Berna denuncia la purificazione etnica in Kosovo
La Svizzera ha denunciato lunedì a Ginevra la sorte delle minoranze in Kosovo. «La purificazione etnica si perpetua» ha detto in una riunione dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati l'ambasciatore svizzero François Nordmann (foto).
«Le persecuzioni e le aggressioni contro membri di altre comunità, anche contro i serbi, non sono diminuite», ha dichiarato l’ambasciatore François Nordmann. Il diplomatico ha lanciato un appello a tutte le comunità a dar prova di tolleranza, «condizione essenziale ad una stabilizzazione della situazione» in Kosovo.
L’ambasciatore ha dichiarato che la situazione umanitaria nella Repubblica federale di Jugoslavia (RFJ) figura inoltre tra le maggiori preoccupazioni della Svizzera. «Con 500 mila rifugiati dalla Croazia e dalla Bosnia ed oltre 200 mila persone spostate dal conflitto nella provincia del Kosovo, la Repubblica federale di Jugoslavia è il paese europeo dove si trova il più grande numero di persone vittime di spostamenti forzati», ha sottolineato Nordmann.
Il gruppo di lavoro incaricato delle questioni umanitarie nell’ex Jugoslavia, riunito lunedì, ha costatato che cinque anni dopo gli accordi di Dayton il ritorno delle minoranze si sta finalmente accelerando in Bosnia e Croazia. La situazione rimane invece preoccupante in Kosovo.
«Il trattamento delle minoranze sarà il test decisivo, del ripristino della legge e del rispetto dei diritti umani in Kosovo», ha detto l’Alta commissaria per i rifugiati Sadako Ogata. L’alta funzionaria dell’Onu ha deplorato il ciclo della violenza e dell’intimidazione verso i non albanesi, ed ha lanciato un appello a superare il clima di rivincita. «Il primo passo cruciale è quello di permettere alle comunità non albanesi, ancora in Kosovo, di restarvi», ha concluso Sadako Ogata.
swissinfo e agenzie
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