’inopportunità di intervenire con nuove norme per definire il lavoro cosiddetto pseudo-indipendente, ossia salariati fatti passare per autonomi allo scopo di pagare meno contributi sociali. La maggioranza ritiene infatti sufficiente fare di questo stratagemma una situazione di lavoro illegale.

Quasi unanimità anche sulla proposta di agevolazioni amministrative per i servizi prestati ai privati, anche se da parte della destra è stato messa in dubbio l’efficacia di tale misura in assenza di incentivi fiscali. Un aspetto, quello burocratico-tributario, che in generale pare non aver suscitato molta attenzione durante la consultazione, ma che secondo gli esperti è una delle cause principali del lavoro nero.

Luca Hoderas

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