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Il primo Euro da spettatore per Stéphane Chapuisat

Chi si aggiudicherà la Coppa il prossimo 29 giugno? Stéphane Chapuisat un'idea ce l'ha... Keystone

L'ex giocatore del Borussia Dortmund e pilastro della nazionale svizzera prevede una finale Germania-Italia. Secondo Chapuisat, la nazionale svizzera ha comunque buone carte da giocare. Intervista.

Stéphane Chapuisat ha appeso le scarpette al chiodo due anni fa. Oggi, in qualità di ambasciatore dell’Euro 2008, si occupa della promozione del grande avvenimento calcistico.

Per un giocatore poter disputare una simile competizione a domicilio è sicuramente qualcosa di magnifico. Stéphane Chapuisat non prova però troppa nostalgia: “Ho già avuto la fortuna di disputare due Europei; per me è sempre stato chiaro che l’Euro 2008 non sarebbe più entrato in linea di conto e ciò non mi causa nessun problema”.

swissinfo: Si parla spesso di una certa di una mancanza di entusiasmo da parte degli svizzeri per questi campionati europei. Sente che qualcosa sta cambiando?

S.C.: Quelli che amano il calcio stanno già sicuramente aspettando con impazienza questo appuntamento e non dubito che quando la manifestazione sarà un po’ più vicina si entusiasmeranno pure coloro che sono meno interessati al pallone.

Sarà una festa magnifica. Lo abbiamo del resto visto durante i Mondiali 2006 di Germania, che hanno suscitato un grandissimo entusiasmo anche in Svizzera.

swissinfo: Lei ha partecipato ai Mondiali del 1994 negli USA e ai Campionati europei del 1996 in Inghilterra e del 2004 in Portogallo. Quali sono i suoi più bei ricordi?

S.C.: La partita inaugurale dell’Euro 1996 a Wembley è stata molto emozionante. Si tratta sicuramente di uno dei migliori ricordi. Da un punto di vista sportivo, negli Stati Uniti abbiamo fatto belle partite e siamo riusciti ad approdare agli ottavi.

Per gli Europei in Inghilterra e in Portogallo i sentimenti sono invece più mitigati, visto che siamo stati eliminati già al primo turno.

swissinfo: L’allenatore e molti giocatori della nazionale elvetica non hanno esitato a dichiarare che l’obiettivo è vincere l’Europeo. La Svizzera potrebbe creare veramente la sorpresa?

S.C.: È molto difficile dirlo oggi. Abbiamo una buona squadra e possiamo sicuramente far bene contro tutte le nostre tre avversarie. Nel gruppo non c’è una squadra che esce veramente dal lotto. Molto dipenderà dalla prima partita. Con tutto un paese alle spalle, se comincerà bene la nazionale svizzera potrà andare lontano.

swissinfo: Cechia, Turchia e Portogallo. Come giudica queste tre squadre?

S.C.: La Cechia ha ottimi giocatori, anche se ha perso Nedved. Bisognerà vedere come riusciranno a rimpiazzarlo in un grande torneo. Molto dipenderà dalle prestazioni di Rosicky.

I turchi li conosciamo bene. Sono ottimi giocatori, tecnici, molto vivaci. Contro di loro sono sempre partite molto intense, ma siamo riusciti a sconfiggerli nel 2005 e il fatto di sapere di poterli battere è molto importante.

Nel gruppo il Portogallo fa un po’ figura di favorito. Per la Svizzera è forse un bene doverlo affrontare nell’ultima partita.

swissinfo: Hottiger, Geiger, Herr, Sutter… Nel 1994 negli Stati Uniti i nomi probabilmente più esotici dei giocatori svizzeri erano Sforza e Subiat. Oggi la nazionale è composta da giovani di origine spagnola, italiana, kosovara, turca… Cosa ha portato questo “sangue” nuovo?

S.C.: È stato sicuramente un bene. La nazionale francese, ad esempio, ha iniziato a vincere dei titoli quando in squadra sono approdati giovani della seconda generazione.

