IA e migrazione: grandi affari al confine?
Le deroghe concesse alla ricerca e una crescente militarizzazione nel settore dell'asilo stanno generando profitti per l'industria degli armamenti e, sempre più spesso, per gli istituti scientifici. Un fenomeno che interessa anche la Svizzera.
Finora, le guardie di frontiera della Grecia, che controllano il confine con la Macedonia del Nord, si affidavano a un sistema di allerta precoce davvero particolare: le cicogne. Quando le vedevano alzarsi in volo lasciando il ponte sul fiume Axios, significava che qualcuno si stava muovendo tra i cespugli. Spesso si trattava di migranti che tentavano di lasciare la Grecia per proseguire il viaggio lungo la rotta balcanica verso il Nord Europa.
Gli eleganti uccelli dalle lunghe zampe saranno presto sostituiti da telecamere, radar e droni. Dall’Axios all’Albania, la Grecia sta replicando il “modello Evros”, un sistema che tramite l’intelligenza artificiale controlla la frontiera lungo il confine con la Turchia. I Paesi del Nord Europa, in prima fila c’è la Germania, vogliono ridurre il numero di persone in cerca di asilo e l’Unione Europea stanzia ingenti fondi per nuove tecnologie, come testimonia il programma “E-Surveillance”, finanziato con 35,4 milioni di euro.
Mancanza di controllo democratico
A livello europeo, la migrazione viene sempre più spesso definita un rischio per la sicurezza. “Tutto ciò che riguarda le frontiere sfugge gradualmente al controllo democratico, alla responsabilità e alla trasparenza”, spiega Bram Vranken del Corporate Europe Observatory, un osservatorio con sede a Bruxelles che analizza le attività di lobbying nel settore tecnologico e della difesa.
Questo articolo è il risultato del lavoro investigativo di cinque giornalisti di Grecia, Germania, Regno Unito e Svizzera.
Per i partner editoriali Swissinfo (Svizzera), i quotidiani taz (Germania), Solomon (Grecia) e Inkstick Media (Stati Uniti) sono stati analizzati otto Paesi.
Sono state condotte oltre venti interviste con funzionarie e funzionari, insider e guardie di confine. Inoltre si sono fatte ricerche sul campo ed esaminate centinaia di pagine di documenti pubblicamente accessibili e documenti interni, richieste nell’ambito della legge sul principio della trasparenza, dossier d’acquisto e documentazione tecnica.
Questa inchiesta durata più mesi è stata sostenuta da IJ4EUCollegamento esterno e dal Pulitzer CenterCollegamento esterno.
Questo spostamento della politica migratoria verso il settore militare e della difesa è reso possibile grazie a vaghe normative sui dati, clausole di segretezza e un carente controllo pubblico. Inoltre, il settore della migrazione è un campo molto redditizio che viene promosso da un’influente lobby a Bruxelles. Infatti, i grandi gruppi dell’industria bellica, le aziende di sicurezza e, in misura crescente, anche gli istituti di ricerca, sono particolarmente interessati a questo nuovo ecosistema dell’intelligenza artificiale (IA). La Svizzera non fa eccezione.
Per esempio, nella cittadina vallesana di Martigny ha sede l’istituto di ricerca Idiap. Finanziato con fondi privati e pubblici, è considerato una “struttura di ricerca di importanza nazionaleCollegamento esterno“. Le sue attività si concentrano sulla ricerca di base nel campo dell’intelligenza artificiale, per esempio per l’utilizzo di protesi mediche, l’integrazione dell’IA nei processi democratici e nel riconoscimento di contraffazioni digitali. Secondo quanto riportato sul suo sitoCollegamento esterno, l’istituto promuove attivamente la collaborazione con il settore privato e punta sulla creazione di start-up.
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La creazione di una banca dati per il riconoscimento della camminata
Nell’istituto di ricerca Idiap c’è anche un gruppo di ricerca che si occupa di biometria e che è diretto dal professor Sébastien Marcel. Nell’autunno del 2025 ha ottenuto un finanziamento di ricercaCollegamento esterno da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Secondo la descrizione del progetto, inizialmente verrà creata una banca dati contenente immagini e video simulati che ricostruiscono “scenari complessi durante il superamento di una frontiera”.
