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Christoph Blocher difende i servizi di sicurezza

Il consigliere federale Christoph Blocher ha preso posizione per la prima volta sul caso Achraf Keystone

Secondo il ministro di giustizia e polizia, non vi sarebbe stata nessuna "panne" d'informazione nella vicenda Achraf, il presunto terrorista ricercato dalla Spagna.

I servizi segreti avrebbero adottato tutte le misure del caso, non appena sono stati informati dalle autorità di Madrid.

Nel corso di una conferenza stampa a Berna, Christoph Blocher ha reagito alle critiche lanciate negli ultimi giorni dalla stampa, difendendo a spada tratta l’operato dei suoi servizi.

L’arresto di Mohamed Achraf, presunto cervello della cellula terroristica islamica che preparava diversi attentati dinamitardi a Madrid, è un “successo investigativo conseguito grazie alla professionalità dei servizi di sicurezza elvetici”, ha sostenuto il ministro di giustizia e polizia.

A suo avviso non vi è stato nessun disguido nell’inchiesta in Svizzera. Si è però verificata una fuga di notizie in Spagna prima che Madrid avvertisse Berna.

Proprio per migliorare la collaborazione, il procuratore generale della Confederazione Valentin Roschacher si è recato mercoledì nella capitale spagnola.

Identità inizialmente non nota

Dopo aver informato i colleghi di governo sulla vicenda, il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha respinto in blocco dinnanzi alla stampa le critiche riportate su presunti problemi di coordinamento fra gli inquirenti elvetici.

Sono state scritte e dette molte cose errate, ha affermato Blocher ripercorrendo tutte le tappe della vicenda.

Il presunto terrorista, ha spiegato il consigliere federale, è giunto in Svizzera nel 2003 con il falso nome di Kamel Saadi. Quando la sua richiesta d’asilo è stata respinta, Achraf ha fatto perdere le tracce.

È stato poi arrestato il 28 agosto all’aeroporto di Zurigo-Kloten, perché sospettato di un furto di telefonini, e posto in detenzione in attesa dell’espulsione.

All’inizio di settembre i servizi di sicurezza svizzeri hanno appurato che il sospetto era in realtà Mohamed Achraf, ma in quel momento era noto solo come “estremista radicale”.

“Panne” da parte spagnola

Il 19 ottobre la stampa iberica ha pubblicato informazioni secondo cui Achraf progettava un attentato contro l’Audiencia Nacional, la massima istanza giudiziaria spagnola.

Blocher è stato messo al corrente il giorno stesso dal ministro spagnolo della giustizia dei gravi sospetti che pesano sul presunto algerino detenuto a Zurigo.

Vi è stata una spiacevole «panne» in Spagna: Berna è stata informata ufficialmente solo dopo che le notizie sul presunto terrorista erano già state divulgate dalla stampa, ha affermato il capo del DFGP.

Il ritardo nella trasmissione delle informazioni a Berna può avere ragioni molteplici: forse gli spagnoli non disponevano di sufficienti informazioni o forse non volevano compromettere le possibilità di nuove scoperte facendo arrestare il sospetto.

Nessun intoppo

Non è il luogo e il momento per fare supposizioni, ha detto Blocher, che non intende formulare rimproveri a Madrid.

L’importante è che, appena giunte le informazioni, i servizi della Confederazione e il canton Zurigo sono stati immediatamente allertati per evitare un’eventuale scarcerazione.

In Svizzera non ci sono stati quindi intoppi, secondo Blocher. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha avviato un procedimento penale contro il presunto terrorista il 21 ottobre.

Prima di questa data non era possibile promuovere un’inchiesta visto che non vi erano sospetti.

Nessuna “guerra delle polizie”

Bisogna smetterla di parlare di guerra fra polizie, ha dichiarato invece il direttore dell’Ufficio federale di polizia (UFP) Jean-Luc Vez.

La comunicazione fra il Servizio di analisi e prevenzione (SAP) e il Ministero pubblico della Confederazione «esiste, ma avviene secondo regole precise», ha spiegato.

Fino al 19 ottobre, il SAP non era in grado di trasmettere indicazioni precise, visto che non esistevano indizi concreti.

Il Servizio ha più volte richiesto informazioni alle autorità spagnole che hanno segnalato semplicemente Achraf come «estremista radicale», ha aggiunto Vez.

Il 19 ottobre, quando sono giunte informazioni più precise da Madrid, la macchina si è messa in moto, ha ribadito il direttore dell’UFP.

Domanda di estradizione pendente

La domanda di estradizione delle autorità spagnole per Achraf è giunta in Svizzera il 27 ottobre ed è attualmente allo studio.

Riguardo ad un altro presunto terrorista che, stando a notizie di stampa, sarebbe sfuggito agli inquirenti elvetici, Blocher ha affermato di non avere alcuna informazione in merito.

Ci sono centinaia di persone sospettate di vivere in Svizzera, ha aggiunto il ministro di giustizia e polizia.

Il caso Achraf ha confermato che l’attuale valutazione è corretta: la Svizzera non è un obiettivo primario di attentati terroristici, ha assicurato Blocher. Potrebbe però esservi coinvolta o servire da base logistica.

Berna intende quindi continuare a lottare contro il terrorismo internazionale, come ha fatto finora, ha concluso il ministro.

swissinfo e agenzie

28 agosto: Achraf viene arrestato per un reato di lieve entità e incarcerato a Zurigo-Kloten.
19 ottobre: la Procura spagnola comunica alla Svizzera che Achraf stava preparando un attentato a Madrid.
21 ottobre: il Ministero pubblico della Confederazione avvia un procedimento penale nei confronti di Achraf per sospetta appartenenza a organizzazione criminale.

Christoph Blocher ha respinto le critiche formulate nei giorni scorsi dalla stampa in merito al caso Achraf.

A detta del ministro svizzero di giustizia e polizia, l’arresto del presunto terrorista rappresenta un successo investigativo, conseguito grazie alla professionalità dei servizi di sicurezza elvetici.

Sempre secondo il consigliere federale, vi è stata invece una “panne” di informazione da parte spagnola.

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