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È morto August Lindt, ex diplomatico svizzero e alto commissario HCR

Lindt è deceduto venerdì, a Berna, all'età di 95 anni. Giornalista e delegato speciale del CICR, Lindt è stato anche alto commissario dell'ONU per i rifugiati (HCR) dal 1956 al 1960. I funerali si svolgeranno mercoledì nella Cattedrale di Berna.

Di origine bernese, Lindt inizia la carriera come giornalista in Asia, Africa e in Medio Oriente negli anni ’20 e ’30. Durante la Seconda Guerra mondiale, lotta con altri ufficiali contro tutte le forme di disfattismo e collaborazionismo con il regime nazista. Fonda insieme ad altre persone «l’action de résistance nationale».

Alla fine del conflitto, Lindt si impegna nel campo dell’aiuto umanitario. Delegato speciale del CICR a Berlino dal 1945 al 1946 viene in seguito trasferito a Londra, prima di diventare nel 1953, il primo osservatore svizzero presso le Nazioni unite a New York.

Nel 1956 Lindt viene nominato alto commissario presso l’HCR, carica che occuperà fino al 1960. In questo periodo si impegna a favore delle vittime della rivoluzione popolare in Ungheria e del conflitto algerino. Nel 1968-69 dirigerà ancora le operazioni di soccorso del CICR durante la guerra del Biafra.

Dal 1961, eccezion fatta per la parentesi del Biafra, Lindt entra nella diplomazia elvetica in qualità di ambasciatore negli Stati Uniti, Unione Sovietica e India. Fino a fine carriera contribuirà allo sviluppo dell’aiuto umanitario svizzero nei paesi poveri.

Durante la pensione l’ex ambasciatore rimane comunque attivo: scrive libri di memorie e viene regolarmente consultato dai mass media in qualità di testimone vivente del XX secolo. Negli anni ottanta è sostenitore del gruppo «Asile-Asyl-Asilo», che si batte contro la revisione della legge federale sul diritto di asilo. Lindt ha seguito fino alla fine l’attualità internazionale. Il suo ultimo libro, «Sardinenöl gegen Wodka», è stato pubblicato due anni fa.

August Lindt ha dimostrato durante tutta la sua esistenza che «la neutralità svizzera non impedisce al nostro paese di agire sul piano internazionale», ha scritto il quotidiano friburghese «La Liberté».

swissinfo e agenzie

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