Per Villiger, contestato al Grütli, la «Svizzera di ieri spiega quella di oggi»
Una Svizzera più internazionale e l'invito a guardarsi dalla perdita del rispetto reciproco, della solidarietà e dell'impegno per la comunità. Sono i punti salienti del discorso della Festa nazionale del consigliere federale Kaspar Villiger al Grütli.
Sul mitico praticello del Grütli, martedì pomeriggio spirava però un vento contestatario. Dopo la sostituzione della bandiera rossocrociata con quella blu a stelle nelle prime ore del mattino, da parte di pro-europeisti, nel pomeriggio la celebrazione della Festa nazionale è stata perturbata da una protesta di almeno 150 attivisti di destra che hanno fischiato il consigliere federale Kaspar Villiger. «Qui alloggia l’opposizione nazionale», hanno scandito i manifestanti.
Il ministro delle finanze ha fatto ricorso alle radici della Confederazione per spiegare la Svizzera di oggi: «Le situazioni storiche sono spesso paragonabili, ma mai uguali». Malgrado ciò -ha affermato – si può osare e gettare un ponte dal mito del Grütli verso il presente ed il futuro.
Secondo Villiger, anche nel mondo economico si possono vedere parallelismi tra ieri ed oggi: apertura dei mercati, ripartizione del lavoro e commercio transfrontaliero erano concetti attuali anche 700 anni orsono. «È solo aumentata enormemente la velocità con la quale avvengono questi cambiamenti».
«È la cultura politica, così radicata nel passato, a tenere assieme la Svizzera», ha aggiunto Villiger, precisando che è proprio questa cultura ad essere minacciata attualmente. Vi è una nuova tendenza – per il consigliere federale – secondo cui sempre più persone pensano solo a sé, trascurando del tutto il bene comune. «Ciò è veleno per una cultura della solidarietà».
«Un collegamento internazionale della Svizzera è – secondo il ministro delle finanze – inevitabile». Parecchi problemi non possono
più essere risolti stando da soli. Per questo motivo – ha aggiunto – l’adesione all’Unione europea è per il Consiglio federale un obiettivo a lungo termine. «La questione – tuttora aperta – dovrà essere discussa più a fondo: non tutte le risposte trovate sono convincenti».
swissinfo e agenzie
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