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#WeAreSwissAbroad Sylvain Bost: un cuore che batte per Ginevra e Hammamet

Da 13 anni, Sylvain Bost vive con la moglie Mahzia nella località balneare di Hammamet. Il 60enne apprezza lo «spirito europeo» della Tunisia, ma torna anche volentieri a Ginevra, la città in cui ha trascorso gran parte della vita.

Sylvain Bost e Freunde
(swissinfo.ch)

Insegnante alla scuola superiore di Lione, e poi contabile, Sylvain Bost si trasferisce in Svizzera poco più che ventenne. Quando il socialista François Mitterand viene eletto presidente della Repubblica, nel 1981, i suoi clienti decidono di emigrare a Ginevra, mettendolo alle strette: «O vieni con noi o troviamo un nuovo consulente fiscale».

Bost decide così di seguirli. Una scelta che non ha mai rimpianto, anche perché con Ginevra è stato amore a prima vista. Nel 2004 ottiene la cittadinanza svizzera e al momento di andare in pensione decide di partire nuovamente all’estero. Si trova così di fronte a due possibilità: ritirare tutto il capitale accumulato negli anni e partire; oppure lasciarlo in Svizzera e ricevere ogni mese la pensione all’estero. Bost opta per la seconda e oggi vive in Tunisia con una rendita svizzera.

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(swissinfo.ch)

Dalle “Grotte” al Belvedere

Al loro arrivo a Tunisi, Sylvain e la moglie Mahzia trovano casa a Belvedere, un sobborgo con un grande parco, che ricorda loro il quartiere ginevrino Les Grottes. «Dal balcone del nostro appartamento a Ginevra vedevamo il famoso getto d’acqua, il Monte Bianco e le montagne giurassiane. Abbiamo cercato un posto simile dall’altra parte nel mondo», racconta Bost. Per la moglie Mahzia, tunisina, questo viaggio è stato un ritorno alla sua terra d’origine, dopo 25 anni di assenza.

La coppia adora il quartiere Belvedere, anche perché tutto è raggiungibile a piedi, un po’ come a Ginevra. Dopo un anno e mezzo, tuttavia, decidono di trasferirsi ad Hammamet, località costiera e principale destinazione turistica del paese. «I ricchi abitanti di Ginevra vanno alle Baleari, ai Caraibi, in Portogallo oppure a Miami e San Francisco dopo la pensione. Noi abbiamo optato per Hammamet. Dato che mia moglie gestiva un’agenzia di viaggi, abbiamo potuto fare il giro del mondo a poco prezzo e cercare così un nuovo posto in cui vivere». Se hanno scelto Hammamet è per una ragione semplice, spiega Bost: «Qui ci sono 300 ore di sole l’anno».

Non tutto è rose e fiori

La scelta della Tunisia non è però legata soltanto al clima, ma anche alla situazione del paese, soprattutto per quanto riguarda lo statuto riservato alle donne, afferma Bost. «Quando invitiamo un amico a cena, ad esempio, viene sempre accompagnato dalla moglie. Ciò non accade in altri paesi arabi», sostiene il 60enne.

A far pendere l’ago della bilancia è stata anche la cultura latina di Hammamet, prosegue Bost. «In Tunisia mi sento come in Europa. Il francese è una lingua ufficiale assieme all’arabo. Il sistema giuridico si ispira a quello francese». Bost può dunque insegnare in francese e adempiere a tutte le formalità burocratiche nella sua lingua madre.

In Tunisia non è però tutto rose e fiori, a partire «dalla paralisi delle amministrazioni comunali e del potere giudiziario fino alla burocrazia dei sindacati». Bost sottolinea inoltre la debolezza del governo, incapace di porre un freno alla corruzione, e aggiunge: «Avevamo un dittatore, oggi ne abbiamo migliaia».

Un altro senso del tempo

Ogni volta che Bost torna in Tunisia dopo un viaggio in Svizzera, la prima cosa che fa è togliersi l’orologio. Un atto simbolico a testimonianza dell’importanza relativa del tempo nel paese del Maghreb.

In Tunisia, Bost non ha perso le sue abitudini culturali e continua ad andare regolarmente al cinema e a teatro. Senza contare le visite dei vecchi amici, provenienti dalla Francia o dalla Svizzera,

Di Ginevra porta con sé alcuni valori che sente suoi, come la tolleranza, la partecipazione alla vita sociale, la diversità e la fiducia nelle autorità. «Si dice che Ginevra è la città delle grandi idee. Vivendo in questa città si è immersi in una cultura speciale, che alcuni chiamano “cultura della tolleranza” e altri “della convivenza”. Un atteggiamento che i ginevrini portano con loro, anche quando vanno all’estero».

Sylvain Bost coi nipoti sulla spiaggia di Hammamet (Febbraio 2017). 

(zvg)

Vacanze in Svizzera

C’è poi un’altra cosa che lo infastidisce in Tunisia: essere chiamato traditore quando denuncia qualcuno che viola una legge. «Non è un atto immorale», afferma, auspicando che la Tunisia apprenda dalla Svizzera. Bost si dice inoltre orgoglioso di non aver mai corrotto nessuno in Tunisia.

Alla domanda se in questo paese la coppia ha trovato la pace, Bost reagisce stizzito. Diversi anni fa, ha creato una società fiduciaria, sulla base della legge tunisina sulla promozione degli investimenti (risalente al 1972), che garantisce l’esonero fiscale per un periodo di dieci anni. Il piccolo ufficio con cinque dipendenti è ora gestito dal figlio.

Tuttavia, dallo scoppio della rivoluzione dei gelsomini nel 2011, gli affari non girano più. Prima la società aveva da tre a quattro contratti l’anno, mentre oggi si concentra sulla consulenza, con l’80% dei clienti provenienti dalla Svizzera romanda.

Nonostante viva in Tunisia ormai da anni, la coppia non ha smesso di amare la cosmopolita Ginevra. «Ogni sei mesi, torniamo a Marsiglia via mare. Da li viaggiamo in auto per Lione, Ginevra e Zurigo, trascorrendo una settimana in ogni città Passiamo poi gli ultimi giorni del viaggio in Italia e da Genova riprendiamo la nave per la Tunisia», racconta la moglie Mahzia.

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Le opinioni espresse in questo articolo rispecchiano la visione ​​​​​​​della persona intervistata e non corrispondono necessariamente alla posizione di swissinfo.ch.​​​​​​​

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Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter

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