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Delicata visita in Tunisia per Joseph Deiss

La visita del ministro svizzero degli affari esteri in Tunisia, tra lunedì e martedì, si svolge in un momento alquanto difficile. La questione dei diritti umani nel paese nordafricano è risollevata dalla vicenda del giornalista Taoufik Ben Brick.

I principali temi in discussione sono le relazioni bilaterali, la situazione nel Maghreb e il processo di pace in Medio. Ma l’argomento più scottante sarà sicuramente la questione dei diritti fondamentali in Tunisia, che il capo del Dipartimento federale degli affari esteri intende affrontare negli incontri con il suo omologo Habib Ben Yahia e, se sarà ricevuto, con il presidente Zine Al-Abidine Ben Ali.

A riaccendere il dibattito sulle violazioni dei diritti umani nel paese nordafricano vi è da quasi un mese il caso Taoufik Ben Brick. Lo scorso 3 aprile, il giornalista tunisino ha dato inizio ad uno sciopero della fame per protestare contro i provvedimenti presi dalle autorità nei suoi confronti.

Ben Brick, al quale è stato confiscato il passaporto ed è stato vietato di pubblicare altri articoli, è accusato di aver diffuso notizie false e tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico. Il giornalista , che collabora con quotidiani svizzeri e francesi, aveva scritto negli ultimi anni diversi articoli sul presidente tunisino e sulla sua famiglia. Le imputazioni a suo carico potrebbero costargli una pena di 6 anni.

La vicenda ha assunto toni ancora più aspri negli ultimi giorni, in seguito all’arresto del fratello, Jalal Ben Brick. Quest’ultimo è accusato di aggressione contro le forze dell’ordine e partecipazione a raduno in luoghi pubblici. Un processo nei suoi confronti si è aperto sabato scorso; il tribunale di prima istanza di Tunisi ha tuttavia deciso di rinviare la sentenza a mercoledì 3 maggio, il giorno seguente la fine della visita in Tunisia di Joseph Deiss.

Per il ministro elvetico degli affari esteri la visita assume quindi un carattere alquanto delicato. Il Partito socialista svizzero e Amnesty International hanno chiesto a Joseph Deiss di adottare una posizione «chiara» sul rispetto dei diritti umani nel paese nordafricano e di rammentare altri casi, oltre a quello del giornalista Taoufik Ben Brick.

Della delegazione che accompagna il capo della diplomazia elvetica fa parte anche uno specialista dei diritti umani del Dipartimento federale degli affari esteri.

Armando Mombelli

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