In seguito verrà generato un secondo e più ampio database in cui saranno registrate oltre 10’000 identità sintetiche, ovvero non reali. Infine, i dati reali e quelli sintetici saranno messi a confronto per verificarne l’idoneità. L’obiettivo è sviluppare un “database multispettrale per il riconoscimento dell’andatura e del volto alle frontiere”. Saranno immagini sia visibili sia invisibili all’occhio umano, come quelle ottenute tramite infrarossi o termocamere. Questo consentirà di riconoscere le persone in base ai tratti del viso, ai movimenti e al modo di camminare.
“Idiap ha inoltrato il progetto nell’ambito di un bando pubblico di Frontex per rispondere ai bisogni di progetti di ricerca come CarMen o PopEye”, spiega Marcel. I due progetti fanno parte di Horizon Europe, il principale programma di promozione della ricerca e dell’innovazione dell’Unione europea, al quale partecipa anche la Svizzera. Sia CarMenCollegamento esterno sia PopEyeCollegamento esterno sono costituiti da consorzi internazionali che si occupano di applicazioni biometriche.
Marcel precisa che le registrazioni previste dal progetto Frontex saranno effettuate esclusivamente all’interno della proprietà dell’istituto di ricerca. Il professore ricorda inoltre che, nell’ambito del progetto della durata di dieci mesi, solo il gruppo di ricerca utilizzerà i dati raccolti e generati per l’addestramento. “Idiap mantiene il controllo sui dati”, afferma.
È però poco chiaro che cosa ne sarà del database e dei risultati ottenuti al termine del progetto. “Saranno utilizzati da Idiap e dai suoi partner per scopi di ricerca accademica e per la valutazione comparativa delle tecnologie”. Al momento non si sa ancora “con esattezza” chi saranno questi partner, aggiunge Marcel. “In linea di principio si tratta di istituti di ricerca disposti a firmare un accordo di licenza con noi”.
Alla domanda relativa alla supervisione etica, Marcel risponde che l’Idiap dispone di un comitato etico interno per la ricerca basata sui dati, che è informato su tutti i progetti. “Esistono inoltre direttive e procedure interne che regolano la raccolta dei dati per i progetti di ricerca dell’Idiap”, evidenzia, affermando allo stesso tempo che il documento che ne regola l’attività non è pubblicamente accessibile.
Esercito o settore dell’asilo: tecnicamente simili
I percorsi che portano la ricerca di base sull’IA al suo impiego nel settore della migrazione sono spesso tortuosi e poco trasparenti verso l’esterno. Le applicazioni che ne derivano mostrano una forte tendenza alla militarizzazione. Gli eserciti utilizzano gli stessi sistemi in dotazione anche per respingere le persone migranti.
Nel settembre 2025, come è emerso da questa inchiesta, alti funzionari delle guardie di frontiera dell’UE hanno partecipato a una riunione interna sull’innovazione presso il quartier generale di Frontex a Varsavia. In quell’incontro è stato presentato un sistema di sorveglianza tramite droni sviluppato dalla società statunitense di armamenti Shield AI, già testato da Frontex. L’azienda è guidata da un ex soldato d’élite dei Navy SEALs.
Durante un test di sessanta minuti, i droni V-BAT a decollo verticale hanno sorvolato il confine tra Bulgaria e Turchia, trasmettendo immagini in tempo reale a un centro di comando, dove un sistema di intelligenza artificiale avvertiva la polizia in caso di tentativi di attraversamento della frontiera da parte di migranti.
Secondo Frontex, il progetto pilota ha contribuito “a una visibile riduzione […] delle attività criminali”, garantendo al contempo “ampie garanzie dei diritti fondamentali”. Tuttavia, la Bulgaria è regolarmente criticata per le violazioni dei diritti delle persone richiedenti asilo. Shield AI ha rifiutato di rispondere alle domande sul sistema, sul suo impiego, sui costi o sull’utilizzo dei dati raccolti.
Dove finisce la fase pilota?
Il progetto pilota illustra la strategia di Frontex per quanto riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale alle frontiere esterne dell’UE. Allo stesso tempo mostra quanto possa essere difficile distinguere tra fasi sperimentali e operazioni vere e proprie. Una distinzione che, secondo Niovi Vavoula, sta diventando sempre più complicata. La professoressa di diritto e cyberpolitica all’Università del Lussemburgo ha studiato approfonditamente le normative europee sull’IA.
