Servette all’ultima spiaggia
Neuchâtel Xamax sparito, Ginevra Servette sull'orlo del baratro. Il calcio svizzero di lega nazionale è in crisi. La stampa elvetica punta il dito contro i filibustieri che presiedono i club e li portano alla rovina. Ma c'è chi spera in un salvataggio in extremis.
Dapprima il ceceno Bulat Chagaev ha condotto lo Xamax allo sfascio. Ora l’iraniano Majid Pishyar ha dissanguato il Servette lasciandolo con tre milioni di franchi di debiti.
A poco più di un mese dal fallimento del club neocastellano, Majid Pishyar si è congedato dalla squadra ginevrina e dalla Svizzera, annunciando online che il Servette ha depositato il bilancio alla Camera di commercio del tribunale di prima istanza di Ginevra. Un passo che interviene appena 9 mesi dopo che il Servette è tornato in massima divisione.
“La situazione è drammatica. È assolutamente possibile che il campionato si concluda ad otto squadre”, ha dichiarato il direttore della Swiss Football League (SFL), Heinrich Schifferle. Egli ha comunque espresso l’auspicio di un salvataggio in extremis. “Finché il fallimento non viene pronunciato esistono speranze di salvezza”, ha affermato, precisando che al momento la Lega non intende penalizzare la squadra ginevrina con il ritiro di punti in classifica.
Dilettanti che vogliono giocare ai professionisti
“Fermate questi ciarlatani!”, tuona il quotidiano zurighese Der Blick, all’indomani della notizia. Il tabloid commenta che gli annunci di “morte improvvisa” adesso “imperversano nel calcio. Lo Xamax è sepolto. La fossa per il Servette è scavata. Il club sfinito è a terra. Nei prossimi giorni la fossa sarà ricoperta”.
Colpevole di tutto ciò, secondo il Blick, è il presidente e azionista unico del Servette FC, Pishyar, che appartiene alla stessa categoria di persone come Waldemar Kita, Marc Roger, Igor Belanov, Gilbert Kadji o Bulat Chagaev. “Ciarlatani, che per vari motivi rilevano dei club e li portano alla deriva. Finora nessun impegno di un azionista di maggioranza straniero è stato duraturo e coronato di successo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il vodese Le Matin, per il quale, “sbarcati nel piccolo mondo del calcio romando senza conoscere la realtà economica, i proprietari polacco, francese, camerunese, ceceno e iraniano hanno coltivato le similitudini durante regni che si sono conclusi con dei fiaschi. Hanno stregato i loro nuovi partner promettendo loro di trasformare le loro piccole organizzazioni rurali in una struttura di riferimento a livello internazionale”.
Ginevra calvinista avara
In questo solco si è inserito Pishyar, il quale – ricordano diversi giornali – avrebbe voluto fare del Servette un “Manchester svizzero”. Anche la Tribune de Genève (TdG) sottolinea che aver rilevato il club illudendosi di “trovare un formidabile sostegno finanziario”, dimostra che non conosceva assolutamente la realtà locale. Il giornale rammenta che la “Ginevra calvinista non vuole investire nel calcio d’élite da lunghi anni”.
Il commentatore del foglio ginevrino accorda un’attenuante: quella che “avrebbe senz’altro meritato un vero sostegno all’indomani del ritorno in Super League”. Ma l’ormai ex presidente e padrone ha anche commesso errori, scrive la TdG, la quale conclude amara: “Il Servette evoca oggi un salvataggio dell’ultimo minuto. Ma se il Servette è salvato, in un primo tempo, si è salvato da Majid Pishyar”.
La ricetta di salvataggio suggerita dal St Galler Tagblatt è quella di trovare dei mecenati locali. “Senza persone che investono finanziariamente nel calcio d’elite, i club non hanno alcuno scampo”. Quali esempi del successo di questa formula sono citati i club di Basilea e di Sion.
Il Blick sollecita soprattutto l’introduzione anche in Svizzera della clausola “50+1” come nella Bundesliga in Germania, dove “un solo investitore non può detenere la maggioranza in un club”. Se in Svizzera non ci si muove rapidamente in questo senso, secondo il quotidiano zurighese “questi sfaceli non finiranno”.
Qualche soffio di speranza
A sud delle Alpi non si fa invece alcun processo, ma si guarda al futuro sperando di non dover dire addio a un altro grande club di calcio della Svizzera francese. “La situazione, come dice Schifferle, è drammatica. Già, drammatica, ma non irrimediabilmente compromessa. Proviamo quindi ad andare contro corrente, cercando cioè di immaginare il gesto del presidente Pishyar come una mossa strategica, ovverosia trasformare quei ‘pourparler’ in atti concreti. In soldi insomma”, scrive il commentatore del Giornale del popolo.
I legali del FC Servette hanno infatti comunicato che la società è ufficialmente in vendita e che “trattative proseguono con potenziali investitori e acquirenti”. Un passo reso possibile dal fatto che Pishyar “ha abbandonato l’integralità delle sue pretese economiche sul club”.
La squadra del Servette, comunque, è attesa in campo domani a Thun per il 23° turno di Super League. Per ora il gioco continua. “Abbiamo resistito per tutta la stagione e dobbiamo continuare a sperare che le cose possano sistemarsi. Vogliamo crederci”, ha dichiarato il capitano granata Lionel Pizzinat.
Fondato a Ginevra nel 1890 da un imprenditore britannico come club di rugby, il Servette FC diventa una squadra di calcio soltanto dieci anni dopo, il 17 gennaio 1900.
Dopo il Grasshoppers, è il club con più titoli in Svizzera: è stato 17 volte campione svizzero – per la prima volta nel 1907 – e ha conquistato in sette occasione la Coppa Svizzera.
È l’unica squadra elvetica a non essere mai stata relegata in serie B (Challenge League), dalla sua fondazione fino al primo fallimento nel 2005.
A livello europeo, il club è giunto per due volte ai quarti di finale nella corsa all’ex Coppa delle coppe. In Coppa UEFA e Coppa dei campioni ha raggiunto gli ottavi.
Nel 2005 il Servette FC è costretto a dichiarare bancarotta e viene retrocesso in Prima lega. L’anno successivo sale in Challenge League e nel 2011 torna a far parte dell’élite del calcio svizzero in Super League.
Nel dicembre 2011 emergono le prime crepe: dai salari dei giocatori non pagati all’aumento dei creditori, a cominciare dall’azienda elettrica che reclama 100.000 franchi. Il club lancia un appello a nuovi crediti, ma nel marzo 2012 deposita il bilancio.
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