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Violenza gratuita duramente sanzionata

Il presidente del tribunale (a sinistra) e i quattro giovani aggressori Keystone

Nel 2003 quattro giovani aggredirono un passante a Berna. Ora dovranno scontare tra i 6 ½ e gli 11 anni di prigione. Uno di loro passerà 4 anni in un istituto.

All’epoca, l’aggressione aveva suscitato una forte emozione nella popolazione della città, che era scesa in strada per manifestare contro la violenza.

Il Tribunale distrettuale di Berna-Laupen, al termine del processo ai quattro giovani maggiorenni che l’11 maggio 2003 picchiarono brutalmente e senza motivo un uomo in una via della città vecchia di Berna, ha emesso una sentenza che si avvicina molto alle proposte dell’accusa.

l pubblico ministero aveva chiesto condanne da 9 a 12 anni di reclusione, la difesa si era espressa in favore dell’istituto di rieducazione per tutti gli imputati. Il dibattimento si era concluso il 24 giugno.

Il più vecchio degli imputati, uno svizzero oggi 23enne, è stato riconosciuto dai giudici come il principale responsabile. Per lui è stata pronunciata la pena massima di 11 anni. Ad altri due svizzeri, oggi di 21 e 20 anni, sono stati inflitti 9 e 6,5 anni. Il quarto imputato, uno spagnolo 20enne, sarà rinchiuso in un istituto di rieducazione al lavoro, una pena che può durare al massimo quattro anni.

Gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli di tentato omicidio intenzionale e rapina qualificata con lesioni gravi. All’aggressione avevano partecipato anche tre ragazzi minorenni all’epoca dei fatti, attualmente rinchiusi in istituti di rieducazione.

Aggressione senza motivo

La vittima della brutale aggressione, uno storico allora 40enne, stava percorrendo alle due di notte in bicicletta la Postgasse, una strada del centro storico a due passi dal municipio.

Sette giovani, appartenenti all’ambiente hip-hop, lo fermarono per «allegerirlo» di qualche soldo, come avrebbero poi detto agli inquirenti. Lo strapparono dalla bicicletta, lo buttarono a terra e lo tempestarono di pugni e calci, anche in pieno volto, procurandogli ferite gravissime alla testa. Quando la vittima non diede più segni di vita le prelevarono il portafoglio, per poi allontanarsi.

L’aggredito subì lesioni gravissime al cervello e rimase per diverse settimane in coma. Nei mesi successivi l’ex docente è tornato lentamente ad una vita quasi normale: secondo i medici comunque non sarà mai più in grado di lavorare al 100%, e forse nemmeno parzialmente. Le assicurazioni hanno valutato il danno da lui subito a 3,8 milioni di franchi.

Contro la violenza giovanile

La vicenda provocò vive reazioni a Berna, anche per il fatto che l’insegnante si era impegnato per i problemi della gioventù. La città reagì allo shock con un’ondata di solidarietà: ad una dimostrazione indetta in tempi brevi parteciparono 1500 persone, fra cui il governo cantonale al completo.

Alla fine dell’estate alcuni rapper organizzarono un concerto di solidarietà, volendo in tal modo sottolineare l’estraneità alla violenza della cultura hip-hop.

Nello stesso periodo, il 1° giugno del 2003, quattro giovani aggredirono e uccisero un ragazzo alla stazione di Yverdon-les-Bains. I due fatti di sangue diedero il via ad un ampio dibattito sul problema della violenza giovanile in Svizzera.

swissinfo e agenzie

«Nel dibattito pubblico si afferma spesso che la violenza giovanile è in aumento, che le autrici e gli autori di atti criminali diventano sempre più giovani, che la rottura di tabù, soprattutto da parte dei media, riduce le inibizioni rispetto agli atti di violenza e che la brutalità aumenta. Queste affermazioni non sono però confermate dalla ricerca. Le statistiche criminali servono solo in parte a comprendere in maniera differenziata e a valutare il fenomeno della violenza giovanile. Il tipo e la dimensione della criminalità registrata dipende dalla propensione alla denuncia da parte della popolazione e dall’azione repressiva della polizia».

(tratto da: Dizionario svizzero di politica sociale, 2002)

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