Tibet: tensione alta dopo immolazioni, 10.000 in piazza
(Keystone-ATS) È molto alta la tensione nella provincia del Qinghai, nella parte occidentale della Cina, teatro delle ultime immolazioni di tibetani contro l’occupazione cinese del Tibet.
Forze paramilitari cinesi hanno preso d’assedio l’area di Rebgong (o Rebkong, Tongren per i cinesi), sopratutto la zona del monastero di Rongwo, dove il diciottenne Kalsang Jinpa, ex monaco di quel monastero, si è immolato ieri. Nella stessa zona c’erano state già altre due immolazioni, quella di una giovane madre 23nne mercoledì e di un padre 25nne il 4 novembre.
Dopo quella di Jnipa, migliaia di manifestanti, alcune fonti parlano di 10.000 persone, sono scese in piazza per protestare contro la Cina, brandendo cartelli con slogan per il Tibet libero e per il ritorno del Dalai Lama.
Nonostante la presenza di molti paramilitari cinesi, i manifestanti continuano nelle loro preteste sulla piazza Dolma dinanzi al monastero di Rongwo, urlando slogan per la liberazione del Tibet e l’allontanamento della Cina.
La situazione, secondo testimoni, è molto difficile e la tensione alta, si teme che da un momento all’altro possano esplodere scontri fra i manifestanti e le forze cinesi. Alcuni manifestanti hanno anche ammainato la bandiera cinese dai palazzi governativi e le scuole.
Tra ieri e l’altro ieri ci sono state sei immolazioni, cinque in una sola giornata (il numero più alto da quando nel 2009 sono iniziate queste proteste estreme), che hanno portato a 69 il loro numero, 56 da gennaio 2012.