Una volta che i sistemi vengono testati su persone reali in ambienti non controllati, come nel caso di Shield AI in Bulgaria, non si può più parlare di “fase di test nell’ambito della ricerca”. Tale impiego, infatti, si ripercuote su individui in carne ed ossa. “Le eccezioni previste per la ricerca non dovrebbero più essere valevoli”, afferma Vavoula.
Nell’agosto 2024 è entrato in vigore nell’UE l’AI Act, il quadro normativo che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale. La sua applicazione in tutti i settori è prevista entro l’agosto 2026. La legge si basa su una valutazione in funzione dei rischiCollegamento esterno dell’impiego dell’IA: basso, limitato, elevato e inaccettabile. È considerato inaccettabile, per esempio, un sistema di social scoring come quello applicato in Cina o il riconoscimento facciale su larga scala negli spazi pubblici.
L’AI Act si concentra sulle applicazioni ad alto rischio, tra cui rientrano anche i sistemi di classificazione biometrica supportatiCollegamento esterno dall’IA. Le applicazioni legate alla sicurezza nazionale sono invece escluse. E anche per la ricerca ci sono eccezioni.
In una risposta scritta, Frontex afferma di “non gestire né impiegare sistemi di IA ad alto rischio”. Anche la Guardia costiera greca sostiene di “non utilizzare sistemi basati sull’intelligenza artificiale” e che tutti gli accordi di acquisto includono clausole sulla protezione dei dati. Ammette però di utilizzare “piattaforme elettroniche con un meccanismo di IA” messe a disposizione dall’UE.
La scelta delle parole non è casuale, poiché le autorità preferiscono parlare di “algoritmi”, “automazione” o “innovazione”, osserva Vavoula. “Si nascondono dietro a termini generici”. In questo modo possono sottrarsi a un esame rigoroso e continuare a sviluppare sistemi senza doverli “classificare come IA”.
Secondo il regolamento europeo, la classificazione dovrebbe valere in modo particolare per i settori della migrazione, dell’asilo e del controllo delle frontiere, perché riguardano “persone che spesso si trovano in situazioni precarie”. E i sistemi di intelligenza artificiale non dovrebbero “in nessun caso” essere utilizzati per aggirare i diritti delle persone in cerca d’asilo, ad esempio individuandole tramite droni e sensori e respingendole prima ancora che abbiano la possibilità di presentare una domanda d’asilo.
Più fondi svizzeri per le tecnologie UE nella migrazione
La Svizzera è in ritardo rispetto all’UE nella regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Non ha aderito all’AI Act e una normativa elveticaCollegamento esterno è attesa solo tra tre anni. Per ragioni economiche e di compatibilità giuridica, è probabile che la legge svizzera si ispiri in larga misura a quella dell’UE.
All’inizio del 2025, l’Ufficio federale di giustizia ha redatto per il Consiglio federale un rapportoCollegamento esterno che fa riferimento alla Convenzione del Consiglio d’Europa. Anche in questo documento si precisa che “l’area della difesa è esclusa dal campo di applicazione della Convenzione”, così come “l’area ricerca e sviluppo”.
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Nel maggio 2025, la Commissione europea ha nel frattempo aumentato il fondo BMVI, ossia i mezzi finanziari a disposizione dell’accordo di Schengen per la gestione delle frontiere e la politica dei visti. Con l’aumento di un miliardo di euro, cresce anche il contributo della Svizzera in quanto Paese membro di Schengen. “fino al 2027 il Consiglio federale prevede un contributo svizzero supplementare pari a circa 15 milioni di franchi”, si legge nel comunicato stampaCollegamento esterno della Confederazione. “Per i sette anni di validità del Fondo, il contributo complessivo aumenterà dunque a circa 315 milioni di franchi”.
Con questo fondo vengono finanziati progetti relativi a infrastrutture, attrezzature, sistemi informatici e “misure per affrontare le sfide legate alla migrazione e alla sicurezza”. “I fondi supplementari saranno messi a disposizione soprattutto per misure nell’ambito dell’asilo”. Di ciò beneficerà anche la Svizzera che “a seconda delle proposte di progetto presentate, potrebbe attingere a circa 22 milioni di euro derivanti dall’incremento per le proprie misure BMVI”, scrive il Consiglio federale.
Questa inchiesta giornalistica è stata resa possibile grazie al sostegno di:
Investigative Journalism for Europe Fund IJ4EUCollegamento esterno
Pulitzer Center https://pulitzercenter.org/Collegamento esterno
A cura di Giannis Mavris
Traduzione di Luca Beti
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