Governo fermo sulla doppia cittadinanza
Il Consiglio federale respinge due mozioni parlamentari: non si abolisce la doppia nazionalità e non si unificano i tempi d'attesa per la naturalizzazione.
Dopo il no popolare dell’anno scorso, il governo preferisce un’analisi complessiva del valore e dell’attribuzione del passaporto rossocrociato.
Il Consiglio federale propone di respingere una mozione dell’UDC che vuole abolire il diritto alla doppia cittadinanza. Il governo non vuole tuttavia nemmeno unificare i termini di residenza per l’ottenimento della cittadinanza, come chiesto dai Verdi.
Dopo il duplice no del popolo alla naturalizzazione agevolata degli stranieri del 26 settembre scorso, il governo non è disposto a ritornare immediatamente alla carica.
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) elaborerà entro la fine dell’anno un rapporto in cui figureranno i principali problemi del diritto di cittadinanza.
Risposte rimandate
Per il momento, comunque, il Consiglio federale non vede la necessità di modificare la pratica, scrive il governo in risposta a una mozione della deputata sangallese dell’Unione democratica di centro, Jasmin Hutter. La consigliera nazionale critica la doppia cittadinanza per il suo «carattere opportunista: si cercano i vantaggi di ciascuna nazionalità, senza più rivendicare chiaramente una patria».
Dal 1992, il diritto svizzero ammette la doppia cittadinanza, senza restrizioni. Questo adattamento è stato realizzato dopo che si è deciso di accordare automaticamente, dal 1. luglio 1985, il passaporto rossocrociato ai figli di coppie binazionali.
Attualmente, quasi un terzo dei matrimoni avviene tra svizzeri e stranieri. Numerose persone acquisiscono dunque inevitabilmente la duplice cittadinanza per filiazione. Inoltre, oltre il 70% degli svizzeri residenti all’estero ha la doppia cittadinanza. Il Consiglio federale segnala che i problemi che si pongono, come il servizio militare, possono essere risolti facilmente.
Anni di residenza
Il governo mostra un po’ più di comprensione per la mozione del gruppo parlamentare dei Verdi, ma non vuole «legarsi le mani». Questo testo chiede di riprendere l’armonizzazione dei termini di residenza chiesti per la naturalizzazione, come previsto nel progetto affossato dal popolo. Secondo gli ecologisti, questo aspetto non è stato contestato durante la campagna di votazione.
Anche il Consiglio federale riconosce che l’unificazione e la riduzione degli anni di residenza nei comuni e cantoni (i quali possono esigere che il candidato alla cittadinanza abbia trascorso un determinato numero di anni nel loro territorio) non hanno sollevato opposizioni. Per contro, la riduzione da 12 a 8 anni della durata totale di residenza minima in Svizzera per chiedere la cittadinanza era stata contestata sia in parlamento che durante la campagna.
Il governo ammette che la differenza dei termini tra comuni e cantoni è «in contrasto rispetto alla mobilità della popolazione». Tuttavia, per il momento non vuole intervenire, in ogni caso non prima d’aver preso atto del rapporto promesso dai servizi del ministro di giustizia Christoph Blocher. Chiede dunque al parlamento di respingere la mozione.
Anche a votazione affossata, il tema cittadinanza rimane dunque attuale. Gli interventi parlamentari sono espressione di un dibattito aperto. Il governo ha però preferito temporeggiare, rimandando ad un’analisi approfondita che contempli tutti gli aspetti del problema.
swissinfo e agenzie
Nel 2003, il passaporto rossocrociato è stato consegnato a 37’000 persone.
Circa 500’000 persone residenti in Svizzera hanno una doppia cittadinanza.
Tra i circa 600’000 svizzeri residenti all’estero ci sono 434’000 binazionali.
Il tema della doppia cittadinanza è tornato d’attualità alla fine di settembre, dopo il no popolare alla legge sulla naturalizzazione facilitata degli stranieri di seconda e terza generazione.
Secondo l’Unione democratica di centro (UDC), chi è soltanto svizzero subisce una discriminazione rispetto a chi ha più di una nazionalità. Il partito chiede un atteggiamento meno opportunista e più leale nei confronti della patria.
I Verdi chiedono invece che i tempi per la naturalizzazione siano unificati a livello nazionale. Anche questo aspetto faceva parte della riforma respinta dal popolo.
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