cicr: il “dieci rosso” ed il dragone
Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha recentemente aperto una nuova delegazione a Pechino per avvicinarsi alla Cina e all'Asia orientale.
Al momento, l’effervescente regione, trainata dall’ascesa della Cina, non è segnata da alcun conflitto. Ma permangono alcune fonti di tensione.
Una signorile villetta di mattoni grigi in un complesso diplomatico. Da un lato una sezione commerciale dell’ambasciata americana. Dall’altro, oltre il muro di cinta, lo Xiu Shui Market, uno dei mercati più vivaci e conosciuti di Pechino. Qui si trova la discreta sede della delegazione regionale del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) per l’Asia orientale (Cina, Mongolia e le due Coree), operativa da settembre 2005.
“Più del 90% del budget del CICR riguarda azioni di urgenza durante i conflitti”, dice a swissinfo Denis Allistone, direttore della missione. “Ma esistono pure attività permanenti. Ad esempio la promozione del diritto umanitario e la sua integrazione nei programmi di formazione dei soldati”. È questa
l’attività principale in Cina, dove, curiosamente, la Croce rossa viene anche chiamata “dieci rosso”: il carattere cinese a forma di croce significa infatti “dieci”.
Troppo lontani
“In precedenza ci occupavamo dell’Asia orientale da Bangkok. Ma con l’emergenza politica ed economica della Cina ed il suo enorme potenziale di sostegno ad azioni umanitarie è diventato evidente il bisogno di essere presenti sul suo territorio”, aggiunge Allistone.
I negoziati per l’apertura della delegazione, durati circa due anni, si sono conclusi nell’aprile 2005. Ora, dotata di un budget annuale di circa 6 milioni di franchi, la nuova
missione del CICR impiega una ventina di persone. “In generale abbiamo dei buoni contatti con le autorità, collaboriamo con le forze armate e con le università per inserire le norme del diritto umanitario nelle rispettive formazioni. Organizziamo incontri, seminari. Il nostro ruolo in difesa delle Convenzioni di Ginevra è capito e sostenuto”.
Ombre del passato
L’azione del CICR nella regione è peraltro ancora marcata da conflitti del passato. La guerra sino-vietnamita del 1979 ha lasciato dietro di sé numerose vittime delle mine antiuomo. E così, ad esempio, nella provincia sud-orientale dello Yunnan, il CICR sta finanziando un nuovo centro ortopedico.
Altre tensioni covano in molte pieghe della storia più o meno recente. La questione di Taiwan, le attività nucleari in Corea del Nord o gli strascichi (famiglie lacerate dal confine) della guerra di Corea. “Al riguardo, ci siamo più volte proposti come mediatori tra le parti. Ma i due Stati ci hanno chiaramente fatto capire di voler gestire il problema bilateralmente. Se cambiassero idea, noi saremmo comunque pronti”, rileva Allistone.
Svizzeri privilegiati
Il CICR è tuttavia appena giunto a Pechino e sta ancora cercando di determinare quali saranno, oltre alla diffusione del diritto umanitario, gli indirizzi principali della sua azione. “Dobbiamo innanzitutto farci conoscere maggiormente al di fuori
dagli ambienti ufficiali e delle forze armate”, sottolinea il direttore, che spera in un maggior sostegno dagli attori economici, importanti per quel che riguarda le donazioni.
Un aspetto curioso per concludere: memori delle norme del passato, di quando ad esempio i delegati del CICR dovevano rigorosamente possedere il passaporto rossocrociato (simbolo e garanzia di …neutralità), alcuni paesi dell’Asia orientale sono ancor oggi piuttosto restii ad accettare sul loro territorio dei delegati non svizzeri.
“È davvero così”, conclude Allistone, “in alcuni Stati il delegato svizzero è ancora privilegiato”.
swissinfo, Marzio Pescia, Pechino
Il CICR ha sede a Ginevra, in Svizzera, ed è presente in un’ottantina di paesi con circa 12’000 collaboratori.
La delegazione regionale di Pechino, inaugurata nel settembre 2005, conta circa 20 collaboratori e dispone di un budget annuo di 6 milioni di franchi.
Con la sua nuova antenna di Pechino, il CICR intende rinforzare le attività dell’organizzazione umanitaria in Cina, nelle due Coree ed in Mongolia.
Una regione che, con la roboante ascesa politica ed economica della Cina, assume sempre più importanza nel mondo ma dove i conflitti del passato non sono ancora del tutto risolti.
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