Svizzera solidale ed impegnata a livello internazionale nelle allocuzioni dei politici
Viviamo in una Svizzera sana, fiera delle sue origini, solidale ed aperta al mondo ed al futuro. Questo, in sintesi, il messaggio dei discorsi tenuti dalle massime autorità elvetiche nella ricorrenza della Festa nazionale.
Nella tradizionale allocuzione radiotelevisiva, il presidente della Confederazione Adolf Ogi ha invitato i cittadini a condividere il suo «sogno di un paese aperto al mondo e partecipe delle grandi scelte». «È un paese – ha proseguito – in cui ci si sente a proprio agio, sicuri e dove si può partecipare alle decisioni». E l’avvenire non deve fare paura, perché la Svizzera è ben preparata ad affrontare le sfide ed a cogliere le occasioni che si presenteranno.
Ma soprattutto – ha aggiunto Ogi – «la Svizzera dei miei sogni è aperta al mondo, cosciente del proprio valore, solidale». Uno Stato la cui solidarietà «non si ferma al portafoglio» e che non si limita al ruolo di osservatore ma «ha voce in capitolo e decide assieme alle altre Nazioni».
Più tardi – a Crans-Montana (nel Canton Vallese) – Ogi ha ribadito la necessità per la Svizzera di prendere parte alle grandi decisioni internazionali: «Per questo motivo – ha sottolineato – il Consiglio federale sostiene l’adesione del paese alle Nazioni Unite». Osservare ed essere solidali è un atteggiamento positivo, ma non sufficiente: «Coraggio non significa solo dire di ‘sì’ agli accordi bilaterali con l’Unione europea, ma anche avere l’ardire di sognare di andare avanti senza cambiare la nostra identità», ha concluso.
Anche lunedì sera – nel discorso alla vigilia della Festa nazionale tenuto a Fraubrunnen (nel Canton Berna), suo comune di residenza – Ogi ha invocato una Svizzera maggiormente impegnata sul piano internazionale: «Il nostro paese – ha affermato il presidente della Confederazione – non è solo sul pianeta». Bisogna quindi che gli svizzeri si impegnino per la pace e la libertà in Europa e nel resto del mondo, ha spiegato.
Il tasto dell’avvicinamento alla scena internazionale è stato toccato martedì anche dal consigliere federale Joseph Deiss, nel suo discorso a Friburgo. «La Svizzera – ha affermato – deve avere il coraggio di essere più presente sulla scena internazionale. Solo così facendo potrà condividere con altri i suoi ideali».
Per il ministro degli esteri, molte delle sfide che il Paese deve affrontare sono dovute a sviluppi che concernono l’intero pianeta. «È quindi necessario impegnarsi maggiormente a livello internazionale, ad esempio aderendo alle Nazioni Unite».
Ma anche a livello europeo – ha sottolineato Deiss – si impone una maggiore collaborazione: in futuro la Svizzera mostrerà con ulteriori passi quanto è importante per la sua stessa libertà prendersi cura del destino del continente.
Ha invece ricordato le radici della Confederazione il consigliere federale Kaspar Villiger, cui è toccato l’onore di parlare martedì sul praticello del Grütli. Privilegio «perturbato» da una contestazione: il suo discorso è stato infatti disturbato da una protesta di un centinaio di estremisti di destra, che lo hanno fischiato.
Senza lasciarsi impressionare Villiger ha commentato che le contestazioni sono da accettare, purché si svolgano in modo pacifico. Il ministro delle finanze non si è comunque perso d’animo ed ha ugualmente pronunciato l’allocuzione, durante la quale ha sottolineato che «è la cultura politica, così radicata nel passato, a tenere assieme la Svizzera». Proprio questa cultura è attualmente minacciata: vi è una nuova tendenza – ha affermato Villiger – secondo la quale sempre più persone pensano solo a sé stesse, trascurando del tutto il bene comune.
Un maggiore impegno, a livello internazionale, è stato auspicato anche dalla presidente del Consiglio di Stato bernese, esponente dell’UDC, Elisabeth Zölch nel suo discorso tenuto in Vaticano davanti alla Guardia pontificia svizzera. «Le truppe elvetiche possono contribuire notevolmente al mantenimento della pace e della sicurezza all’estero, senza che per questo il Paese debba rinunciare alla propria neutralità», ha affermato la prima cittadina del Canton Berna. «Ma – ha aggiunto – la Svizzera non può risolvere tutti i problemi da sola: un Paese consapevole di sé non può sottrarsi alla responsabilità internazionale».
Politica e democrazia non hanno abdicato in quest’epoca di rapidi cambiamenti, ha affermato a Meiringen (nel Canton Berna) il presidente del Consiglio nazionale, il deputato UDC bernese Hanspeter Seiler. «Anzi – ha aggiunto – per i cittadini è sempre più importante poter contribuire a formare lo Stato in maniera coraggiosa, innovativa e responsabile». «Non riduciamoci – ha messo in guardia – ad un popolo di dubbiosi, criticoni e fanatici di civica. Chi non vuole cambiare nulla – ha aggiunto – corre il pericolo di perdere ciò che vuole conservare».
Di tono diametralmente opposto i discorsi tenuti a St. Stephan (nel Canton Berna) ed a Steinmaur (nel Canton Zurigo) dal consigliere nazionale UDC Christoph Blocher. Il tribuno zurighese ha difeso strenuamente il «Sonderfall» Svizzera. «Il patto del 1291 era di non accettare nessun padrone né giudice straniero, ma – secondo Blocher – questa promessa solenne non è più rispettata oggi dalla classe politica, che ‘flirta’ con l’idea di aderire a grosse entità politiche, sinonimo di concentrazione di potere».
swissinfo e agenzie
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