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Magistratura ginevrina scontenta delle risposte della giustizia russa

L'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin in carcere dallo scorso mese di gennaio a New York potrebbe ritrovare la libertà su cauzione venerdì Keystone

La magistratura ginevrina non è assolutamente soddisfatta delle risposte fornite da Mosca alle richieste di assistenza riguardanti l'ex tesoriere del Cremlino Pavel Borodin. La procura russa, dal canto suo, ritiene di aver fatto il suo dovere trasmettendo gli ultimi documenti mercoledì all'ambasciata svizzera a Mosca.

Le autorità russe considerano di aver risposto alle quattro commissioni rogatorie inviate dalla Svizzera, ha indicato il portavoce dell’Ufficio federale della giustizia Folco Galli. La magistratura ginevrina la pensa altrimenti: stando ad una fonte bene informata, le risposte fornite sono insoddisfacenti. I documenti trasmessi sarebbero persino «indegni» di un’autorità giudiziaria.

Il giudice istruttore Daniel Devaud ha deciso di esprimere il suo scontento per iscritto alle autorità russe. Folco Galli, dal canto suo, rifiuta di pronunciarsi sulla qualità dei documenti. «Non possiamo esprimerci in merito al contenuto dell’assistenza giudiziaria, perchè i documenti in questione sono elementi di prova».

D’altro canto, «non si tratta della nostra inchiesta». L’Ufficio federale di polizia non ha esaminato i documenti, ma si è limitato a trasmetterli alla magistratura ginevrina che conduce l’indagine contro Borodin. Galli ha osservato nondimeno che «è ancora possibile chiedere informazioni complementari a Mosca».

In un’intervista concessa mercoledì ad un quotidiano russo, Borodin ha definito «da operetta» l’ordine di cattura emesso dalla magistratura ginevrina e ha bollato l’inchiesta come un affare «politico». Stando all’agenzia di stampa francese AFP, la sua domanda di scarcerazione dovrebbe essere esaminata venerdì dalla magistratura americana. La cauzione richiesta potrebbe ammontare a 250 mila dollari (410 mila franchi).

Borodin è stato arrestato in gennaio a New York in seguitoall’ordine di arresto emesso dalla magistratura ginevrina. Il giudice Devaud sospetta l’alto funzionario russo di aver riciclato in Svizzera denaro frutto di presunte tangenti ricevute dalle aziende Mabetex e Mercata in cambio della concessione di appalti pubblici per la ristrutturazione del Cremlino e della sede della Corte dei conti russa.

swissinfo e agenzie

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