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Molti gli atleti svizzeri che nutrono ambizioni per le medaglie olimpiche

L'esultanza degli atleti della delegazione svizzera durante la cerimonia di inaugurazioni delle Olimpiadi estive del 2000 allo stadio olimpico di Sydney Keystone

E' iniziata, la grande kermesse olimpica, l'evento dell'anno, che per una quindicina di giorni calamiterà l'attenzione del mondo sull'Australia. Molti gli atleti presenti nella delegazione svizzera che nutrono ambizioni di medaglia.

Hanno dunque un sapore particolarmente esotico queste prime Olimpiadi del 2000 che, in barba alle cassandre che qualche anno fa ne prevedevano una lenta morte per soffocamento ad opera degli altri grandi eventi sportivi (dai mondiali di calcio ai ricchi circuiti atletici alle super-pro-leagues americane), rimangono l’appuntamento più atteso, il traguardo più ambito per chiunque pratichi sport; si tratti di semplici dilettanti (ma ne esistono ancora?) o di strapagati professionisti.

Anche in Svizzera si guarda a Sydney con particolare trepidazione, sebbene la delegazione elvetica non sia certo tra le più numerose e tra le più competitive: 103 gli atleti rossocrociati presenti in Australia, vale a dire una goccia nello sterminato oceano di oltre diecimila sportivi che, fino al 1. ottobre, si daranno battaglia nelle 28 discipline del programma, per portare a casa le 296 medaglie d’oro in palio.

Piccola, dicevamo, la selezione svizzera ma agguerrita e con in mano parecchi “jolly” da sfruttare in molte discipline, nella speranza di tornare a casa con un bottino quanto meno simile a quello conquistato quattro anni fa ad Atlanta (allora racimolammo 7 medaglie: 4 d’oro e 3 d’argento).

I principali contendenti alla vittoria ed alla medaglia sono il vogatore Xeno Müller, campione olimpico in carica nel singolo e, nonostante qualche guaio di troppo alla schiena che ha condizionato la sua preparazione negli ultimi mesi, incontrastato numero uno nella sua specialità. Altro atleta svizzero ad ambire alle medaglie, il mezzofondista André Bucher, quest’anno ai vertici delle liste mondiali negli 800 metri, con una serie di riscontri cronometrici che ne fanno il miglior corridore bianco di sempre, dopo il leggendario Sebastian Coe.

Tra gli altri pretendenti alle medaglie, da segnalare i friburghesi Paul e Martin Laciga, pluri campioni europei e vice campioni mondiali di beach-volley, disciplina nuova nel consesso olimpico (è stata introdotta solo 4 anni fa), ma di grande impatto e spettacolarità.

Infine vi sono anche i componenti di due team che al nostro Paese hanno sempre regalato grandi soddisfazioni. Una è la squadra di equitazione che, con elementi quali Markus Fuchs, Beat Mändli, Willi Melliger, è in grado di puntare al podio sia individualmente che nella graduatoria a squadre. La seconda squadra ad avere ambizioni di medaglie è la pattuglia di ciclismo, che comprende corridori come Alex Zülle, Oskar Camenzind, Laurent Dufaux, Markus Zberg e Mauro Gianetti, vale a dire personaggi di primissimo piano nell’élite ciclistica planetaria.

Ma se queste sono le punte di diamante della squadra svizzera, c’è poi un altro gruppo di atleti che affronta i Giochi con malcelate ambizioni. La nuotatrice ticinese Flavia Rigamonti in primis, forte del titolo continentale, conquistato qualche mese fa. Poi vi sono i due fratelli Markus e Michael Gier, i quali in ambito remiero sono chiamati a difendere il titolo conquistato quattro anni fa. Da non dimenticare nemmeno e la bernese Anita Weyermann, uno dei maggiori talenti dell’atletica europea dell’ultimo decennio, la quale nell’ultimo anno è stata condizionata da troppe situazioni sfavorevoli, ragione per cui guarda alle gare di Sydney come ad una impedibile occasione per recuperare il proprio posto nell’élite internazionale, che le spetta di diritto.

Le premesse per affrontare i Giochi Olimpici di Sydney con un certo ottimismo ci sono dunque tutte, anche se è sempre meglio non sbilanciarsi in azzardati pronostici: le difficoltà di ambientamento (a livello di fuso orario e di clima), l’ampissimo lotto di avversari, tutti di primissimo piano, le insidie derivanti da lunghi turni di qualificazione e da gare impostate con esasperato tatticismo, rendono il compito particolarmente arduo per chiunque. Ma sono anche in grado di trasformare una medaglia in una soddisfazione, una gioia ed una felicità davvero senza pari: olimpica.

Mauro Rossi

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