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Strage di Zugo: commemorazioni in tutta la Svizzera

Durante la fine settimana, a Zugo, moltissime persone hanno manifestato il loro cordoglio per le vittime della follia omicida Keystone Archive

In occasione della cerimonia religiosa ufficiale per le 14 vittime della strage di Zugo, il Consiglio federale ha chiesto un minuto di silenzio a tutta la popolazione svizzera e al termine della funzione, a mezzogiorno, le campane delle chiese hanno suonato in tutto il paese. Uno dei 15 feriti è sempre in condizioni critiche.

Nella chiesa di San Michele a Zugo, circa mille persone, tra cui cinquecento rappresentanti di Cantoni, Confederazione e paesi esteri hanno assistito lunedì mattina alla cerimonia religiosa ufficiale. Nel cantone di Zugo questo fine settimana erano state annullate tutte le manifestazioni culturali e sportive, mentre 4000 persone hanno partecipato ad una fiaccolata per le vie della città, per rendere omaggio alle vittime della sparatoria.

Intanto la polizia zughese ha organizzato sedute di sostegno psicologico per le persone direttamente coinvolte nella carneficina. Durante tutta la settimana sono invitati a parteciparvi testimoni, parenti delle vittime, soccorritori, personale ospedaliero, politici, giornalisti. Secondo l’ultimo bilancio della polizia, 13 dei 15 feriti sono in via di guarigione o in uno stato stabile. Una persona è sempre in condizioni critiche, mentre un’altra ha già lasciato l’ospedale.

Il comandante della polizia di Zugo, Urs Hürlimann, ha indicato all’ats che l’autopsia dell’autore del massacro è iniziata e che si è conclusa l’inchiesta tecnico scientifica nell’aula del Parlamento cantonale, che rimarrà chiusa ancora per almeno un settimana. Sul luogo sono stati trovati 86 bossoli di colpi per il fucile d’assalto 90, una cartuccia a pallini e un bossolo proveniente da un pistola tipo SIG-Sauer.

L’inchiesta mostra che Friedrich Leibacher aveva preparato minuziosamente il suo attacco. Aveva con sé un fucile d’assalto con caricatori doppi e tripli, un fucile a pompa, una pistola, un revolver e una tanica di benzina. A Baar, una passante lo ha visto fermarsi in auto e togliersi la giacca. Portava un giubbotto con la scritta «Polizei», me non era un’uniforme ufficiale. Hürlimann spera di poter presto fornire nuove informazioni sulla dinamica e sull’autore della carneficina.

Secondo la polizia, l’ipotesi più probabile sulla morte dello sparatore folle di Zugo rimane quella del suicidio. In una nota diffusa in mattinata, la polizia cantonale di Zugo prende posizione su alcuni interrogativi sollevati da diversi organi di stampa, sottolinendo che sulla base dei primi elementi dell’autopsia e dei rilevamenti della polizia scientifica non esiste «alcun indizio di un intervento di terzi». Sulla base delle dichiarazioni dei testimoni e della registrazione sonora affettuata nella sala del parlamento è stato inoltre appurato che gli agenti di polizia accorsi sul posto non hanno esploso nessun colpo, si legge ancora nella nota.

Dopo aver ucciso 14 politici e ferito 15 persone, il 57enne Friedrich Leibacher è stato ritrovato dalle forze dell’ordine con un colpo di pistola in testa. Secondo quanto scrive oggi il «Blick», uno dei testimoni non crede all’ipotesi del suicidio di Leibacher: a sollevare il dubbio è un giornalista del quotidiano «Zuger Presse», che si trovava nella sala al momento dei fatti.

Il giornalista ha raccontato al quotidiano popolare zurighese che prima dell’ultimo sparo, Leibacher stava urlando imprecazioni contro i giornalisti. Improvvisamente un’altra voce avrebbe esclamato:»adesso è finita, bastardo!». E subito dopo si sarebbe sentito il colpo finale e la pistola di Leibacher sarebbe caduta a terra, proprio davanti agli occhi del testimone che aveva cercato riparo sotto i banchi riservati alla stampa.

Alcuni psicologi pensano che il bagno di sangue provocato dagli attentati terroristici negli Stati Untiti tre settimane fa possa aver giocato un ruolo nello spingere all’azione lo sparatore di Zugo. Queste stragi possono infatti abbassare la soglia di reattività delle persone già instabili. L’idea è nella loro testa, ma allo stato latente, quando d’improvviso la realtà raggiunge le loro fantasie. Così pensano che anche loro possono passare all’azione – ha spiegato al «Matin Dimanche» il dottor Gérard Nicolet, responsabile di psichiatria giudiziairia e penitenziaria di Ginevra.

La terribile sparatoria di Zugo ha pure suscitato diverse discussioni sulla legge per le armi da fuoco e in particolare richieste di maggiori restrizioni.

swissinfo e agenzie

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