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Guatemala: nuovo processo per gli svizzeri Nicolas Hänggi e Silvio Giovanoli

Silvio Giovanoli (a sinistra) e Nicolas Hänggi continuano a proclamare la loro innocenza Keystone

Si ricomincia da capo. La giustizia guatemalteca ha deciso di riprocessare Nicolas Haenggi e Silvio Giovanoli, i due svizzeri accusati di traffico di droga. Il processo durerà due giorni. Fra altri dieci dovrebbe essere comunicata la sentenza.

Quella che coivolge Nicolas Hanggi e Silvio Giovanoli è la storia di un processo infinito. I due svizzeri sono rinchiusi da tre anni nelle carceri guatemalteche e da tre anni sostengono di essere innocenti. L’incubo è finito solo per Andreas Hanggi, il padre di Nicholas. Oggi è libero, vive in Argentina con il resto della famiglia.

In prima istanza, nel 1998 Andreas Hänggi era stata condannato a 12 anni di carcere. Suo figlio e Giovanoli a 20 anni. Dopo la sentenza il giudice che li aveva condannati venne misteriosamente assassinato, a pistolettate, per strada.

Un anno dopo la corte d’appello annullò le sentenze. Scoprì dei vizi di forma e delle irregolarità procedurali. Nel secondo processo Andreas Hanggi viene scagionato, Nicholas ottiene una riduzione della pena a tre anni, Silvio Givoanoli a 5. Ma ecco che si deve rifare tutto. Ancora una volta si parla di vizi di forma.

I fatti contestati ai due svizzeri risalgono al 1997 quando la polizia guatemalteca arrestò una banda di presunti trafficanti, battezzata Conexion alemana. Il sospetto è che la droga fosse nascosta in vasi di piante inviate appunto in Germania.

Andreas Hanggi, allora dirigente della filiale guatemalteca della multinazionale svizzera Nestlé avrebbe affittato il container, il figlio e Giovanoli avrebbero acquistato e nascosto i 14 chili di droga.

L’impressione era che la polizia guatemalteca volesse dare l’esempio, mostrare la propria efficacia al servizio antidroga americano, che in Guatemala ha investito molto con risultati non sempre esaltanti per colpa, tra l’altro, proprio della corruzione in seno all’esercito, alla polizia ed alle autorità in generale.

E i continui colpi di scena, le condanne e le revisioni delle sentenze, i processi che si susseguono, non contribuiscono certo a migliorare l’immagine di una giustizia guatemalteca che appare quantomeno sommaria.

swissinfo e agenzie

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