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L’informatica per attenuare l’impasse delle rogatorie?

La nuova legge italiana sulle rogatorie è sembrata aggiungere difficoltà ad un sistema già un pò congestionato. A Lugano si è discusso anche di come migliorare il sistema giuridico italiano e la collaborazione. swissinfo.ch

Dal convegno organizzato a Lugano sui rapporti italo-svizzeri sono emerse anche diverse proposte di riforma della giustizia italiana.

Ancora non si è placata la rovente polemica sulla nuova legge italiana in materia di rogatorie, che già si parla di strumenti alternativi per restituire dignità ed efficienza al sistema giuridico italiano e migliorarne la collaborazione con quelli esteri, in primis con quello svizzero.

L’idea è emersa durante un convegno italo-svizzero organizzato a Lugano dalla società di intermediazione e consulenza finanziaria SIMIS, cui hanno preso parte esperti di diritto, politica ed economia di entrambi i paesi.

Tra i presenti anche Ennio Castiglioni, responsabile della segreteria del ministro della Giustizia italiano Roberto Castelli, che non ha mancato di difendere la decisione del Parlamento italiano dello scorso 4 ottobre. Quel giorno il Senato aveva dato il via libera a una legge che chiede una sistematica autenticazione dei documenti giuridici in arrivo dall’estero, quindi anche dalla Svizzera.

Per la maggioranza di centro-destra si tratta di un sistema volto a tutelare gli imputati dei processi da possibili falsificazioni, per l’opposizione di centro-sinistra invece, così come per mass-media e magistrature di mezza Europa, si tratta di una legge “assurda”, che complica inutilmente il lavoro della giustizia e favorisce in definitiva una serie di imputati eccellenti collegati al premier italiano Silvio Berlusconi. E questo proprio mentre si attendeva la ratifica di una Convenzione bilaterale di assistenza giudiziaria italo-svizzera, varata nel ’98 per snellire la burocrazia giudiziaria tra i due paesi.

“Non bisogna trascurare il rispetto dei diritti umani – ha ribadito Castiglioni, facendosi portavoce della maggioranza di governo italiana – il provvedimento contestato si limita ad applicare le norme europee, senza aver portato, finora, agli incredibili scenari di paralisi totale agitati dalla stampa. Semplicemente, se in passato si è agito senza certificazioni complete, per il futuro è necessario cambiare”.

Non è ancora chiaro, tuttavia, come ha ammesso lo stesso Castiglioni, se la nuova legge avrà anche valore retroattivo, se cioè riguarderà anche le migliaia di documenti spediti dalla Svizzera al’Italia negli ultimi cinque-dieci anni. In caso affermativo, sarebbe necessario un reinvio munito delle nuove misure di autenticazione (ancora da definire nei dettagli), con tutte le difficoltà del caso a causa della frequente irreperibilità dei documenti originali e con la conseguente possibilità di un annullamento di decine di processi.

Sullo sfondo di queste polemiche, al convegno luganese si è però anche cercato di guardare al futuro, a una possibile (e più che mai necessaria) riforma della giustizia italiana, afflitta da carenze organizzative croniche. Una soluzione – ha osservato il presidente della Cassa Forense Italiana Maurizio De Tilla – potrebbe venire dall’informatica, col terreno – tutto da esplorare – dei processi per via telematica.

L’Italia è all’avanguardia in questo campo, con un nuovo portale per l’avvocatura e una serie di progetti-pilota nelle città di Genova, Bologna, Padova, Catania, Bergamo e Bari. Al di là delle videoconferenze, per il futuro il sistema prevede la possibilità di trasmettere via internet anche atti giudiziari, snellendo così il lavoro delle cancellerie e contribuendo a migliorare la comunicazione con le magistrature straniere.

De Tilla ha anzi proposto una serie di incontri con autorità e magistrature svizzere e ticinesi, al fine di mettere in comune le esperienze acquisite e procedere sulla via dell’innovazione tecnologica della giustizia in entrambi i paesi. Senza, ovviamente, trascurare la sicurezza: se con le rogatorie si richiede maggior garantismo per la documentazione cartacea, è evidente che internet potrà essere utilizzato solo quando si disporrà di sistemi sufficientemente attrezzati per resistere ad eventuali attacchi di pirateria informatica.

La proposta italiana è stata ben accolta dai rappresentanti ticinesi alla riunione, tra cui il presidente del Partito liberale radicale ticinese Giovanni Merlini. La Consigliera di Stato Marina Masoni, da parte sua, in apertura di convegno ha tracciato un quadro generale del cammino verso l’entrata in vigore degli accordi bilaterali tra Svizzera ed Unione Europea, tra incertezze sulle possibili ricadute negative locali e ottimismo per le opportunità di sviluppo.

Alessandra Zumthor

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