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Perché puntare su Palantir si sta rivelando rischioso per la Svizzera

Un edificio in legno circondato da alberi e montagne innevate, con persone che passano su un sentiero innevato
L'ufficio temporaneo di Palantir in vista del Forum economico mondiale di Davos del 2019. Jason Alden / Getty Images

L’azienda tecnologica statunitense Palantir ha stabilito il centro nevralgico delle sue relazioni commerciali con l’Europa a Zurigo. Tuttavia, di recente è finita nel mirino del Ministero degli esteri a causa del ruolo controverso ricoperto a Gaza.

Oggi Palantir è senza dubbio l’azienda tecnologica più controversa al mondo, con un fatturato che nel 2025 dovrebbe superare i 4 miliardi di dollari (3,2 miliardi di franchi). Molte persone, tuttavia, la considerano l’emblema di una distopia tecnologica. I prodotti software dell’azienda aggregano vari tipi di dati, utilizzandoli per creare possibili scenari.

Il suo software fornisce alle forze armate informazioni che influiscono sulla decisione di uccidere; la polizia lo impiega come strumento di sorveglianza; le grandi aziende lo utilizzano per ottimizzare i processi e supportare le proprie procedure decisionali.

“È vero, siamo sotto pressione e la cosa influisce sui nostri affari.”

Courtney Bowman, agente stampa di Palantir

Palantir ha un’ampia clientela militare e amministrativa in tutto il mondo. L’azienda statunitense puntava anche al Governo svizzero, ma non è mai riuscita a concludere un accordo. Per il momento, le agenzie federali e l’esercito elvetico hanno evitato qualsiasi forma di collaborazione. Tuttavia, quel che frena le autorità non sembra costituire un ostacolo per le organizzazioni impegnate a promuovere la Svizzera come sede commerciale per attori globali.

Una visita agli uffici di Palantir a Zurigo

Come prevedibile, l’azienda ha rifiutato la nostra prima richiesta di un incontro lo scorso luglio. Non per niente è nota per il grande riserbo. 

Per farci un’idea diretta della sua attività abbiamo deciso di recarci presso la sede di Zurigo, dove abbiamo trovato una società fiduciaria che ci ha mandati via. In seguito, siamo stati contattati da uno studio legale, che agiva per conto di Palantir, il quale ci ha domandato lo scopo della nostra visita. In risposta, abbiamo chiesto di ottenere un colloquio.

Non molto tempo dopo, Palantir ci ha invitato nei suoi uffici. All’arrivo siamo stati accolti da due uomini in abiti informali e scarpe da ginnastica, che si sono presentati come Alec e Courtney. Alec McShane dirige le operazioni commerciali dell’azienda in Europa e si occupa principalmente dei rapporti con la clientela privata. Courtney Bowman è l’agente stampa per la Svizzera. Il suo titolo ufficiale è “direttore globale per la privacy e le libertà civili”. Di recente, Palantir ha ricevuto un numero piuttosto elevato di richieste su questi temi.

Durante il nostro incontro i due dirigenti hanno ammesso che l’azienda statunitense ha un grave problema di reputazione in Europa, per cui si sente incompresa e non adeguatamente apprezzata, in particolare dai media tedeschi. In Germania, infatti, si è dibattuto per mesi sull’impiego del software di Palantir da parte delle forze di polizia. Chi lo critica teme che chiunque sporga denuncia o sia vittima di un reato possa finire sotto il controllo delle autorità. Il software, infatti, setaccia i silos di dati come un’aspirapolvere, derivandone profili, modelli e analisi.

Attivisti dell'organizzazione Campact si trovano davanti alla Cancelleria tedesca con un "cavallo di Troia" con la scritta "Palantir" l'8 ottobre 2025. Manifestano contro l'introduzione del software statunitense Palantir da parte della polizia.
Attivisti dell’organizzazione Campact si trovano davanti alla Cancelleria federale tedesca con un “cavallo di Troia” con la scritta “Palantir”, 8 ottobre 2025. Manifestano contro l’introduzione del software statunitense Palantir da parte della polizia. KEYSTONE/DPA/Michael Kappeler

“È vero, siamo sotto pressione e la cosa influisce sui nostri affari”, afferma Bowman. A suo dire, la gente ha una percezione errata dell’azienda, che dovrà quindi rivedere la propria strategia di comunicazione. “È per questo che vi abbiamo invitato qui oggi”, aggiunge.

Il colloquio, della durata di circa un’ora, si rivela sorprendentemente aperto, con i dirigenti di Palantir che rispondono a tutte le critiche e fanno di tutto per chiarire alcuni “malintesi”.

