Respinto il ricorso di Boris Berezovski. I conti del magnate russo rimangono sequestrati
I problemi di Boris Berezovski con la giustizia russa, per il ruolo avuto nello storno di fondi dell'Aeroflot, non sono terminati. Il Tribunale federale ha respinto il suo ricorso contro la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da Mosca.
Il rifiuto della massima Corte giudiziaria svizzera cade a pochi giorni dal rifiuto del ricorso delle due società losannesi Forus e Andava, anch’esse implicata nelle vicenda. Lo scorso 17 luglio Berezovski aveva annunciato le proprie dimissioni da deputato della Duma, la Camera bassa del parlamento russo, con la conseguente perdita dell’immunità parlamentare.
Nel ricorso, Berezovski spiegava di essere «a rischio» se le autorità giudiziarie russe avranno libero accesso ai documenti dei suoi conti bancari. In particolare il finanziere sottolineava la sua preoccupazione per il non rispetto dei principi sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) nel suo paese.
Il TF ha respinto le argomentazioni presentate sottolineando che la Russia dal 9 marzo di quest’anno applica la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, la quale presuppone il rispetto della CEDU.
Certo, proseguono i giudici di Losanna, la situazione dei diritti dell’uomo in Russia lascia a desiderare e suscita inquietudini – si pensi alla guerra in Cecenia – ma Berezovski non può dichiararsi vittima di violazioni. Infatti «appare difficile supporre che egli possa essere considerato il bersaglio del regime attualmente al potere», sottolinea il TF.
Anche se le accuse di attività economiche illecite e riciclaggio, formulate nei suoi confronti dalle autorità russe, sono state ritirate nel 1999, Berezovski è attualmente oggetto di nuove inchieste.
Il via libera dato dalle autorità elvetiche alla richiesta di assistenza giudiziaria dovrebbe permettere alla giustizia russa di visionare tutta la documentazione bancaria relativa a importanti trasferimenti di fondi. La documentazione riguarda, in particolare, i conti bancari aperti all’UBS a Losanna a nome delle società Forus e Andava.
Secondo le autorità russe più di 700 milioni di dollari sarebbero stati stornati illegalmente dai fondi della compagnia aerea russa Aeroflot. I soldi, riciclati in Svizzera, sarebbero poi stati utilizzati per operazioni finanziarie in Russia.
swissinfo e agenzie
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