Peccato però aver perso dei buoni giocatori, come Rakitic, Petric o Kuzmanovic. La Svizzera ha fatto tutto il lavoro di formazione, ma sfortunatamente hanno optato per le nazionali dei loro paesi d’origine.

swissinfo: Vanno cambiate le regole?

S.C.: È chiaro che per per l’Associazione svizzera di football è duro perdere dei giocatori che ha formato. Oggi però le regolamentazioni della FIFA sono chiare: un giocatore può scegliere una o l’altra nazionale fino a 21 anni.

Forse un giorno si riuscirà a trovare una regola un po’ più logica, ad esempio facendo sì che l’associazione che si è occupata della formazione percepisca almeno un indennizzo.

swissinfo: Quando lei è andato a giocare in Germania vi erano pochi calciatori svizzeri all’estero. Oggi si sente spesso parlare di giovani di 15-16 anni che sono integrati nelle giovanili di grandi squadre europee. Fanno una buona scelta?

S.C.: Quando sono partito io vi erano pochi giocatori svizzeri anche perché vigeva la regola di un tetto massimo di tre stranieri per squadra. Oggi con il decreto Bosman queste limitazioni non esistono più.

È vero però che questo problema dei giovani esiste. Quando vi è una partita della nazionale svizzera Under 16, su 400 spettatori la metà sono agenti o talent scout dei club.

Per i giovani penso sia soprattutto importante giocare un po’ di partite in prima squadra in Svizzera. Insomma, cercare di imporsi in patria prima di tentare l’avventura all’estero. Partire senza nessuna esperienza è molto difficile.

In un caso ha funzionato – penso a Johan Djourou – ma la maggior parte delle volte è stato un fallimento.

swissinfo: Ottmar Hitzfeld, che dopo l’Euro prenderà le redini della nazionale, è stato suo allenatore a Dortmund. Può descrivercelo?

S.C.: Con lui ho vissuto veramente un periodo magnifico. È un allenatore che riesce sempre a tirare fuori il meglio dai giocatori. Infonde fiducia e sa gestire bene il gruppo. Sono persuaso che se ha accettato di allenare la nazionale crede veramente in questa squadra.

swissinfo: Un pronostico per concludere. Quali squadre vedremo a Vienna il 29 giugno?

S.C.: Mi aspetto una finale Germania-Italia. Gli Europei riservano però spesso una sorpresa e naturalmente spero che sia la Svizzera a crearla.

swissinfo, intervista di Daniele Mariani

Nato il 28 giugno 1969, Stéphane Chapuisat è figlio d’arte: suo padre è infatti ‘Gabet’ Chapuisat, giocatore di livello internazionale e oggi allenatore.

Ha iniziato la sua carriera nella squadra vodese del Malley, per poi passare al Losanna.

Nel 1990 è approdato in Germania, nell’Uerdingen. L’anno successivo ha firmato un contratto con il Borussia Dortmund.

Con la squadra tedesca ha conquistato due campionati di Germania (nel 1995 e nel 1996). Nel 1997 ha vinto la Coppa Campioni. Chapuisat è l’unico calciatore elvetico ad aver questo trofeo giocando durante la finale.

Con il Borussia, “Chappi” – come è soprannominato – ha messo a segno 102 reti in 218 partite. Ancora oggi è il secondo miglior cannoniere straniero nella storia della Bundesliga.

Dopo otto stagioni con il Borussia, Chapuisat è tornato in patria. Nel 1999 e il 2002 ha militato nelle fila del Grasshopper di Zurigo, squadra con la quale ha conquistato il titolo elvetico nel 2001. Tra il 2002 e il 2005 ha giocato per lo Young Boys di Berna e in seguito ha concluso la sua carriera giocando ancora un campionato nella lega cadetta con il Losanna.

Chapuisat ha esordito in nazionale il 21 giugno 1989, giocando contro il Brasile (vittoria elvetica per 1-0).

Con la maglia rossocrociata ha disputato 103 partite; 21 le reti segnate.

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