Uno dei maggiori problemi dell’azienda statunitense è che le autorità svizzere sembrano nutrire forti riserve sulla possibilità di sottoscrivere un contratto con Palantir.

Il responsabile della clientela privata, McShane, spiega: “Abbiamo proposto i nostri prodotti a diverse agenzie, ma senza successo. Rimaniamo però sempre aperti alla collaborazione”.

Gennaio 2018: L'allora Presidente federale Alain Berset, a destra, parla con Alex Karp, CEO di Palantir, dopo una sessione di panel sulla "Svizzera digitale", in occasione della riunione annuale del World Economic Forum a Davos, in Svizzera.
Gennaio 2018: l’allora presidente svizzero Alain Berset, a destra, parla con Alex Karp, CEO di Palantir, a margine del Forum economico mondiale di Davos. Keystone / Peter Klaunzer

I timori dell’esercito svizzeroCollegamento esterno (analoghi a quelli di attivisti e attiviste della società civile tedesca), ovvero che i dati sensibili possano essere trasferiti agli Stati Uniti, sono infondati, sottolinea Palantir. Secondo l’azienda, la clientela mantiene il pieno controllo sui propri dati e sui processi analitici e decisionali che li riguardano in qualsiasi momento.

Anche senza clienti tra le autorità, però, la Svizzera rimane un mercato strategicamente importante per Palantir, spiega McShane: “Le partnership di lunga data che abbiamo qui hanno plasmato sia il nostro impegno nei mercati globali, sia lo sviluppo continuo dei nostri prodotti”. L’azienda statunitense lavora con una “massa critica” di grandi aziende svizzere, tra cui il gruppo mediatico Ringier, la compagnia di assicurazioni Swiss Re, l’ex banca Credit Suisse e il gigante farmaceutico Novartis. McShane non ha fornito il numero esatto di aziende coinvolte.

“Zurigo è una sede chiave per lo sviluppo delle nostre attività europee”, afferma Bowman. Il CEO di Palantir, Alex Karp, è un grande estimatore della Svizzera e si reca spesso in visita nell’ufficio locale.

Sembra che i promotori della piazza economica di Zurigo si siano impegnati per anni per raggiungere questo obiettivo. Secondo una ricercaCollegamento esterno condotta dalla rivista online Republik e dal collettivo di ricerca WAV, negli ultimi anni due organizzazioni semi-pubbliche in particolare si sono adoperate per attirare Palantir in Svizzera.

Un successo per i promotori della piazza economica svizzera

Da un documento amministrativo interno emerge che, già nel 2016, un rappresentante delle autorità cantonali di Argovia aveva scritto alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), proponendo una grande opportunità per la Svizzera: la nota azienda statunitense Palantir stava progettando di portare le sue attività informatiche “onshore”, per gestire la sua attività globale non più dagli Stati Uniti, ma da una sede europea. Il rappresentante cantonale aveva chiesto alla SEM una lettera di referenze per evidenziare le attrattive del suo cantone.

Poco dopo il Governo federale decise di prendere in mano la situazione e nel 2018 l’allora ministro Ueli Maurer, dell’Unione democratica di centro (partito di destra sovranista), si recò in visita presso la sede centrale di Palantir a Palo Alto, in California. Il viaggio fu pianificato dall’organizzazione ufficiale svizzera per la promozione delle esportazioni e degli investimenti, la Switzerland Global Enterprise, che da tempo aveva manifestato interesse ad attirare Palantir nella Confederazione.

L’organizzazione aveva già riepilogato le richieste di Palantir per la sua futura sede in un briefing scritto nel 2016: un pacchetto interessante di tasse e incentivi (non specificati), buona disponibilità di manodopera qualificata, vicinanza ai centri urbani, un cluster tecnologico forte e procedure semplificate per ottenere i permessi di lavoro. Palantir avrebbe creato centinaia di posti di lavoro e la Svizzera sembrava soddisfare i suoi requisiti.

Copertura dell'autostrada A3 ad Altendorf SZ sul lago di Zurigo con la diga sullo sfondo.
Altendorf, sulle rive del lago di Zurigo. È qui che Palantir voleva stabilirsi in Europa. KEYSTONE/Alessandro Della Bella

La grande notizia arrivò nel 2021: Palantir annunciò che avrebbe stabilito il proprio centro europeo non in Argovia, ma nel comune a bassa tassazione fiscale di Altendorf, nel Canton Svitto, affacciato sul lago di Zurigo. Il CEO Karp dichiarò anche che intendeva trasferirsi personalmente in loco. Il Canton Svitto ne fu entusiasta. L’azienda avrebbe creato “posti di lavoro qualificati” nel cluster tecnologico che andava costituendosi sul lago di Zurigo, affermò Urs Durrer, direttore dell’Ufficio cantonale per l’economia.

