Dei delitti, dei peccati e delle pene
Va in scena la punizione. A Lenzburg, un viaggio multimediale fra vizi, virtù e vendette pubbliche e private.
Un capanno foderato di legno e cemento, vetro e suono. Un’avventura da attraversare con tutti i sensi per scoprire filosofia e pratica della nostra punizione quotidiana.
Il luogo dell’esposizione si trova nell’area industriale di Lenzburg, nel cantone Argovia, pochi minuti a piedi dalla stazione ferroviaria cittadina.
Dei delitti e delle pene
Fra leggi federali, fatti di cronaca, vicende personali. Un’esposizione intelligente realizzata dalla Stapferhaus mette a fuoco le mille facce della punizione. Strafen, ovvero Punire, è un affascinante percorso che suggerisce di imparare dalla storia, invita ad esplorare il presente e fa sorgere dentro molte domande. Decisamente personali.
Ci scherza su, la signora gentile all’ingresso del museo: “La strada? La trova, la trova. Tutto qui è .. rigorosamente regolamentato”. In effetti, il viaggio nel mondo della punizione si apre con un tunnel di mattoni bianchi: labirinto delle regole a direzione obbligata, impossibile sbagliare. Si comincia dal principio: perché una punizione sia inflitta o subita, a monte c’è la violazione di una norma condivisa. Ogni svincolo, una sentenza. “Non uccidere”, “Non si parla a bocca piena”, “La pena di morte è vietata”. Ma anche: “Dopo le 21 salite dalla porta anteriore”.
Nostro castigo quotidiano
Errare è umano. Punire, pure. Un allestimento curato in ogni particolare spinge il visitatore a sentirsi parte in causa. Tutt’attorno dalle installazioni arrivano echi di suoni e parole. Il tempo si ferma, mentre attraversi le storie di chi ha sbagliato ed è stato castigato: per omicidio o perché non ha obbedito alla mamma. Cammini in punta di piedi, sollecitato a riflettere su norme pubbliche e private.
Poi arriva lo Straftat, il delitto: un grande cubo tappezzato con 700 ritratti di persone normali. Una porta scorrevole si apre automaticamente per accoglierti al suo interno e subito, da sola, si richiude alle tue spalle. Le pareti sono nere, le panche di cemento, un cartello ammonisce: “Area videosorvegliata”. Un pugno di minuti di tenebre e racconti di piccoli e grandi crimini, da ascoltare.
Fra storia e memoria
La rassegna delle punizioni possibili contiene reperti d’epoca e supporti multimediali. Dalla ghigliottina affilata, davvero demodé rispetto alle lame con cui si sgozzano ai tempi nostri gli ostaggi. Alle “pene psicologiche”: quanto faceva male dentro, attraversare il villaggio con una ruota di legno al collo o finire confinati nell’angolo della classe con le orecchie d’asino in testa?
Sono vicini, il cartellino giallo per i calciatori e le parole da ricopiare cento volte in un quaderno. La censura dell’Associazione svizzera della stampa per il Sonntagsblick, reo di avere falsificato le prove pur di mettere alla gogna mediatica l’ex ambasciatore a Berlino Thomas Borer. Il diplomatico macedone espulso da Berna perché pizzicato due volte sbronzo al volante. La nuova legge che dall’ottobre scorso stabilisce che gli stranieri possono essere spediti a purgare la loro pena in patria, persino se non sono d’accordo.
Punire ad alta tecnologia
Una vetrina è dedicata all’Electronic Monitoring: prodigio tecnologico sperimentato per tre anni da sei cantoni – con risultati giudicati buoni dalle autorità. È una cavigliera elettronica, che consente di scontare in casa una pena detentiva: se ti allontani, scatta l’allarme. L’attrezzo si accompagna ad un programma quotidiano da seguire scrupolosamente, come spiega un funzionario di Basilea alla televisione svizzera: “il condannato deve ricordare in ogni momento che sta subendo una punizione”. Sennò, che pena sarebbe?
Punizione in salsa elvetica
Non poteva mancare la specialità nazionale, violazioni e castigo in nome del codice della strada. Parlano i numeri: ogni anno nella Confederazione vengono puniti 60mila automobilisti. Si distinguono Basilea e Zurigo – dove oltre alla multa e al ritiro della patente, ti capita che ti sequestrino pure la macchina. Così impari.
La questione si fa personale con lo Straf-test: un quiz elettronico per scoprire quanto credete nella punizione. Le domande sono sbarazzine: assumereste un assassino, che ha scontato la sua pena? Che fate, se la figlia adolescente torna nel cuore della notte senza avervi avvisato?
Con una diagnosi in tasca, siete pronti per la sala più intrigante della mostra: nel sottotetto, entrano in scena le video-storie criminali. Passionali o venali, di droga o per gelosia. Si attraversa lo spazio camminando su una lastra di vetro, fra aiuole di cocci schegge e frantumi. E se l’occasione fa l’uomo ladro, la Stapferhaus non si fa sfuggire il piacere di una piccola provocazione. Una cassa di mele, un grande occhio ti guarda, una voce fischia e invita ad avvicinarsi. La prendo, non la prendo, voglia pazza di mela t’assale. Fate il vostro gioco.
swissinfo, Serena Tinari, Lenzburg
La Svizzera è il paese più sicuro del continente europeo: ogni 100mila abitanti ci sono in media 75 ferimenti; 30,2 furti; 5,6 aggressioni; 2,2 omicidi.
Ogni anno in Svizzera 60mila gli automobilisti infrangono la legge più o meno gravemente.
L’età media di chi viola la legge è di 34 anni.
L’88,5% dei reati sono commessi da uomini.
“Strafen”, cioè Punire è organizzata dalla Stapferhaus di Lenzburg nell’area industriale cittadina. Testi e materiali audiovisivi sono tutti in lingua tedesca.
La mostra passa in rassegna le ragioni, la filosofia e la pratica della punizione pubblica e privata, con un occhio di riguardo per l’attualità svizzera.
L’esposizione è aperta fino al 25 aprile 2005.
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