Poco dopo, l’associazione di marketing della regione commerciale, nota come Greater Zurich Area, pubblicò una serie di video sull’arrivo di Palantir. Sul sito aziendale, Bowman rivelò di aver trovato sia il personale di Greater Zurich Area sia il direttore Durrer “estremamente disponibili” nella fase di localizzazione.

Sfumato il clamore mediatico, tuttavia, è stato subito chiaro che né Karp né Palantir erano arrivati nel Canton Svitto per restarci.

Zurigo come hub per Palantir

Nel giugno 2025, Palantir ha fatto notizia soprattutto per le immagini che mostravano agenti dell’ICE, l’agenzia immigrazione e dogane statunitense, che davano la caccia alle persone migranti con il suo software. Contemporaneamente, Greater Zurich Area ha pubblicato un altro video promozionale, in cui Bowman parlava dell’espansione di Zurigo come sede commerciale, dichiarando che gli ricordava la nascita della Silicon Valley.

Palantir è presente nella città da diversi anni, aggiungeva. Come location, presenta numerosi vantaggi: montagne e laghi, uno standard di vita elevato, l’accesso a persone di talento e istituti di istruzione di fama mondiale. “Zurigo è un luogo dove viene voglia di stabilirsi”, affermava.

La città è diventata un importante centro nevralgico per la crescita di Palantir: “La presenza a Zurigo costituisce una parte fondamentale della nostra attività internazionale”.

Ormai l’azienda statunitense ha anche stabilito solidi legami con l’establishment svizzero, in particolare con il gruppo mediatico Ringier. Oltre che vicepresidente esecutiva di Palantir, infatti, Laura Rudas è anche ex membro del consiglio di amministrazione di Ringier. Il presidente del consiglio di amministrazione di Ringier, Marc Walder, è a capo dell’associazione digitalswitzerland, di cui fa parte anche Palantir. Ringier è inoltre un cliente di lunga data di Palantir e nel 2024 ha prorogato la collaborazione per altri cinque anni, anche per lo sviluppo di progetti di intelligenza artificiale. Recentemente, il gruppo mediatico ha persino fornito al CEO di Palantir, Karp, una piattaforma pubblicitaria per i suoi prodotti sotto forma di un’intervista acritica.

Ma le agenzie di promozione degli investimenti zurighesi come vedono il loro ruolo nell’attirare un’azienda tanto controversa? Greater Zurich Area, cauta, afferma di non aver mai cercato attivamente di attirare Palantir. L’azienda si è insediata qui di propria iniziativa, dice.

Una risposta che è tutta un eufemismo.

A Zurigo sta emergendo un ecosistema di grandi aziende tecnologiche, grazie soprattutto alle condizioni favorevoli della città e a una politica attiva volta ad attrarre aziende straniere: tassazione ridotta, forza lavoro altamente qualificata e una forte stabilità politica. Una ricercaCollegamento esterno condotta da Republik e WAV ha dimostrato, ad esempio, come Google Svizzera sia stata corteggiata dal Governo rosso-verde della città e dall’ex sindaco del Partito socialista svizzero Elmar Ledergerber, con conseguenze tutt’altro che insignificanti. Un esempio? Il principale fornitore di energia di Zurigo, EWZ, era sempre pronto a scattare alla prima chiamata di un dipendente Google.

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Come sottolinea il sito web di Greater Zurich Area, oggi la regione di Zurigo vanta una densità di grandi aziende tecnologiche superiore a quella della Silicon Valley. Google, Open AI, Microsoft, Meta e Apple stanno aprendo o hanno aperto qui la loro sede europea. Quasi tutte queste aziende negli ultimi anni sono diventate attive anche nel settore militare e forniscono prodotti che, tra le altre cose, supportano Israele e le sue operazioni militari nella Striscia di Gaza.

Palantir, in particolare, svolge un ruolo chiave in questo ambito. Inoltre, ha appena firmato un contratto decennale da 10 miliardi di dollari con l’esercito statunitense.

A questo punto non possono non sorgere questioni normative per la nuova mecca tecnologica di Zurigo, nello specifico sul possibile contributo di Palantir alle operazioni militari di Israele a Gaza. I prodotti sviluppati e venduti qui possono essere esportati senza indugi in Paesi in guerra?

A cosa sta lavorando esattamente Palantir in Svizzera?

Durante l’incontro con McShane e Bowman, è emerso chiaramente il ruolo oggi rivestito da Zurigo nell’attività di Palantir, con circa 60 persone che lavorano allo sviluppo e alla distribuzione di vari prodotti software. Ciò significa che il personale che si occupa della progettazione è stato coinvolto nello sviluppo dei prodotti Palantir in loco.

I due dirigenti sottolineano però che la controversa piattaforma Gotham, utilizzata principalmente per operazioni militari e di polizia, non viene sviluppata a Zurigo. Il personale svizzero si concentra invece sullo sviluppo di Foundry, impiegato soprattutto nel settore civile.

Tuttavia, il software è in uso anche presso un numero sempre crescente di agenzie governative, e Bowman e McShane ammettono che può essere impiegato anche in contesto militare. In origine, infatti, è stato sviluppato per la “controguerriglia” statunitense in Afghanistan e Iraq.

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È quindi inevitabile chiedersi: le attività degli sviluppatori di Palantir in territorio elvetico sono soggette alle norme svizzere sul controllo delle esportazioni?

No, risponde l’azienda. E a Zurigo non si svolge alcuna attività direttamente correlata a Israele.

L’autorità di vigilanza sulle esportazioni della Segreteria di Stato dell’economia sembra essere d’accordo. Sebbene i prodotti di Palantir siano classici articoli a duplice uso (utilizzabili per scopi sia civili sia militari) e quindi tecnicamente rientrino nella Legge sul controllo dei beni a duplice impiegoCollegamento esterno, c’è una lacuna normativa in questo ambito. Al momento non vigono controlli specifici sulle esportazioni per le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale. In seno agli organismi nazionali e internazionali è in corso un intenso dibattito su come colmare questo vuoto normativo.

In Svizzera, la parlamentare socialista Farah Rumy ha presentato una mozione sulla questione, chiedendo al Governo federale di garantire che i prodotti e i servizi informatici sviluppati, gestiti o fabbricati in Svizzera non vengano utilizzati in conflitti interni o internazionali. In futuro, questo potrebbe riguardare anche Palantir.

Il ruolo dell’azienda tecnologica a Gaza ha coinvolto anche il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). La Svizzera, infatti, dispone di una legge sulle società di mercenari, applicabile alle aziende che forniscono servizi di sicurezza privata all’estero dal territorio elvetico, allo scopo di impedire alle aziende svizzere di contribuire a violazioni dei diritti umani. Oltre alla creazione e alla manutenzione di infrastrutture IT, la legge include anche il supporto logistico.

Tali aziende sono obbligate a registrarsi presso il Governo federale e a dichiarare al DFAE tutte le attività pianificate al di fuori della Svizzera.

Il Dipartimento dovrà poi indagare d’ufficio su qualsiasi accusa plausibile relativa alla legge sulle società mercenarie. A seguito di un’indagine condotta da Republik e dal collettivo di ricerca WAV, nonché di numerose segnalazioni dei media sulle attività di Palantir, il DFAE ha iniziato a indagare. Dopotutto, lo stesso CEO di Palantir ha ammesso che le soluzioni software della sua azienda possono uccidere delle persone.

Un portavoce del DFAE, contattato da Swissinfo, ha affermato che è in corso un’indagine per stabilire se l’azienda svizzera sia soggetta a tale obbligo di dichiarazione.

In tal caso, Palantir dovrebbe registrare le proprie attività e ottenere l’approvazione di un’autorità elvetica, venendo quindi considerata ufficialmente un’azienda di tecnologia militare svizzera.

La responsabilità di Zurigo

Sebbene finora Palantir abbia incontrato ostacoli insormontabili con le autorità, l’esercito e i servizi segreti svizzeri, sembra comunque soddisfatta della scelta di Zurigo.

Le condizioni proposte dai promotori della sede svizzera di Palantir rimangono tuttora un mistero. Non è quindi ancora chiaro se a Palantir siano state concesse le stesse “linee di comunicazione brevi” (quindi un contatto rapido e diretto con le autorità) e le stesse condizioni fiscali vantaggiose di cui gode Google Svizzera.

Resta comunque il fatto che Zurigo è in parte responsabile della strategia di crescita di Palantir, un’azienda il cui software viene sempre più utilizzato come arma letale contro la popolazione civile in guerra e che chiaramente non ha alcun problema al riguardo.

Traduzione di Camilla Pieretti

Questa inchiesta è stata realizzata con il supporto di JournaFONDS. È apparsa per la prima volta su Republik il 9 dicembre 2025.

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